lunedì 13 luglio 2015
​​Ultima tappa del viaggio in Sud America. Un milione alla messa ad Assucion, festa con i giovani a Costanera e visita alla baraccopoli di Banado Norte.
 LE PAROLE DEL PAPA
ANALISI Un viaggio nel segno della condivisione di Stefania Falasca
REPORTAGE Palmasola, viaggio nel carcere incubo di Lucia Capuzzi 
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Con negli occhi la folla di giovani sul lungofiume Costanera, e la rivendicazione del "diritto sacro alla casa" fatta da Maria Garcia nella baraccopoli di Banado Norte, il Papa lascia il Paraguay al termine del viaggio in Ecuador, Bolivia e Paraguay, trionfale per accoglienza e numeri, e importante per lo sviluppo del pontificato. E questo benché papa Bergoglio sia entrato da una porta stretta: tre paesi non troppo grandi, non di "peso" nella politica mondiale. Papa Francesco ha sopportato bene ritmi serratissimi e decine di appuntamenti, tra i quali la messa che ha celebrato in Ecuador nel Parco del Bicentenario, con il suo appello ai popoli a rinnovare il grido di libertà risuonato 200 anni fa contro le potenze coloniali, per un nuovo modello di società inclusiva, cui il Vangelo offre il proprio contributo. C'è stata poi la partecipazione al secondo incontro mondiale dei movimenti popolari a Santa Cruz in Bolivia, una sorta di "Onu dei movimenti" alla quale papa Bergoglio ha spiegato il proprio manifesto aideologico, per una patria grande quanto il mondo, che forse tornerà a ribadire anche alla assemblea generale dell'Onu, in settembre. Rispetto al cammino della chiesa in Sud America, un evento di rilievo è stata la messa celebrata a Caacupé in Paraguay, con il riorientamento della religiosità popolare mariana in chiave non solo devozionale ma di sostanza della fede. Quella teologia del popolo e fede pratica che papa Bergoglio chiede di vivere nel quotidiano, anche come "arma" contro i conflitti tra popoli e persone. La visita alla baraccopoli. Di fronte al Papa, nello spiazzo fangoso e scivoloso che fronteggia una delle 13 cappelline che si alternano alle povere case, Maria Garcia non esita a affermare davanti al Papa che "il diritto alla città e alla casa è un diritto umano e sacro". Mentre subito prima Angelica Viveros racconta a papa Francesco dei "padri di famiglia senza lavoro, le donne vittime di violenza, i giovani senza orizzonti, senza opportunità di studiare , donne malate senza i soldi per pagare le medicine, famiglie che rischiano di non sopravvivere alla povertà estrema". Maria e Angelica abitano a Banado Norte, la baraccopoli di Asuncion dove in diverse ondate, da 80 anni, arrivano i più poveri dall'intero Paraguay. Papa Francesco, che all'arrivo è entrato in due abitazioni dove gli è stato offerto il "cocido", un mate al latte, - ascolta con attenzione Maria e Angelica. Nella baraccopoli si svolgono progetti di assistenza sia statali che di caritas e gesuiti, e Maria sollecita una Chiesa più solidale. Anche il Papa dice la sua su questo argomento: "Il messaggio più forte che vi voglio lasciare - riassume dopo aver intervallato a braccio la sua meditazione sulla Sacra Famiglia, e Banado Norte come una grande famiglia in cui le inclemenze del tempo e le difficoltà sociali si sopportano tutti insieme - è questa fede solidale: il dialogo chiede solidarietà di fratelli, anche per difendere la fede, perché questa fede solidale sia di tutta la comunità". "La solidarietà - rimarca il Pontefice - è una virtù che voi avete". "Ricordatelo bene, - aggiunge con foga - un popolo senza Dio, un Dio senza popolo, un popolo senza fratelli: questa è una fede senza solidarietà". "Che la Sacra Famiglia - ha auspicato - ci regali pastori, vescovi, preti, capaci di accompagnare e sostenere la via della loro comunità, a sostenere questa fede solidale. Restiamo uniti - ha esortato - non lasciamo che il diavolo ci divida". Dopo il discorso del Papa, l'orizzonte si rasserena con l'intervento di un ragazzo e una ragazza delle "Scholas occurrentes", rete educativa mondiale promossa da papa Francesco, che con vivacità e ottimismo hanno preso impegno pubblico davanti a papa Bergoglio a "lavorare come giovani perché il nostro Paraguay sia una nazione capace di giustizia e carità". Papa Bergoglio li ha abbracciati, ha piantato con loro due piccoli olivi e poi, tutti insieme, hanno recitato il "Padre Nostro" in guaranì, la lingua indigena che questo Paese ha proclamato lingua nazionale a fianco dello spagnolo. La parola chiave del cristiano è l'ospitalità. Il cristiano ha delle "lettere credenziali", affidategli da Gesù, e ha una "parola chiave, che è 'ospitalità'". "Non possiamo obbligare nessuno ad accettare la nostra ospitalità, ma è anche certo che nessuno può obbligarci ad essere ospitali". La Chiesa è madre come "la terra che accoglie il seme, non lo domina, lo riceve, lo nutre e lo fa germogliare". È