Inflazione al 3,2%. Occupazione, il nuovo record fa esultare Meloni
Ad aprile 2026 gli occupati crescono di 123mila unità su marzo e di 269mila su aprile 2025

Un tasso di occupazione così alto in Italia non si vedeva dal 2004, ben prima della crisi iniziata con il fallimento della banca Lehman Brothers e delle numerose altre crisi che l'hanno succeduta. Ad aprile 2026 gli occupati sono cresciuti di 123mila unità rispetto a marzo e di 269mila su aprile 2025, per un totale di 24milioni 337mila lavoratori. Lo rileva l'Istat, che registra un tasso al 63,1%. In parallelo, è diminuito il numero degli inattivi ed è ai minimi dal 2004 anche la disoccupazione, che scende al 5,1%, così come quella giovanile che cala al 16,9%.
«Un dato molto importante, che conferma un record storico. Non c'erano mai state così tante persone al lavoro nella nostra Nazione», esulta sui social la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Più lavoro dunque per uomini e donne, dipendenti e autonomi, in diverse classi d'età a eccezione di quelle più giovani. Gli adulti di 35-49 anni vedono un calo di 158mila posti. Una riduzione che arriva a 40mila unità di occupati in meno nella fascia tra i 15 e i 24 anni, mentre aumentano di 49mila gli occupati tra i 25 e i 34 anni. Ma l'aumento più significativo è quello delle fasce più anziane (+419mila unità tra gli over 50). È, insomma, un mercato del lavoro che invecchia trainato dalla tendenza demografica e dalla stretta sull'accesso alla pensione, sottolineano ancora i dati Istat. Il 42,77% dei lavoratori è over 50. Ad aprile 2026 gli occupati che hanno più di 50 anni sono 10 milioni 410mila, in aumento di 51mila unità sul mese e di 419mila unità su aprile 2025. I disoccupati, poi, in generale calano di 18mila unità su marzo e di 260mila su aprile 2025, ma rimangono comunque 1 milione 310mila. Rispetto allo stesso mese di un anno fa, sono aumentati soprattutto i lavoratori autonomi (+190mila), seguiti dai dipendenti permanenti (+143mila), mentre sono diminuiti i dipendenti a termine (-64mila persone). Sono questi ultimi due numeri a essere sottolineati ancora dalla premier, che scrive: «La sinistra ha sempre detto di voler combattere il precariato. La destra lo sta facendo».
Se da una parte la situazione lavorativa migliora, va detto però che dall'altra occupati e non, giovani e meno giovani, si trovano a fronteggiare un'inflazione che a maggio sfonda il tetto del 3,2% su base annua e registra una variazione di +0,4% su base mensile. L'inflazione acquisita per il 2026 sale quindi a 2,6%. «L'accelerazione dell'inflazione - spiega l'Istat - risente prevalentemente di quella dei prezzi degli Energetici non regolamentati, degli Energetici regolamentati e dei Servizi relativi ai trasporti».
Sono comunque dati accolti positivamente anche da Confcommercio, che vede allontanarsi «il rischio recessione», e da diverse voci della maggioranza, che li leggono come un risultato delle politiche del lavoro del governo. Sebbene il quadro resti drammatico dal punto di vista della forza lavoro giovanile, a supportare un'interpretazione positiva dei trend attuali ci sono anche i dati di un'indagine Eurostat, pubblicati sempre in questi giorni, sui giovani che non lavorano e non studiano in Europa. Secondo l’Agenzia di statistica, nel 2025 sono diminuiti e si è registrata una percentuale di giovani Neet pari all’11%, in leggero calo rispetto all’11,1 del 2024, ma in diminuzione significativa rispetto al 15,2% del 2015. «Questo avvicina l’Ue al raggiungimento dell’obiettivo di ridurre il tasso di Neet tra i giovani al 9% entro il 2030, come stabilito dal Pilastro europeo dei diritti sociali», commenta l'Eurostat.
Il tasso di inattività tra i 15-29enni cambia però a seconda delle fasce d'età ed è comunque ancora molto alto tra i 25 e i 29 anni, dove tocca il 14,7%. A seguire si trova il 12,8% tra i 20 e i 24 anni, mentre si ferma al 5,3 nei 15-19enni. I valori più bassi di Neet si registrano nei Paesi Bassi, molto al di sotto della media europea (al 5,3%), mentre il picco negativo è in Romania, dove si arriva al 19,2% di giovani che non lavorano, studiano o seguono corsi di formazione. A essere più svantaggiate sono le donne: nel 2025, il 12 cento delle giovani tra i 15 e i 29 anni era Neet, a fronte di un 9,9 per cento tra i coetanei maschi.
Nell'arco dei 10 anni presi in esame, è proprio l'Italia a registrare il calo di Neet più pronunciato, con una percentuale che nel 2025 si ferma al 13,3%, ancora alta ma comunque un 12,4% in meno rispetto al 2015, mentre, in contro tendenza, si rileva un aumento intorno all'1% dell'inattività dei giovani nello stesso periodo in Germania, Lussemburgo e Austria. La disparità di genere rimane alta però anche nel nostro Paese: il 14,9 delle donne contro l’11, 8 per cento degli uomini.
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