martedì 19 novembre 2019
Da stasera al 26 novembre la visita in Thailandia e Giappone dove la presenza cattolica è fortemente minoritaria. Tra i momenti più attesi della visita i discorsi a Hiroshima e Nagasaki
Papa Francesco sull'aereo in attesa del decollo (Lapresse)

Papa Francesco sull'aereo in attesa del decollo (Lapresse)

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Pace e disarmo atomico, promozione del dialogo interreligioso, protezione della vita e dell’ambiente. E conforto delle piccole minoranze cattoliche presenti. Sono questi i temi principali del viaggio di papa Francesco in Thailandia e Giappone iniziato questa sera quando il Pontefice si è imbarcato sul volo Alitalia che lo porterà a Bangkok, dove l’atterraggio è previsto per le 12,30 locali di domani (le 6.30 in Italia).

"Grazie per il vostro lavoro, fa tanto bene alla gente essere informata, conoscere queste culture che sono lontane dall'Occidente", così papa Francesco ha salutato i giornalisti sull'aereo dopo il decollo. Molti i doni portati dai giornalisti, dai libri ai disegni di
bambini. Bergoglio li ha salutati uno ad uno. A chi gli chiedeva quando andrà in Argentina, Francesco ha risposto: "Lo devi chiedere al Padre Eterno", non confermando dunque le indiscrezioni secondo le quali potrebbe recarsi in visita nel suo Paese il prossimo anno.

Motto del viaggio in Thailandia è “Discepoli di Cristo, discepoli missionari”, con un richiamo a un anniversario importante: nel 2019, infatti, ricorrono i 350 anni dell’istituzione del Vicariato Apostolico di Siam, eretto nel 1669. “Proteggere ogni vita”, con la “t” nella parola “vita” a forma di croce, è invece il motto scelto per la visita in Giappone. L’esortazione è a rispettare non solo la dignità di ogni persona, ma anche l’ambiente, soprattutto in un Paese in cui la minaccia nucleare - si legge nella descrizione del motto - «rimane un problema persistente».

Uno dei manifesti che a Bangkok danno il benvenuto al Papa. Francesco arriverà alle 6.30 di domani, ora italiana (Ansa)

Uno dei manifesti che a Bangkok danno il benvenuto al Papa. Francesco arriverà alle 6.30 di domani, ora italiana (Ansa)

In Giappone il Papa visiterà le città devastate dalla bomba nucleare nell’agosto 1945: Hiroshima e Nagasaki. Il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, parlando al Palazzo di Vetro di New York lo scorso settembre, ha anticipato che il Pontefice, visitando queste città “martiri”, «non mancherà di lanciare un appello il più forte possibile perché si compiano passi concertati verso l’eliminazione totale delle armi nucleari ».

E papa Francesco ieri nel suo consueto Messaggio ha già ribadito che «usare le armi nucleari è immorale». A Tokyo poi ci sarà l’incontro con le vittime del disastro - anche nucleare, ma civile in questo caso - di Fukushima. Con la Chiesa nipponica che ha più volte rimarcato il proprio sostegno alla chiusura delle centrali atomiche. Thailandia e Giappone due Paesi in cui i cattolici sono davvero un piccolo gregge. In ambo i casi intorno allo 0,5% della popolazione: 540mila circa in Giappone dove la maggioranza della popolazione è di tradizione scintoista e buddista in un contesto sociale però fortemente secolarizzato, meno di 400mila in Thailandia dove i buddisti sono al 95%.

Ed è qui che ci sarà l’importante incontro con il patriarca supremo, momento forte nella tappa di Bangkok. Il viaggio in Giappone sarà un tributo al doppio martirio dei cattolici di Nagasaki. Quello causato dalle persecuzioni e quello determinato dallo scoppio della bomba atomica che cadde proprio nella collina di Urakami dove era costruita la cattedrale. Nagasaki è la città simbolo dei “cristiani nascosti” che nel Paese del Sol Levante - a partire dagli inizi del XVII secolo fino alla metà del XIX - hanno vissuto la fede in clandestinità per sfuggire alle persecuzioni. Non sempre riuscendovi. Fu nella vecchia basilica di Oura che i missionari questi cristiani si presentarono ai missionari francesi ritornati nell’Ottocento dopo che l’ultimo prete era stato martirizzato nel 1644. Tra i discendenti di questi “ kakure kirishitan' ci sono il cardinale di Osaka, l’arcivescovo di Nagasaki e il vescovo di Hiroshima. Il viaggio del Papa si chiude con un tributo alla “sua” Compagnia di Gesù che ha segnato in modo indelebile la storia del cristianesimo in Giappone, fin dai tempi di San Francesco Saverio.

Prima di rientrare in Italia il Pontefice visiterà la Sophia University, dove incontrerà anche l’ex preposito generale padre Adolfo Nicolas che ha scelto di passare gli ultimi anni della sua vita nella comunità che lo ha visto missionario per decenni. Anche il giovane Jorge Mario Bergoglio, ai tempi del Seminario, desiderava essere inviato missionario in Giappone, ma i superiori decisero diversamente. Il viaggio asiatico sarà comunque per papa Francesco anche un’occasione per incontrare persone care. Infatti parlerà in spagnolo e avrà come interpreti in Thailandia la missionaria salesiana Ana Rosa Sivori che è sua cugina di secondo grado, e in Giappone il gesuita argentino Renzo de Luca, che quando era rettore del Colegio Maximo fu suo discepolo. A Nagasaki poi ci sarà il fratello laico gesuita Antonio Garcia che nel 1987 fece da “guida” a padre Bergoglio nel suo primo, e unico finora, viaggio in Giappone per visitare i suoi ex allievi.

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