martedì 8 ottobre 2019
L'esperimento sociale di monsignor Quintero Gómez che voleva tastare con mano la compassione del suo gregge, perché preoccupato dalla dilagante indifferenza del mondo nei confronti dei più bisognosi
Quando il vescovo-psicologo si finge senzatetto

Si è finto una persona senzatetto, si è lasciato truccare e ha indossato dei vestiti usati, prima di entrare, a sorpresa, nell'auditorium dell'Università di Quindío, ad Armenia in Colombia, dove si stava svolgendo il primo Congresso diocesano sulla pastorale sociale.
La cosa particolare è che la diocesi di Armenia è guidata proprio da lui: l'uomo che ha indossato i panni del clochard era il vescovo Carlos Arturo Quintero Gómez.
Monsignor Quintero Gómez, 52 anni, psicologo e comunicatore sociale, ha voluto incarnare il messaggio di papa Francesco quando chiede ai sacerdoti di uscire verso le periferie esistenziali “dove c’è sofferenza, solitudine, degrado umano”.

Dopo ore di trucco, il vescovo si è intrufolato tra i presenti e da vero attore ha “finto” di fare l’elemosina, chiedere aiuto e perfino di cadere per vedere come reagissero i presenti di fronte a questo “intruso”. "L'ho fatto per vedere la reazione della gente nell'incontrare una persona povera, senzatetto - ha spiegato monsignor Quintero Gómez - magari con abiti sporchi e puzzolenti in una chiesa o a un congresso diocesano. È stato un modo per identificare gli atteggiamenti assunti dai cristiani stessi".

Il vescovo ha poi raccontato ciò che ha provato nel momento in cui è entrato nell'Auditorium dell'Università di Quindío: «Mentre mi stavano truccando, stavo già iniziando a mettermi nei panni di quella persona. In quel momento ho sentito tutto quel dolore e il modo in cui il cuore si lacera quando si pensa alla mancanza e alla povertà. Appena dentro l’auditorium ho iniziato a sentire l’indifferenza perché ero entrato come fossi a casa mia. Intrufolatomi dalla reception nessuno mi ha ricevuto, nessuno mi ha accolto e nessuno mi ha chiesto chi fossi. Poi ho scelto un posto strategico per poter analizzare il comportamento delle persone” ha raccontato il presule, dopo aver portato a termine il suo personale esperimento sociale, nato da una inquietudine che covava da diversi anni a questa parte: vivere in prima persona le difficoltà di un senzatetto e capire come reagissero gli stessi fedeli di fronte a tali situazioni al limite. Ma il suo è stato anche un richiamo alle coscienze: in primo luogo per ricordare tutti i fratelli bisognosi e senzatetto, in secondo luogo per soffermarsi sull'importanza del rispetto della dignità umana.

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Il vescovo ha chiarito che nessuno lo ha trattato male e ha riassunto l'esperimento con la parola "indifferenza". Il gesto del pastore colombiano aveva un significato molto originale e profondo: tastare con mano la compassione del suo gregge, proprio perché preoccupato dalla dilagante indifferenza del mondo nei confronti dei più bisognosi.

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