venerdì 6 maggio 2011
«Le radici della nostra fede sono profonde ma anche noi viviamo il travaglio del secolarismo, la fatica a viversi in relazione piena con gli altri». È l’analisi del patriarca di Venezia cardinale Angelo Scola sulla situazione del Nordest alla vigilia della visita del Papa ad Aquileia e Venezia, domani e domenica. A Benedetto XVI le Chiese di Veneto, Friuli Venezia-Giulia e Trentino Alto Adige chiedono «di allargare la nostra mente e il nostro cuore».
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Memoria, identità, futuro. Le Chiese del Nordest accolgono Benedetto XVI confrontandosi con la loro storia millenaria, ma soprattutto con lo sguardo rivolto in avanti, per affrontare alla luce della fede gli inevitabili problemi dell’oggi. È questo, secondo il patriarca di Venezia, cardinale Angelo Scola, il motivo ispiratore della visita del Papa. «Un motivo – afferma il porporato – già esplicitato dal motto: "Tu conferma la nostra fede"». La fede, infatti, non solo non è in contraddizione con la ragione, ma è la sua pienezza. E la fede – aggiunge il patriarca – è l’appoggiarsi su Gesù come roccia della nostra esistenza, da cui scaturiscono uno stile, cioè una visione e una pratica di vita, che si riflette poi in tutte le dimensioni dell’umano, soprattutto negli affetti, nel lavoro, nel riposo.Che cosa chiedete, dunque al Pontefice con questa visita?Di allargare la nostra mente ed il nostro cuore ad accogliere il disegno di Dio. Oseremo tra l’altro dargli del "tu", per mettere in evidenza una delle caratteristiche fondamentali del cristianesimo che è il rapporto da persona a persona.Le Chiese del Nordest, terra di profonde radici cristiane, hanno bisogno oggi di essere confermate nella fede?Le radici della nostra fede sono profonde. Ma anche noi viviamo il travaglio tipico del secolarismo. In pratica la fatica dell’uomo contemporaneo, soprattutto in Occidente, a concepirsi in relazione piena con gli altri. L’individualismo fa sentire i suoi effetti e ci mette alla prova. Ma qui c’è ancora un forte senso della famiglia e una visione costruttiva del lavoro. Ed è proprio su questi elementi che possiamo far leva per progettare il futuro.Aquileia e Venezia sono sinonimi di grande storia cristiana. Quanto incide il rapporto tra memoria e futuro nella visita del Papa?In effetti è questo il punto nevralgico e sono certo che la persona, la testimonianza ed il magistero di Benedetto XVI ci aiuteranno a coniugare al meglio le due dimensioni. Non dimentichiamo che da Aquileia sono nate 57 Chiese di vari Paesi e che Venezia ha sempre dimostrato grande apertura (si pensi al Medio ed Estremo Oriente) e capacità di accoglienza verso armeni, ortodossi, ebrei, musulmani, ecc. Il problema è come declinare tutto questo nell’oggi. Proprio la fusione di popoli latini, germanici e slavi, avvenuta in passato per effetto della fede che si è irradiata dalle nostre terre, oggi può costituire un paradigma per ripensare in maniera creativa anche il rapporto tra nord e sud del mondo.Il Nordest è stato in questi decenni anche un modello di sviluppo economico. In un tempo di crisi dal Papa della «Caritas in veritate» vi aspettate una parola su questo tema?Penso che da noi il Papa potrà fare riferimento alla grande novità contenuta nella sua enciclica sociale: l’allargamento della ragione economica alla dimensione della gratuità e della fraternità. Il tessuto socio-economico del Nordest è composto, infatti, da migliaia di imprese familiari e dunque ha bisogno di solidarietà, di capacità di fare sistema. Perciò l’insegnamento sociale del Papa può davvero trovare terreno fertile nel Nordest.Lei accennava anche alla capacità di questa terra di essere punto di incontro tra i popoli europei. Un messaggio diretto all’Unione Europea che nelle ultime settimane non ha dato grande prova di coesione interna?Ciò che oggi manca all’Europa è proprio la riscoperta della assoluta necessità di buone relazioni e di pratiche virtuose. Un modo di intendere i rapporti tra le persone e tra i popoli che non obbedisca solo alle mere logiche economiche e di profitto. Come in passato l’identità del continente è derivata dalla sintesi tra Roma, Atene e Gerusalemme che ha realizzato l’incontro tra logos e amore, anche oggi, su questa base, l’incontro tra culture diverse può diventare un paradigma per affrontare il processo di "meticciato di civiltà" e per la costruzione di istituzioni comunitarie più solidali. Da questo punto di vista, diversi saranno i gesti significativi del Papa durante la visita. Alla Messa di domenica, ad esempio, saranno presenti fedeli di tutti i Paesi confinanti, legati ad Aquileia proprio per mettere in evidenza questo incontro già fecondo in passato, che chiede di essere ripensato per il presente e il futuro.Benedetto XVI giunge nel Nordest una settimana dopo la beatificazione di Giovanni Paolo II. Che significato ha questa coincidenza temporale?È un felice auspicio. La memoria di Giovanni Paolo II è ancora vivissima sia a Venezia, dove è diventata proverbiale una formula da lui usata nella visita del 1985, «Venezia città dell’umanità», sia nel Triveneto, dove ha trascorso diversi periodi di vacanza. L’arrivo del suo successore, Benedetto XVI, dopo la beatificazione di domenica scorsa, sta mobilitando ancor di più i credenti all’incontro con il Papa.
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