lunedì 6 luglio 2015
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«Terra, casa e lavoro. Diritti sacri. Beni primari. L’incontro dei movimenti popolari che dal 7 al 9 luglio si svolgerà a Santa Cruz de la Sierra in Bolivia, e si concluderà con l’intervento di papa Francesco, metterà al centro questa problematica e sarà un importante momento della visita papale in queste regioni del Sudamerica». Per il cardinale ghanese Peter Turkson, presidente del Pontificio Consiglio di Giustizia e Pace che insieme con la Pontificia Accademia delle Scienze sociali collaborano alla realizzazione di questo evento, si tratta di un fatto particolarmente significativo in questo momento per l’America Latina. La riunione di queste organizzazioni popolari formate da campesinos, cartoneros, lavoratori precari, migranti, contadini senza terra, abitanti delle periferie urbane e in insediamenti di fortuna, coordinata dall’avvocato argentino Juan Grabois, fa seguito al primo e inedito incontro con i diversi delegati di queste realtà di emarginazione svoltosi in Vaticano nell’ottobre scorso. Un fatto notevole, "senza precedenti" che è già stato commentato positivamente dai diversi leader che parteciparono al raduno vaticano e si accingono a viaggiare in Bolivia in questi giorni. A Santa Cruz de la Sierra, la città industriale per eccellenza della Bolivia, saranno più di millecinquecento, la maggioranza provenienti dal Brasile e dall’Argentina, ma anche dal Cile, Costa Rica, Colombia, Haiti, Repubblica Dominicana, Messico, Ecuador, El Salvador, con cinque delegazioni dagli Stati Uniti, due dall’Italia, quattro dall’India e due dal Kenia. I delegati, tra i quali il brasiliano Joao Pedro Stédile, storico coordinatore del movimento dei Sem Terra, avevano ringraziato Francesco per il suo accompagnamento e la sua vicinanza «non solo verso chi soffre l’ingiustizia, ma anche nei confronti di quanti si organizzano e lottano per superarla». «Il primo incontro è stato fortemente desiderato dal Papa, per la sua conoscenza personale di queste realtà e di alcuni dei loro leader in Argentina» – spiega il cardinale Turkson –. «E in quella riunione con chiarezza esprimeva il suo desiderio e il suo progetto, anticipando anche alcuni motivi della sua enciclica». Francesco inquadrò, l’evento, la sua natura e i suoi scopi con queste parole: «Questo nostro incontro non risponde a una ideologia… Non si può affrontare lo scandalo della povertà promuovendo strategie di contenimento che unicamente tranquillizzano e trasformano i poveri in esseri addomesticati e inoffensivi». «Questo nostro incontro – proseguiva il Papa – risponde a un anelito molto concreto, qualcosa che qualsiasi padre, qualsiasi madre, vuole per i propri figli; un anelito che dovrebbe essere alla portata di tutti, ma che oggi vediamo con tristezza sempre più lontano dalla maggioranza della gente: terra, casa e lavoro. È strano, ma se parlo di questo per alcuni il Papa è comunista. Non si comprende che l’amore dei poveri è al centro del Vangelo. Terra, casa e lavoro, quello per cui voi lottate, sono diritti sacri. Esigere ciò non è affatto strano, è la dottrina sociale della Chiesa». «Vogliamo che si ascolti la vostra voce che, in generale, si ascolta poco» – aveva detto ancora Francesco –, perché disturba, infastidisce e perché si ha paura del cambiamento che esige. «Per noi – sottolinea il presidente di Giustizia e Pace ad Avvenire – è  stato molto importante ascoltare questi gruppi per comprendere le cause della moltiplicazione degli esclusi nel mondo e capire la loro prospettiva di soluzione delle diverse situazioni. Non abbiamo invitato loro qui per istruire o educare o formulare noi soluzioni per loro. Abbiamo ascoltato ciò che hanno da dire e quindi si è trattato anche di riconoscerli come protagonisti, promuovendo la rete dei contatti tra i diversi gruppi che ci porta adesso a questo secondo incontro in Bolivia». E in questo contesto che cosa vuole significare? «Nel contesto di questo viaggio serve soprattutto a risvegliare. A svegliare i governi e le coscienze. Perché ci sono tanti cittadini che malgrado la presenza di strutture e di un governo democratico si trovano in questa situazione di emarginazione? Perché si allarga questo fenomeno dell’esclusione? E perché quindi c’è spazio per questi movimenti? Bisogna chiederselo. Bisogna porre questi interrogativi con chiarezza». La Chiesa che cosa può fare? «La Chiesa per prima ascolta queste persone perché è chiamata ad essere attenta alla realtà delle persone e perciò segue questi gruppi che sono un segno di riscatto della propria dignità. Il nostro – spiega il cardinale – è un invito a non rassegnarsi. Se uno si trova nella situazione di essere senza casa, senza terra e senza lavoro non può rassegnarsi, non può dire questo è il mio destino, perché questo non è il destino di nessuno. Tutti siamo stati creati con la vocazione allo sviluppo».
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