sabato 20 giugno 2015
Papa Bergoglio ha ricevuto i Cavalieri del Lavoro facendo appello ad un loro impegno etico. Poi è tornato ad affrontare il tema della disoccupazione giovanile definendola una piaga sociale.
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​Ancora un appello del Papa a "tenersi lontano da corruzione e malaffare". È possibile se l'economia "è radicata nella giustizia". Che non è però solo "osservanza delle leggi, va oltre" prendendo "a cuore la sorte dei più poveri". Papa Francesco ha detto queste parole ricevendo oggi in udienza i Cavalieri del Lavoro. Un'occasione anche per tornare a parlare del dramma dei giovani senza lavoro, che si sentono considerati inutili dalla società. Una "disfunzione - ha avvertito chiamando ognuno alle proprie responsabilità - che non si può attribuire soltanto a cause di livello globale o internazionale". La disoccupazione giovanile "è una vera e propria piaga sociale - ha detto il Papa - in quanto priva i giovani di un elemento essenziale per la loro realizzazione e il mondo economico dell'apporto delle sue forze più fresche. Il mondo del lavoro dovrebbe essere in attesa di giovani preparati e desiderosi di impegnarsi e di emergere. Al contrario, il messaggio che in questi anni essi hanno spesso ricevuto è che di loro non c'è bisogno". E poi, riconoscendo agli imprenditori insigniti del titolo di Cavalieri del Lavoro come il loro impegno abbia una "portata etica", coglie l'occasione per ribadire che "il bene comune non può essere raggiunto attraverso un mero incremento di guadagni". Una corsa al profitto che spesso non guarda in faccia a nessuno e porta al malaffare. "Solo se radicata nella giustizia e nel rispetto della legge l'economia - ha detto Papa Francesco - concorre a un autentico sviluppo, che non emargini individui e popoli, si tenga lontano da corruzione e malaffare, e non trascuri di preservare l'ambiente naturale". Ma "la pratica della giustizia, ci insegnano sapientemente i testi biblici, non si limita - ha osservato il pontefice - all'astensione dalle iniquità o all'osservanza delle leggi, anche se questo già è tanto!, ma va addirittura oltre. È veramente giusto chi, oltre a rispettare le regole, agisce con coscienza e interesse per il bene di tutti, oltre che per il proprio. È giusto chi si prende a cuore la sorte dei meno avvantaggiati e dei più poveri, chi non si stanca di operare ed è pronto a inventare strade sempre nuove". "La pratica della giustizia, in questo senso pieno, è quello che ci auguriamo - ha concluso il Papa - per ogni operatore economico e per tutti i cittadini".
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