il messaggio del Papa per la Chiesa del Paraguay, nella messa che ha celebrato davanti al santuario Nu Guazù, a una decina di chilometri da Asuncion, dove la folla era assiepata nel fango. Oltre al presidente del Paraguay, Horacio Cortes, ha partecipato al rito la presidente dell'Argentina, Cristina Fernandez Kirchner, e sempre dall'Argentina sarebbero giunti per l'occasione 160mila pellegrini. Alla fine della messa, papa Bergoglio ha stretto la mano a entrambi i capi di Stato. Nu Guazù sorge sul luogo dove Giovanni Paolo II canonizzò nel 1988 san Roque Gonzalez de Santa Cruz, il primo santo e martire nato in Paraguay, un gesuita. Ieri il Papa, incontrando una trentina di gesuiti del Paraguay nella chiesa dei gesuiti ad Asuncion, si è raccolto in preghiera davanti alla reliquia di San Roque, che il suo cuore carbonizzato: san Roque fu trucidato nel 1628 insieme a due gesuiti spagnoli, dagli indigeni di una tribù ostile alla propria. L'ultima messa di questo viaggio in Sud America, è quella normale della domenica, e non è dedicata a particolari intenzioni. I paraguaiani hanno chiamato ad animarla l'orchestra sinfonica nazionale e un coro di 545 voci. Le preghiere e le letture sono state recitate e proclamate sia in spagnolo che in guaranì. Sui lati dell'altare sono raffigurati san Francesco d'Assisi e sant'Ignazio di Loyola, i fondatori dei due ordini che hanno evangelizzato il Paraguay. L'altare di Ñu Guazu è interamente realizzato con materiale vegetale - espressione del lavoro dei campesinos: pannocchie di mais, frutti di cocco, zucche, cipolle. Non ci sono cifre precise sui partecipanti al rito, i media locali parlano di circa un milione di persone. Papa Francesco, commentando il Vangelo di questa domenica, parlato di "credenziali del cristiano": non portare con sé né pane, né bisaccia, né denaro. "Ma mi sembra - ha aggiunto - che ci sia una parola-chiave, che potrebbe passare inosservata. Una parola centrale nella spiritualità cristiana, nell'esperienza di discepolato: ospitalità. Gesù, come buon maestro, pedagogo, li invia a vivere l'ospitalità. Dice loro: "Rimanete dove vi accoglieranno". Li manda ad imparare una delle caratteristiche fondamentali della comunità credente. Potremmo dire che il cristiano è colui che ha imparato ad ospitare, ad accogliere".  La festa con i giovani a Costanera, lungo il fiume Paraguay è stato l’ultimo appuntamento del viaggio apostolico di Papa Francesco in America Latina. Il Santo Padre ha a indicato loro tre orizzonti: un cuore libero che non sia schiavo degli inganni del mondo, la solidarietà tra fratelli, la speranza riposta in Gesù. Papa Francesco accantona il discorso preparato e si rivolge a braccio a centinaia di migliaia di giovani. L’incontro si apre con cori e balli. Poi le testimonianze di due giovani precedono il discorso del Santo Padre. Una ragazza, Liz, ricorda che da diversi anni accudisce la nonna e la mamma gravemente malate. Un ragazzo, Manuel, racconta di aver vissuto le drammatiche esperienze della povertà e dell’abbandono. Il Papa sottolinea che la libertà è dono di Dio. Ma occorre saperla ricevere e avere un cuore libero da tanti vincoli come lo sfruttamento, la mancanza di mezzi di sopravvivenza, la dipendenza dalla droga, la tristezza. Il Papa ricorda poi la storia di Liz, la ragazza che vive con la nonna e la mamma gravemente malate. La giovane ha detto che all’inizio era impreparata ma poi, grazie anche alla solidarietà degli amici, ha trovato la forza per andare avanti. L’esperienza di Liz – osserva il Papa – ci insegna che non bisogna essere come Ponzio Pilato. Liz avrebbe potuto mettere sua madre in un ospizio, sua nonna in un altro e vivere la sua vita di giovane. Invece con amore – aggiunge il Papa – ha compiuto il quarto comandamento: onora il padre e la madre. Il Papa ricorda quindi la storia di Manuel, il ragazzo che ha raccontato di aver vissuto un’infanzia difficile, segnata da violenze e sfruttamento che lo aveva portato sull’orlo della tossicodipendenza. Poi l’incontro con Gesù lo ha salvato. La disperazione spinge molti giovani verso la delinquenza: dobbiamo dire a questi giovani – afferma il Papa – che siamo loro vicini e che li vogliamo aiutare con amore. Nel testo consegnato, il Papa sottolinea che “l’amicizia è uno dei doni più grandi che una persona, che un giovane può avere e può offrire”. “Uno dei segreti più grandi del cristiano si radica nell’essere amici, amici di Gesù”. Il Pontefice ricorda che mentre la strategia del demonio è quella “di promettere molto e non fare nulla”, Gesù ci mostra un’altra strada. “Ci indica una via che è vita e verità”. “La felicità, quella vera, quella che riempie il cuore – aggiunge – non si trova nei vestiti costosi che indossiamo, nelle scarpe che ci mettiamo, nell’etichetta di una determinata marca”.
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