lunedì 26 agosto 2013
​La comunità internazionale "si mostri più sensibile" verso l'immane tragedia in corso in Siria, impegnandosi a "trovare una soluzione" a un conflitto che continua a seminare "distruzione e morte". Così papa Francesco dopo l'Angelus di ieri ha voluto rinnovare il suo appello per la pace. IL TESTO DELL'ANGELUS
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In Siria, Paese devastato da "stragi e atti atroci" in "una guerra tra fratelli", "si fermi il rumore delle armi". E la comunità internazionale "si mostri più sensibile" verso l'immane tragedia in corso, impegnandosi a "trovare una soluzione" a un conflitto che continua a seminare "distruzione e morte". Le immagini dell'ultimo massacro in Siria, che si ritiene compiuto con armi chimiche, ha profondamente impressionato papa Francesco, che ancora una volta ha voluto levare la sua voce per un ulteriore appello di pace. E mentre i governi si interrogano sull'opportunità di un intervento, il Pontefice richiama nuovamente a dire no alla violenza e a operare per il "dialogo"."Con grande sofferenza e preoccupazione continuo a seguire la situazione in Siria", ha scandito ieri Bergoglio dopo la preghiera dell'Angelus. "L'aumento della violenza in una guerra tra fratelli, con il moltiplicarsi di stragi e atti atroci, che tutti abbiamo potuto vedere anche nelle terribili immagini di questi giorni - ha proseguito -, mi spinge ancora una volta a levare alta la voce perché si fermi il rumore delle armi". Per il Pontefice, infatti, "non è lo scontro che offre prospettive di speranza per risolvere i problemi, ma è la capacità di incontro e di dialogo".Il Papa ha avuto parole particolarmente accorate, rivolte alle vittime delle stragi, tra cui tanti bambini. "Dal profondo del mio cuore - ha detto -, vorrei manifestare la mia vicinanza con la preghiera e la solidarietà a tutte le vittime di questo conflitto, a tutti coloro che soffrono, specialmente i bambini, e invitare a tenere sempre accesa la speranza di pace".Quindi il suo richiamo ai governi del mondo: "Faccio appello alla Comunità internazionale perché si mostri più sensibile verso questa tragica situazione e metta tutto il suo impegno per aiutare la amata Nazione siriana a trovare una soluzione ad una guerra che semina distruzione e morte". La conclusione dell'appello, poi, è stata una preghiera, con i fedeli di Piazza San Pietro, all'intercessione di Maria, "Regina della Pace".Al Papa ha fatto eco anche il nunzio apostolico a Damasco, mons. Mario Zenari, per cui, dopo le terribili immagini delle stragi "che ci hanno tutti sconvolti", "non possiamo rimanere muti così, di fronte a questo grido, a questo appello che ci viene da questi innocenti", e che è rivolto anche "verso la comunità internazionale". "Prego affinché chi ha responsabilità in questo campo, cioè la comunità internazionale, i suoi responsabili, siano dotati di tanta saggezza e di tanta prudenza - ha detto alla Radio Vaticana -. Dobbiamo fare in modo che non si ripetano mai più, mai più questi crimini, questi massacri".Nel suo discorso all'Angelus, il Papa ha anche sottolineato che "l'essere cristiani non è avere un"etichettà", ma "è vivere e testimoniare la fede nella preghiera, nelle opere di carità, nel promuovere la giustizia, nel compiere il bene". "Per la porta stretta che è Cristo - ha detto - deve passare tutta la nostra vita". Per Bergoglio, "Gesù illumina la nostra vita con una luce che non si spegne più. Non è un fuoco d'artificio, non è un flash! No, è una luce tranquilla che dura sempre e ci dà pace".
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