mercoledì 28 ottobre 2009
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È a capo della più antica comunità cristiana dopo quella di Gerusalemme. Chrysostomos II, 68 anni, già metropolita di Pafos, è  arcivescovo di Cipro dal novembre  2006. Con lui l’isola mediterranea è diventata un’importante testa di ponte per il dialogo ecumenico, come ci conferma in quest’intervista.Sua beatitudine, come giudica l’attuale stato di rapporti tra cattolici e ortodossi?Per mille anni siamo stati gli uni di fronte agli altri in atteggiamento ostile. C’è voluto lo storico  incontro tra Atenagora e Paolo VI nel 1964 a Gerusalemme per iniziare il dialogo della carità. Ma oggi siamo entrati in una nuova fase, quella del dialogo teologico, un compito impegnativo ma esaltante. C’è un’agenda per giungere all’unità fra le Chiese?Quando abbiamo iniziato il dialogo teologico eravamo ben coscienti che stavamo per imboccare non un grande viale in discesa ma un sentiero stretto, dal terreno accidentato e con impervie salite. Ogni passo viene compiuto con grande circospezione. Ma io sono fiducioso: forse ci vorranno decenni e non solo anni, però un giorno ci ritroveremo uniti. Come intende il suo ruolo personale e quello della Chiesa di Cipro nel processo di dialogo ecumenico?Anche se piccola dal punto di vista numerico la Chiesa di Cipro è una realtà in ordine che funziona molto bene. Noi siamo la prima Chiesa nata in Europa e questo ha un grande significato ancora oggi. Tutti ci riconoscono quest’eredità che vogliamo trasformare in contributo attivo all’interno della famiglia ortodossa, non per acquisire potere ma in uno spirito di servizio evangelico. Per questo abbiamo ospitato qui da noi vari incontri ecumenici, come ad esempio l’ultima assemblea della Commissione mista teologica tra ortodossi e cattolici. E con questo spirito abbiamo invitato a Cipro Benedetto XVI che ha accettato e compirà la sua visita nel giugno prossimo. Lei si è incontrato con Benedetto XVI. Come considera la sua figura?Benedetto XVI è un profondo conoscitore della teologia, non solo della tradizione occidentale ma anche di quella orientale. È un grande pensatore e questo è molto importante non solo per i cattolici ma anche per gli ortodossi. I suoi giudizi sul mondo contemporaneo ci trovano in totale sintonia. Come si svolgerà la visita del Papa a Cipro?Non c’è ancora un programma dettagliato. Sappiamo che il Papa verrà a giugno, terrà un’importante celebrazione liturgica a Nicosia e andrà a Pafos, sui luoghi paolini. E c’è la possibilità che si rechi anche nella zona nord di Cipro occupata dai turchi, in visita ad alcuni villaggi abitati in maggioranza da cattolici.Mi faccia capire: si tratta di un desiderio del Papa o c’è già un accordo di massima?Questo non lo so. Posso solo dire che c’è questa possibilità. Vedremo come risponderanno le autorità turche.Lei si è impegnato personalmente per favorire il riavvicinamento tra il Vaticano ed il Patriarcato di Mosca. Con quale risultato?Avevo dato la mia disponibilità a fare da mediatore in vista di un possibile incontro al vertice tra il Papa ed il Patriarca di Mosca. Naturalmente avrei assunto questo ruolo solo se fosse stato accettato da entrambe le parti. Ma quando mi recai a Mosca nel 2008 ho capito che un mio intervento non sarebbe stato gradito. Lei pensa che con il nuovo patriarca russo Kirill le cose siano cambiate?Kirill sta affrontando con decisione molti problemi interni ed esterni alla Chiesa di Russia. E sono convinto che gli ostacoli che ancora si frappongono ad un incontro tra il vescovo di Roma ed il Patriarca di Mosca saranno presto superati.
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