sabato 21 gennaio 2012
​"Il vero diritto è inseparabile dalla giustizia". Questa affermazione, già al centro dello storico discorso dello scorso settembre al Reichstag di Berlino, Benedetto XVI ha voluto ripeterla oggi in apertura dell'anno giudiziario della Rota Romana.
In atto 1080 cause per nullità del matrimonio
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"Il vero diritto è inseparabile dalla giustizia". Questa affermazione che aveva messo al centro dello storico discorso dello scorso settembre al Reichstag di Berlino, il Parlamento Federale Tedesco, Benedetto XVI ha voluto ripeterla oggi in apertura dell'anno giudiziario della Rota Romana, il più conosciuto tribunale della Santa Sede, che rappresenta il terzo grado per le cause di nullità matrimoniale. "Il principio - ha spiegato il Pontefice - vale ovviamente anche per la legge canonica, nel senso che essa non può essere rinchiusa in un sistema normativo meramente umano, ma deve essere collegata a un ordine giusto della Chiesa, in cui vige una legge superiore". "Negli ultimi tempi - ha osservato Papa Ratzinger - alcune correnti di pensiero hanno messo in guardia contro l'eccessivo attaccamento alle leggi della Chiesa, a cominciare dai Codici, giudicandolo per l'appunto una manifestazione di legalismo. Di conseguenza sono state proposte delle vie ermeneutiche che consentono un approccio più consono con le basi teologiche e gli intenti anche pastorali della norma canonica, portando a una creatività giuridica in cui la singola situazione diventerebbe fattore decisivo per accertare l'autentico significato del precetto legale nel caso concreto".Ma se da una parte privilegiando "la misericordia e l'equità", questa impostazione sembra essere coerente con la visione cristiana, va notato - secondo Benedetto XVI - che essa "non supera il positivismo che denuncia, limitandosi a sostituirlo con un altro in cui l'opera interpretativa umana assurge a protagonista nello stabilire ciò che è giuridico".In sostanza, in questa visione che a un certo punto sembrava affermarsi nei tribunali ecclesiastici, "manca ilsenso di un diritto oggettivo da cercare, poichè esso resta in balia di considerazioni che pretendono di essere teologiche o pastorali, ma alla fine sono esposte al rischio dell'arbitrarietà". "In tal modo - ha rilevato il Papa teologo nel suo discorso alla Rota - l'ermeneutica legale viene svuotata: in fondo non interessa comprendere la disposizione della legge, dal momento che essa può essere dinamicamente adattata a qualunque soluzione, anche opposta alla sua lettera". Joseph Ratzinger suggerisce dunque "un'altra via, in cui la comprensione adeguata della legge canonica apre la strada a un lavoro interpretativo che s'inserisce nella ricerca della verità sul diritto e sulla giustizia nella Chiesa". Si tratta forse di un percorso più impegnativo per i giudici, perchè "in quest'ottica la legge positiva umana perde il primato che le si vorrebbe attribuire, giacchè il diritto non si identifica più semplicemente con essa; in ciò, tuttavia, la legge umana viene valorizzata in quanto espressione di giustizia, anzitutto per quanto essa dichiara come diritto divino, ma anche per quello che essa introduce come legittima determinazione di diritto umano"."In tal modo - per Benedetto XVI - si rende possibile un'ermeneutica legale che sia autenticamente giuridica, nel senso che, mettendosi in sintonia con il significato proprio della legge, si può porre la domanda cruciale su quel che è giusto in ciascun caso".
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