sabato 25 maggio 2013
Un applauso commosso ha salutato le parole della lettera apostolica letta dal cardinale De Giorgi davanti a una folla di 100 mila fedeli al Foro Italico di Palermo. La sua festa si celebrerà il 21 ottobre. L'omelia del cardinale Romeo: «La mano mafiosa che l'ha assassinato ha liberato la vera vita di questo chicco di grano». I messaggi di Napolitano e Pietro Grasso.
È beato il sacerdote ucciso dalla mafia. Padre Pino Puglisi, per il quale erano inscindibili la passione per Cristo e quella per l'uomo, è stato ammazzato su ordine dei boss Graviano il 15 settembre 1993, nel giorno del suo 56esimo compleanno, e Benedetto XVI ha riconosciuto che l'esecuzione fu "martirio", consumato "in odio alla fede". Oggi la proclamazione della Chiesa, dai toni semplici, sulla spinta di un popolo che ha partecipato in massa: almeno centomila persone sul grande prato verde del Foro Italico, davanti all'altare con alle spalle il mare. Si potrà adesso celebrare la sua festa ogni anno il 21 ottobre. "Accogliendo la domanda del nostro venerabile fratello, il cardinale di Santa Romana Chiesa Paolo Romeo, e di molti altri fratelli vescovi e di moltissimi fedeli - afferma la lettera apostolica letta dal rappresentato di papa Francesco, il cardinale Salvatore De Giorgi - concediamo che il venerabile Servo di Dio Giuseppe Puglisi, presbitero diocesano, martire, pastore secondo il cuore di Cristo, insigne testimone del suo regno di giustizia e pace, seminatore evangelico di perdono e riconciliazione, sia d'ora in poi chiamato Beato".L'arcivescovo di Palermo, cardinale Paolo Romeo, nella sua omelia ha detto che il sorriso e l'azione del parroco di Brancaccio, instancabile e gioioso educatore, che nelle strade degli uomini cercava l'incontro e il dialogo, hanno sconfitto Cosa nostra: "Più guardiamo il volto di don Pino Puglisi", di cui durante il rito è stata disvelata solennemente una grande foto, "più sentiamo che il suo sorriso ci unisce tutti. Sorride ancora don Pino. La Chiesa riconosce nella sua vita, sigillata dal martirio in odium fidei, un modello di imitare".     "La mano mafiosa che il 15 settembre 1993 lo ha barbaramente assassinato - ha aggiunto - ha liberato la vita vera di questo 'chiccho di grano', che nella sua opera di evangelizzazione moriva ogni giorno per portare frutto. Sottraeva alla mafia di Brancaccio consenso, manovalanza, controllo del territorio". L'azione "assassina,di prevaricazione e di morte" dei mafiosi "ne rivela la vera essenza". Così ha rilanciato l'anatema-scomunica di Papa Giovanni Paolo II dalla Valle dei Templi: "Convertitevi, uno giorno verrà il giudizio di Dio". Un sacerdote "esemplare, martire della fede e della carità educativa, in particolare verso i giovani: continui a suscitare nella comunità ecclesiale e civile risposte generose e coerenti", è l'auspicio del segretario di Stato del Vaticano, cardinale Tarcisio Bertone. L'eredità, la visione e il 'modello Puglisi', a quasi vent'anni dalla morte di questo prete della gente appaiono tutt'ora poco attraversati. Il cardinale Romeo ne sembra cosciente: "Il martirio di don Puglisi deve essere vissuto con grande responsabilità. Non può essere ridotto a una pietra di museo, ma deve trasformare, interpellare l'intero presbiterio, innanzitutto quello palermitano, tutto il popolo di Dio. Il nostro '3P' deve essere il nostro modello, colui con quale confrontarci per ispirare la nostra azione. È stato pienamente sacerdote. E di fronte a tutto quello che ha fatto nei suoi tre anni a Brancaccio, io mi sento piccolo e incapace. Lui oggi è ancora qui, è ancora con noi a mostrarci la via". Il martirio del nuovo beato "ci interpella tutti, come comunità ecclesiale, a vincere ogni forma di male", agendo "secondo il binomio che in Puglisi sintetizzò insieme evangelizzazione e promozione umana. Beato martire Giuseppe, il tuo sangue continuerà a fecondare questa Chiesa". "Il giorno dell'omicidio Palermo pianse, oggi è nella gioia perché da quel sangue è nato un popolo nuovo", ha detto il postulatore della causa di beatificazione monsignore Vincenzo Bertolone.Don Pino "continua a rappresentare - ha scritto in un messaggio il capo dello Stato Giorgio Napolitano - un esempio per tutti coloro che non intendono piegarsi alla prevaricazioni della criminalità organzzata. Un sacerdote il cui martirio costituisce una grande testimonianza di fede cristiana, di profonda generosità e dialtissimo coraggio civile". "Uno dei miracoli di 3P è stato quello, con il suo sorriso, di fare convertire due dei feroci killer che hanno dato un contributo per la verità e giustizia, anche recentemente, facendo riaprire indagini come quella della strage di via D'Amelio", ha riconosciuto il presidente del Senato Pietro Grasso, ex procuratore nazionale antimafia, che ha aggiunto: "La conversione sincera di Spatuzza e Grigoli ha dato un contributo alla verità. Puglisi è morto per essere stato un punto di riferimento che toglieva aria e territorio ai mafiosi. Il suo omicidio come quello del piccolo Di Matteo sono delitti per i quali la mafia ha pagato e continua a pagare in termini di consenso". Al rito erano presenti anche il ministro dell'Interno e vicepremier, Angelino Alfano, il ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, il ministro della Pubblica amministrazione, Gianpiero D'Alia. Oltre al sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, al presidente dell'Assemblea regionale siciliana, Giovanni Ardizzone, al presidente della Provincia. Giovanni Avanti e ai vertici delle Forse dell'ordine. Alla celebrazione eucaristica, presieduta dall'arcivescovo di Palermo, cardinale Paolo Romeo, hanno preso parte 40 vescovi, 750 presbiteri e 70 diaconi. La liturgia era animata da un coro di circa 250 cantori.

 

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