giovedì 5 maggio 2011
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Quando la diversità fa ric­chezza. Ed è proprio questo il fascino della Chiesa Madre di Aquileia che sabato 7 mag­gio accoglierà Benedetto XVI con i suoi popoli che parlano italiano, friulano, sloveno, croato, tedesco, ungherese. I popoli, appunto, dell’e­vangelizzazione aquileiese. Il Papa, secondo la scaletta presentata ieri nei dettagli a Gorizia, arriverà al­l’aeroporto di Ronchi dei Legionari alle 16.15, accolto dalle autorità (il ministro Tremonti per il governo), ma anche dai bambini di numerosi istituti d’accoglienza. Dopo 18 chi­lometri in papa­mobile arriverà in Basilica, quel­la antichissima di Aquileia, co­nosciuta in tutto il mondo anche per la sua storia romana e i mo­saici. Qui sarà salutato dal can­to «Ubi Caritas» che proprio ad Aquileia è stato composto. Benedet­to XVI, dopo il saluto a migliaia di pellegrini, entrerà in Basilica, dove darà avvio alla preparazione del se­condo Convegno ecclesiale di Aqui­leia che si svolgerà il prossimo anno, interessando tutte le 15 diocesi del Nordest. Ma presenti saranno, oltre al patriarca Angelo Scola, anche u­na cinquantina di vescovi, alcuni provenienti da oltre confine. Quei confini che sono tutti geografici ma che di fatto la fede non conosce.«Seguiamo da vicino il passaggio del Pontefice perché porterà con sé la grazia, ricevuta da Gesù, di ravviva­re la fede di ognuno di noi e delle no­stre Chiese di Gorizia, Udine, Trie- ste e Concordia-Pordenone» scrivo­no ai loro fedeli gli arcivescovi di Go­rizia, Dino De Antoni, di Udine, An­drea Bruno Mazzocato, di Trieste, Giampaolo Crepaldi e il vescovo di Concordia-Pordenone, Giuseppe Pellegrini. Ad Aquileia si sono fer­mati, negli ultimi 40 anni, Paolo VI (16 settembre 1972) e Giovanni Pao­lo II (dal 30 aprile al 3 maggio 1992). «Mentre la Chiesa riconosce la san­tità di questo suo pastore, accoglia­mo nelle nostre terre Benedetto XVI – è l’invito dei vescovi – che la Prov­videnza ha chiamato a raccogliere il testimone di Giovanni Paolo II. Egli quotidianamente conferma nella fe­de noi, suoi fratelli, con tale forza e coerenza evangelica che gli posso­no venire solo dalla preghiera di Gesù, la quale continua a cu­stodire il suo Vi­cario nella Chie­sa ». «Confermaci nella fede» è il te­ma della visita a­postolica di Rat­zinger ad Aqui­leia e Venezia, tra il 7 e l’8 maggio. «Con umiltà dob­biamo confessare che anche nella nostra regione – riconoscono i ve­scovi – i cristiani hanno bisogno di essere confermati nella fedeltà a Ge­sù, al suo Vangelo e alla grande Tra­dizione cristiana che ha generato la nostra civiltà». «Ma il Papa – pun­tualizza l’arcivescovo De Antoni – parlerà non solo ai credenti, ma an­che a coloro che credono in modo diverso o che ritengono di non cre­dere ». «Dal Pontefice abbiamo biso­gno di sentire parole di certezza in un momento che non potrebbe es­sere più incerto, soprattutto per i giovani – afferma anche il presiden­te della Regione, Renzo Tondo –. Quindi parole di fiducia, di speran­za. Sia per chi ha il dono della fede, sia per chi non lo ha». Un’incertez­za consegnata a queste popolazioni anche dalla crisi economica, occu­pazionale in particolare. Ecco perché l’arcidiocesi di Gorizia ha creato un fondo di solidarietà per gli impoveriti dalla crisi e l’arcive­scovo De Antoni ha impegnato tut­ti i sacerdoti a versare una mensilità l’anno. Ed ecco perché la stessa Chiesa isontina ha limitato le spese per la visita del Papa, tagliando ogni gadget per destinare i risparmi a questo fondo, mentre, come in tut­te le 15 diocesi del Nordest, i fedeli stessi hanno provveduto a sostene­re l’impegno economico della visita con una colletta.«Proprio per non gravare nei bilan­ci pubblici, che sono in difficoltà», come ha sottolineato lo stesso De Antoni.
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