lunedì 9 marzo 2015
​Nella visita a Tor Bella Monaca, Francesco ha incontrato malati, disoccupati, famiglie disagiate. A una bimba: è l'uomo che sceglie di andare all'inferno. (OMELIA)
I 50 anni della messa in italiano | Alle donne: senza di voi mondo sterile (ANGELUS)
​Seconda parrocchia romana in due giorni, per papa Francesco. E dopo la visita, sabato, alla chiesa di Ognissanti, sull'Appia Nuova, dove cinquant'anni fa Paolo VI celebrò la prima messa in italiano inaugurando la riforma liturgica conciliare, domenica Bergoglio si è immerso nelle sue amate periferie, a Tor Bella Monaca, nel pieno dei disagi della marginalità urbana: situazioni che vanno dalla disoccupazione, alla droga, alla piccola o grande criminalità, ben evidenziati nel saluto al termine della messa nella chiesa di Santa Maria Madre del Redentore dal parroco don Francesco De Franco. Eincontrando il consiglio pastorale, il Papa ha voluto dare un messaggio forte sui problemi della "borgata"."La gente di Tor Bella Monaca è buona - ha detto - ma ha soltanto un difetto, lo stesso che avevano Gesù, Maria e Giuseppe: essere poveri, la povertà". Ma "la differenza è che Giuseppe e Gesù avevano un lavoro, mentre tanta gente non ha nemmeno da dar da mangiare ai figli, e voi lo sapete". Francesco ha spiegato come in questa situazione di "ingiustizia" stia "il dramma" della gente "buona ma messa a dura prova dalla disoccupazione e così costretta a fare cose brutte perché lasocietà non offre un'altra via"."Quando la gente si sente accompagnata e ben voluta - ha detto ancora il Papa - non cade nella rete dei cattivi, dei mafiosi che sfruttano la gente povera per farle fare il lavoro sporco". Poi "se la polizia li trova, trova la povera gente e non i mafiosi che pagano la loro sicurezza, voi lo sapete".  Francesco ha voluto rimarcare come il "primo comandamento sia la vicinanza". "Stare vicino alla gente - ha ribadito -. Noi non possiamo andare con il 'tu devi, tu devì, ma con quella vicinanza che è la carezza che Gesù ci ha insegnato". Vicinanza, ha sottolineato ancora, "anche a quello che io so che ha fatto fuori due, tre persone? Sì, avvicinati, perché anche quello ha un cuore e c'è tanta ingiustizia". Un'ingiustizia che, ha anche detto il Papa, non si combatte "facendo manifestazioni politiche e poi andando a mangiare una bella pizza con la birra tutti insieme, ma con la vicinanza concreta". "Una volta in un'altra diocesi - ha soggiunto - un parroco mi ha raccontato che voleva andare in carcere a visitare uno dei suoi che aveva rubato in un supermarket per dar da mangiare ai figli". "Questo è brutto - ha commentato il Papa - pover'uomo, è un'ingiustizia, è un peccato grave se la società non ti aiuta a trovare lavoro e tu devi dar da mangiare ai figli. Questo per dire che tanta gente è buona ma la vita la spinge contro il muro".Prima di arrivare alla parrocchia, Bergoglio ha fatto tappa al poco distante centro Caritas Santa Giovanna Antida, dove ha incontrato i disabili, i malati e i poveri e bisognosi assistiti dalle suore Missionarie della Carità. Alla Madre del Redentore, poi, si è intrattenuto nel campo sportivo con i bambini e i ragazzi della catechesi, dicendo loro che "ero felice nella mia diocesi a Buenos Aires, poi me l'hanno cambiata e sono venuto in un'altra e ora sono felice di fare il vescovo qui". E spiegando che "soltanto va all'inferno quello che dice a Dio 'io non ho bisogno di te'", con un accenno al "diavolo, che era un angelo che si è ribellato a Dio": "Nessuno manda all'inferno. È l'uomo stesso che ci va escludendo Dio dalla propria vita".Nella messa. infine, Francesco ha avvertito che "noi non possiamo ingannare Gesù: non possiamo fare finta di essere santi. Non possiamo fare la 'doppia faccia': cioè fare la parte del giusto, del cattolico, di colui che va a messa tutte le domeniche, per coprire il peccato nascosto e la mancanza di amore verso chi ha bisogno di essere amato. Questo non è essere cattolico - ha detto -: è essere ipocrita".
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