lunedì 6 luglio 2015
Francesco è giunto a Quito per un viaggio di 9 giorni che lo condurrà anche in Bolivia e Paraguay. Accolto dal presidente Correa ha assicurato la vicinanza della Chiesa nella sfida di uno sviluppo senza esclusioni. Oggi tappa a Guayaquil. (Stefania Falasca) LE PAROLE DEL PAPA | I LUOGHI DELLA VISITA: LE FOTO
IL COMMENTO Il tempo e la strada di Mimmo Muolo
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​«Così vengo come testimone della misericordia di Dio». Accompagnato dal vento che gli ha fatto volare lo zucchetto Francesco è sceso nel pomeriggio di domenica, dopo tredici ore di viaggio, in Ecuador, la terra «più vicina al sole». La prima delle impegnative tappe del viaggio in Sudamerica. L’aria e i colori delle Ande lo hanno salutato all’aeroporto della storica capitale ecuadoriana di Quito dove ha subito  ringraziato il presidente Rafael Correa per le sue parole e «la consonanza» con il suo pensiero. Una sottolineatura questa, che è stata pronunciata a braccio dal Papa, ricordando i passi compiuti nel processo di rinnovamento del Paese e che ha trasformato un momento formale in un momento d’incontro. Francesco ha incoraggiato il presidente ad andare avanti perché i risultati che «si stanno ottenendo garantiscano un futuro migliore per tutti, e soprattutto per i fratelli più fragili e alle minoranze più vulnerabili» che – ha rimarcato il Papa – «sono la maggiore ricchezza dell’America Latina». Il Papa con il presidente Correa
PAPA1LapresseFo_46810654.jpg«Per questo scopo – ha assicurato Bergoglio a Correa - potrà contare sempre sull’impegno e la collaborazione della Chiesa, che vuole servire il popolo ecuadoriano e difenderne la dignità». Le parole pronunciate da Francesco al suo arrivo nel Paese sono significative in un Paese dove la democrazia e la giustizia sociale sono conquiste ancora fragili, messe a rischio da interessi economici interni ed esterni al Paese, da tentazioni politiche opposte e speculari della compagine governativa e dell’opposizione, espressa anche in alcuni settori della Chiesa. Nel suo intervento rivolto al Papa, Correa ha parlato dell’iniquità e della ingiustizia come fonte di violenza. Sulla questione sociale ha fatto riferimento alla Gaudium et spes, citando l’Evangelii gaudium e l’enciclica Laudato si’. Il presidente Correa, ex seminarista, aveva incontrato papa Bergoglio in Vaticano già tre volte: la prima nel giorno dell’inizio del suo ministero petrino nella quale parlando della situazione del Paese il Papa gli espresse la sua volontà di visitare l’Ecuador, è poi tornato in Vaticano il 19 aprile 2013 e il 2015, per partecipare, unico presidente, al seminario sull’ambiente promosso dalla Pontificia Accademia delle scienze. Qui, mentre suonavano a cielo aperto le note dell’inno nazionale, prima di passare tra le ali composte dei bambini vestiti con gli abiti tradizionali delle loro regioni, Francesco ha detto «di cominciare con attesa e con speranza i giorni che abbiamo davanti».

«Oggi, anche noi possiamo trovare nel Vangelo le chiavi che ci permettono di affrontare le sfide attuali, apprezzando le differenze, promuovendo il dialogo e la partecipazione senza esclusioni» ha detto ancora Papa Francesco, che nel suo primo saluto non ha mancato di ricordare «il contributo dato la fede cristiana per l'identità del popolo ecuadaoriano». Il pensiero del Papa è rivolto a questa Chiesa ricordando come  l’Ecuador si trovi «il punto più vicino allo spazio esterno», la cima più alta delle Ande ecuadoriane, che essendo all'Equatore è la montagna con la cima più distante dal centro della terra ed è chiamato per questo il luogo «più vicino al sole, alla luna e alle stelle». «Noi cristiani – ha detto il Papa – paragoniamo Gesù Cristo con il sole, e la luna con la Chiesa» perché «nessuno, eccetto Gesù, brilla di luce propria».

È un’immagine che richiama i Padri della Chiesa e il Concilio Vaticano II già citata da Bergoglio nel suo intervento prima del conclave. Una percezione della Chiesa con la quale il Papa vuole rimarcare anche qui quel sensus Ecclesiae libero da ogni autoreferenzialità ecclesiocentrica indicando l’agire che le conviene. Pertanto, prima di percorrere gli ultimi otto chilometri verso Quito sulla papa mobile aperta per salutare la folla, ha così augurato «che in queste giornate si renda più evidente a tutti noi la vicinanza del “sole che sorge dall’alto”, e che siamo riflesso della Sua luce, del Suo amore».

Papa Francesco si sposta da Quito a Guayaquil, la città più popolosa del paese con 3,7 milioni di abitanti (oltre il doppio di Quito) ed ancheil suo cuore finanziario e uno dei principali porti del Continente.
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