mercoledì 13 aprile 2011
Rylko, Schoenborn e Fisichella ieri hanno presentato il sussidio che risponde alle domande delle nuove generazioni attingendo dai contenuti del Catechismo. Il testo è stato consegnato a Benedetto XVI, che nell'udienza ha affrontato il tema della santità: a indicarmi la strada anche i «santi semplici», cioè persone buone che non saranno mai canonizzate. (qui il testo integrale dell'udienza).
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Pensato, voluto, realizzato per i giovani, e con il loro contributo. Con un linguaggio vicino al loro linguaggio, per «aiutarli a capire che la fede non è un’ispirazione spirituale soggettiva, né un semplice sentimento religioso o un’ideologia, ma un metodo di conoscenza della verità, un incontro con un avvenimento, con una Persona viva che si chiama Gesù Cristo». A inquadrare così Youcat, sussidio del Catechismo della Chiesa cattolica indirizzato ai giovani, è stato ieri mattina il cardinale Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i laici, che lo ha presentato in Sala Stampa vaticana assieme al cardinale Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna e coordinatore del gruppo di lavoro che ha elaborato il testo, a monsignor Rino Fisichella, presidente del pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, e di Bernhard Meuser, promotore ed editore del nuovo testo. Testo, ha spiegato subito Schönborn, «nato dalle domande poste dagli stessi i giovani che hanno collaborato alla stesura». Qualcosa di diverso, insomma, rispetto al precedente compendio, dove «le domande sono un po’ artificiali»; nel caso di Youcat, invece, esse sono appunto quelle venute dagli stessi giovani, «cosa molto importante – ha osservato il porporato austriaco – perché «loro sono la prima generazione per la quale essere cristiani è una scelta consapevole ma viene vissuta come la scelta di una minoranza, è un’esperienza diversa da quella delle generazioni che l’hanno preceduta». Youcat, dunque, come «il primo libro di fede che nasce tenendo conto di questa nuova situazione». Libro «da studiare con impegno», ha aggiunto Rylko, e «passaggio fondamentale» per aiutarli a capire le ragioni della fede nella prospettiva di una «vera educazione alla fede» dei giovani, tanto più necessaria in un tempo in cui essa «corre il rischio del soggettivismo e del relativismo». Sono infatti molti quelli che, oggi «compongono il loro mix di credenze, scegliendole e scartandole arbitrariamente, riducendole così a sole opinioni». In questo senso, dunque, secondo Fisichella «Youcat non è solo un’ottima mediazione del Catechismo della Chiesa Cattolica. Esso corrisponde anche a un’esigenza del momento presente che deve saper presentare in un linguaggio semplice, completo e soprattutto accessibile ai giovani il patrimonio di fede che da sempre e in ogni luogo i cristiani professano». Il nuovo testo, infatti, coniuga insieme «interrogativi del mondo giovanile ed esigenze della fede», ed è dunque anche uno strumento utile al progetto di nuova evangelizzazione. Lo è, soprattutto, «per quei giovani che vivendo» in Paesi di antica tradizione cristiana «verificano l’allontanamento di tanti coetanei della fede, dalla comunità e dalla stessa religione». E per questo, ha concluso, grazie anche al lavoro dei giovani che hanno contribuito a realizzarlo, «Youcat permette di guardare ai prossimi anni con la speranza di avere una generazione di credenti più consapevoli della responsabilità di essere cristiani in un mondo dalle dinamiche sempre più complesse che creano non di rado conflitti, difficoltà e discriminazioni proprio in riferimento alla fede». Salvatore MazzaI CONTENUTI: UN DIALOGO IN QUATTRO PARTILa prefazione l’ha voluta scrivere Benedetto XVI in persona. Ed è un invito a fare tesoro di Youcat perché «cari giovani amici... dovete sapere che cosa credete». Il testo, articolato in domande e risposte, preceduto da una legenda e chiuso da un indice analitico, è suddiviso in quattro parti. La prima riguarda «Che cosa crediamo», la seconda «La celebrazione del mistero cristiano», la terza «La vita in Cristo» e la quarta, infine, «La preghiera cristiana». Ogni pagina è arricchita con citazioni e, ove necessario, anche con spiegazioni (per esempio circa il significato di alcuni termini tecnici). Il testo è corredato da foto, in qualche modo, «speciali»: non si tratta infatti di scatti professionali, ma di istantanee prese dagli stessi giovani che hanno collaborato alla organizzazione e alla stesura del testo. (S.M.)BENEDETTO XVI ALL'UDIENZA: SANTITA' E' CONFORMITA' A CRISTONon solo il grande Agostino che ispira molta della sua teologia, o i padri della Chiesa e le sante coraggiose, da Caterina a Chiara, da Giovanna d'Arco a Teresa di Lisieux, a cui ha dedicato intere catechesi, ispirano il Papa e sono i suoi "indicatori di strada" nella vita di tutti i giorni. Benedetto XVI lo ha spiegato durante l'udienza generale in piazza San Pietro, davanti a circa 12.000 persone, inserendo una riflessione a braccio nel testo che aveva preparato per l'udienza. E ha invitato a "non aver paura" di tendere alla santità."Nella mia vita di fede", ha confidato, "ci sono molti santi", "ma non tutti i miei indicatori di strada sono grandi santi" e guardo anche a "santi buoni, non grandi stelle, ma persone normali, che non saranno mai canonizzati, senza un eroismo visibile, ma che nella loro bontà di ogni giorno" esprimono l'amore e la santità.I santi sono come dei compagni di strada, la cui caratteristica più importante è l'amore: "Nella comunione dei santi godiamo della loro presenza", impariamo a "condividere ogni giorno la vita eterna" e comprendiamo "come è bella e semplice la vocazione cristiana" e che "tutti siamo chiamati alla santità".Benedetto XVI ha invitato: "non abbiamo paura di tendere in alto, o che Dio ci chieda troppo, ma lasciamoci guidare da lui - ha esortato, anche se ci sentiamo inadeguati, sarà lui a trasformaci secondo il suo amore". Sant'Agostino, ha osservato il Papa, "dice una cosa coraggiosa: 'Ama e fà ciò che vuoi". "In ogni epoca della storia della Chiesa, ad ogni latitudine della geografia del mondo, i santi appartengono a tutte le età e ad ogni stato di vita, sono volti concreti di ogni popolo, lingua e nazione".
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