venerdì 30 marzo 2012
Ieri mattina il rientro in Italia con l’arrivo a Ciampino. La sera prima vi è stato il congedo dall’Avana con il saluto finale al presidente Raul Castro. E la promessa al popolo cubano: continuerò a pregare ardentemente affinché continuiate il vostro cammino in serena fraternità.
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​La stretta di mano col presidente, all’aeroporto dell’Avana, dopo il caffè con il lìder maximo. Il saluto alla nuova Cuba, e a quella vecchia, identificate dai due fratelli, il (troppo?) prudente Raùl e l’ormai stropicciato Fidel, che indossa sempre una tuta, anche se non è più quella militare. E il congedo e la promessa: «Continuerò a pregare ardentemente affinché continuiate il vostro cammino e Cuba sia la casa di tutti e per tutti i cubani, dove convivano la giustizia e la libertà, in un clima di serena fraternità».Il lungo volo di ritorno verso Roma, con l’arrivo a Ciampino ieri mattina, ha mandato in archivio il 23° viaggio internazionale di Benedetto XVI, che l’ha portato in Messico a Cuba. In archivio per la cronaca, ovviamente, perché di certo, per la storia, è tutta un’altra faccenda. Non c’è dubbio, infatti, che da Leòn all’Avana, papa Ratzinger ha marcato un nuovo, deciso, passo del suo itinerario di evangelizzatore, costruito su un annuncio della Parola che, senza enfasi, non lascia niente indietro e non fa sconti a nessuno.A confronto con due facce pubbliche opposte dell’America Latina, il "laicissimo" Messico ultraliberista e il comunismo in salsa cubana, entrambe calate nella fede entusiasta e coraggiosa di due popoli mai piegati nel loro credere dalle condizioni difficili, spesso avverse, in cui hanno vissuto e vivono, Benedetto XVI ha vinto una nuova sfida che appariva impossibile. Quella, per capirsi, di riuscire a parlare a uno stesso tempo al cuore e alla ragione per arrivare alla verità, mentre si parla di Dio. Come nell’ultima omelia in Plaza de la Revolucion all’Avana a Cuba, quando ha ricordato come «alcuni, come Ponzio Pilato, ironizzano sulla possibilità di poter conoscere la verità, proclamando l’incapacità dell’uomo di raggiungerla o negando che esista una verità per tutti», atteggiamento che «come nel caso dello scetticismo e del relativismo, produce un cambiamento nel cuore, rendendo freddi, vacillanti, distanti dagli altri e rinchiusi in se stessi»; tutto ciò mentre, dall’altra parte, «ci sono altri che interpretano male questa ricerca della verità, portandoli all’irrazionalità e al fanatismo, per cui si rinchiudono nella "loro verità" e cercano di imporla agli altri».Per superare tutto questo, per il Papa, bisogna convincersi come fede e ragione siano «necessarie e complementari nella ricerca della verità», perché «Dio ha creato l’uomo con un’innata vocazione alla verità e per questo lo ha dotato di ragione. Certamente non è l’irrazionalità, ma l’ansia della verità quello che promuove la fede cristiana». Ogni essere umano deve scrutare la verità ed optare per essa quando la trova, anche a rischio di affrontare sacrifici». Così, e solo così, si arriva a fondare un’etica che riconosca la dignità inviolabile dell’essere umano e possa avvicinare gli uomini tra loro.È l’impegno speciale a cui, dal Messico a Cuba, papa Ratzinger ha chiamato in primo luogo tutti i credenti, stimolando – ancora una volta – una presenza dei cristiani non annacquata. L’ha fatto fin dal suo definire «schizofrenica» la tendenza di tanti cristiani, specie in politica, di ritenere di poter avere un’etica privata diversa da quella pubblica. È l’ha poi ripetuto nelle piazze di Leòn, di Santiago, dell’Avana, esigendo dai cristiani un impegno fattivo e costruttivo, aperto al dialogo e fiducioso. È così che si combatte la violenza, in tutte le sue forme, ed è così che si lotta per la giustizia e per la libertà. Nessuna rivendicazione astratta, niente toni lamentevoli. No. Invece, l’esortazione ininterrotta, vibrante, a cercare, nella fede vissuta con convinzione, con tenacia, quella «verità sull’uomo» che è «presupposto ineludibile per raggiungere la libertà, perché in essa scopriamo i fondamenti di un’etica con la quale tutti possono confrontarsi e che contiene formulazioni chiare e precise sulla vita e la morte, i doveri ed i diritti, il matrimonio, la famiglia e la società, in definitiva, sulla dignità inviolabile dell’essere umano».
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