sabato 5 novembre 2022
La religiosa, nata in provincia di Padova, apparteneva alla Famiglia cottolenghina. Per sua intercessione un bimbo nato senza segni vitali è tornato alla vita. La celebrazione si svolge a Meru
Un'immagine della nuova beata suor Cecchin in Africa. Sotto la missione a Meru in Kenya

Un'immagine della nuova beata suor Cecchin in Africa. Sotto la missione a Meru in Kenya - Archivio

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Sono passati 145 anni dalla nascita, nella parrocchia di Laghi di Cittadella (provincia di Padova), di suor Maria Carola Cecchin (1877-1925), al secolo Fiorina, delle suore di san Giuseppe Benedetto Cottolengo, che stamane viene beatificata, in Kenya, nella terra dove ha prestato servizio per vent’anni.

La memoria e l’affetto di una comunità, non si sono persi nel tempo e oggi, alle 10 locali (le 8 in Italia), nel Kinoru Stadium della cittadina di Meru, alla celebrazione di beatificazione, presieduta dal cardinale Antoine Kambala, arcivescovo di Kigali (Ruanda), è presente anche una delegazione di Laghi, accompagnata dal parroco don Attilio De Battisti, in rappresentanza della diocesi di Padova, della parrocchia d’origine e del vicariato di Cittadella, che in ottobre ha ospitato il pellegrinaggio della Famiglia religiosa Cottolenghina, in visita per la prima volta alla città natale della nuova beata.

Concelebrano il vescovo di Meru, Salesius Mugambi, il segretario generale della Conferenza episcopale del Kenya, padre Daniel K. Rono, il nunzio apostolico in Kenya l’arcivescovo Hubertus Matheus Maria van Megen; Antonio Crameri, cottolenghino, svizzero del Canton Ticino e vescovo del vicariato apostolico di Esmeraldas in Ecuador, il padre generale della Piccola Casa della Divina Provvidenza padre Carmine Arice e numerosi altri sacerdoti e vescovi. Partecipano inoltre il presidente della Repubblica del Kenya William Ruto, l’ambasciatore d’Italia in Kenya Roberto Natali, rappresentanti delle istituzioni locali, il pronipote della beata Alessandro Cecchin e una rappresentanza di religiose cottolenghine provenienti dalle comunità in Africa, America, Asia ed Europa con la superiora generale, madre Elda Pezzuto, che porgerà un ringraziamento.

La beatificazione arriva a due anni dal decreto che riconobbe le virtù eroiche della serva di Dio Maria Carola Cecchin (23 novembre 2020) e a meno di un anno dal decreto (13 dicembre 2021) riguardante il miracolo attribuito all’intercessione della Cecchin: un bimbo, nato senza alcun segno vitale il 14 aprile 2013 a bordo di un’auto lungo un tragitto che portava a Matiri (in Kenya), ritorna miracolosamente in vita dopo la preghiera accorata di un’altra religiosa, suor Katherine, a suor Maria Carola Cecchin.
Fiorina, come si chiamava in origine, era la quinta di otto figli, nasce il 3 aprile 1877 e fin da giovanissima sente la chiamata a consacrarsi a Dio: il 27 agosto 1896, a 19 anni, entra nella Piccola Casa della Divina Provvidenza a Torino dove, il 2 ottobre 1897, inizia il noviziato con il nome di suor Maria Carola.

Il 6 gennaio 1899 emette la professione religiosa. Nella sua vocazione c’è il desiderio di donarsi, amare Dio e le anime e di vivere appieno il carisma di Cottolengo.

Il 28 gennaio 1905 parte per l’Africa, assieme ad alcune consorelle e due missionari della Consolata.
Per suor Maria Carola è un periodo fecondo: viene inviata prima a Limuru, quindi a Tuthu, dove insegna il catechismo e visita i malati nei villaggi, quindi viene nominata superiora a Iciagaki, Mugoiri, Wambogo (qui vive il tempo drammatico della prima guerra mondiale, sostenuta dal motto di Cottolengo: Caritas Christi urget nos! (l’amore di Cristo ci spinge), e infine a Tigania-Meru, sua ultima meta.

«La gente – si legge nel decreto che ne riconosceva le virtù eroiche – la chiamava “madre buona” e la sua presenza alle suore e ai missionari procurava pace».

Non tornerà più in Italia, gravemente malata muore sul piroscafo che la stava riportando in patria, il 25 ottobre 1925: il suo corpo, per le prescrizioni igieniche, viene consegnato alle onde del Mar Rosso.

Donna saggia e prudente, ma attiva e piena di pietà usava ripetere “Na bônamort a pagràtut”, “Una buona morte pagherà tutto”.
Perché tutto è per il Paradiso nella vita di suor Maria Carola, che instancabilmente ha testimoniato l’amore di Dio verso i più poveri dei poveri, donando, insieme ai servizi più urgenti, la carità più grande: l’annuncio di Gesù, unico Salvatore dell’uomo.

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