La priorità del Quirinale: dare tempo alla Consulta e per i cittadini sempre più arduo anche candidarsi

Quando un vestito piace, va bene anche se in magazzino c’è solo la taglia superiore.E ora non c’è dubbio che a questa maggioranza lo “Stabilicum” piace, al netto di qualche correttivo apportato
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May 29, 2026
Quando un vestito piace, va bene anche se in magazzino c’è solo la taglia superiore.E ora non c’è dubbio che a questa maggioranza lo “Stabilicum” piace, al netto di qualche correttivo apportato. Tuttavia non è affatto scontato che i ritocchi bastino agli organi preposti al controllo di legittimità costituzionale. Abbiamo imparato dai tempi del “Porcellum” che una legge elettorale se dichiarata incostituzionale non cessa di dispiegare i suoi effetti, ma dal 2017 si è inserito un fatto nuovo, con una sentenza in cui si è stabilito che anche un gruppo di cittadini, attraverso il Besostri di turno – il compianto avvocato specialista in materia – può adire la Consulta e ottenere in tempi brevi una risposta, sentendosi leso nel fondamentale diritto di voto.
Le criticità sono note. Il passaggio dal 40 al 42 per cento della soglia minima per far scattare il premio di maggioranza è un segnale inviato ai giudici della Consulta, che la avevano fissata al 40% proprio in quella sentenza del 2017 bocciando però il ballottaggio, che infatti è stato espunto dal nuovo testo-base. Dal Quirinale, chiamato a un primo esame della norma in sede di promulgazione, nulla trapela, ma è di tutta evidenza che ci sono aspetti che chiamano in causa direttamente il ruolo del capo dello Stato, più di tutti l’indicazione (rafforzata) del candidato premier da parte di tutte le liste alleate. Previsione che mira palesemente a mettere in imbarazzo le attuali, sfilacciate, opposizioni, ma che nei fatti entra, sia pur in modo non vincolate, in una fondamentale prerogativa del Quirinale. Inoltre il premio previsto, anche se è stato un po’ ridotto, consentirebbe lo stesso alla “minoranza vincente” di eleggersi da sola il nuovo capo dello Stato dal quarto scrutinio in poi e davvero non si capisce cosa c’entri questo con la governabilità.
Per Mattarella, evitando l’imbarazzo di dover intervenire quasi “per fatto personale” l’obiettivo irrinunciabile diventa allora, quanto meno, quello di dare il tempo alla Consulta di potersi pronunciare, in caso di prevedibili ricorsi, per cui è fondata questa motivazione che la maggioranza dà per l’improvvisa accelerazione. Tutto ciò considerato, il refrain ripetuto dalle opposizioni della legge elettorale che non sarebbe una priorità non ha senso compiuto logico e costituzionale. La Consulta ha raccomandato sui listini bloccati che siano almeno piccoli, in modo da consentire la riconoscibilità dei singoli candidati. E non si capisce come possa rispondere a tale prescrizione un listone di ben 70 nomi previsto alla Camera (35 al Senato) come premio nazionale.Si parla però di un possibile emendamento di Fratelli d’Italia per re-introdurre le preferenze. L’impressione è che – da un lato – la premier voglia così mettere agli atti di averci provato sulle preferenze, dopo averle più volte chieste dai banchi delle opposizioni; e – dall’altro – le opposizioni con la loro chiusura ermetica danno l’idea che tutto sommato l’esercito dei “nominati” vada bene anche a loro.
Ma in un Paese in cui la militanza nei partiti – e la partecipazione al voto – è ai minimi storici, mentre milioni di persone preferiscono l’impegno nel privato sociale, un canale d’ingresso per l’associazionismo nell’impegno politico fuori dallo stretto controllo dei partiti sarebbe una previsione di buon senso, doverosa. Con una legge del genere, per fare un esempio eclatante, un Aldo Moro (che era da giovane in cattivi rapporti con il leader della Dc barese) non sarebbe stato messo in condizione di essere eletto alla Costituente.C’era chi aveva affacciato, nel Pd, anche l’ipotesi dei collegi uninominali proporzionali. I tecnicismi per ridare voce agli elettori possono essere diversi, ma i due partiti maggiori avrebbero l’obbligo di parlarsi oltre le logiche di coalizione, a viso aperto. Senza rifugiarsi nel voto segreto che è possibile alla Camera anche sulle leggi elettorali. Per una volta occorrerebbe far prevalere l’interesse della collettività sui giochi delle parti, tipici della propaganda.

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