venerdì 2 agosto 2013
​Il Pontefice firma personalmente il Messaggio per la Festa di fine Ramadan rivolto ai musulmani in tutto il mondo. «Siamo chiamati a rispettare la religione dell'altro, i suoi insegnamenti, simboli e valori» e a manifestare «uno speciale rispetto» ai «capi religiosi e ai luoghi di culto». IL TESTO
«Cristiani e musulmani, bisogna educare al mutuo rispetto»
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"Cristiani e musulmani sono chiamati a rispettare in modo reciproco la religione dell'altro, i suoi insegnamenti, simboli e valori", educando i propri giovani a questo atteggiamento che favorisce "rapporti interreligiosi sereni e duraturi, radicati sui valori base che uniscono gli esseri umani e sono estranei alle forme di violenza praticate in nome di Dio". Lo scrive papa Francesco nel Messaggio per la Festa di fine Ramadan indirizzato ai musulmani nel mondo intero. Il Papa ha voluto firmare personalmente il Messaggio, che viene inviato ogni anno dal 1967 dal Pontificio Consiglio per il dialogo Interreligioso. Tema di quest'anno: la promozione del mutuo rispetto attraverso l'educazione.Papa Francesco ricorda che tutti "siamo chiamati a rispettare la religione dell'altro, i suoi insegnamenti, simboli e valori" e a manifestare "uno speciale rispetto" ai "capi religiosi e ai luoghi di culto". "Quanto dolore - lamenta il Pontefice - arrecano gli attacchi all'uno o all'altro di questi!". "Rispetto - afferma il Papa - significa un atteggiamento di gentilezza verso le persone per cui nutriamo considerazione e stima. E reciproco significa che questo non è un processo a senso unico, ma qualcosa che si condivide da entrambe le parti". "Ciò che siamo chiamati a rispettare in ciascuna persona - scrive Francesco - è innanzitutto la sua vita, la sua integrità fisica, la sua dignità e i diritti che ne scaturiscono, la sua reputazione, la sua proprietà, la sua identità etnica e culturale, le sue idee e le sue scelte politiche". In altre parole, puntualizza il Papa, siamo chiamati "a pensare, parlare e scrivere dell'altro in modo rispettoso, non solo in sua presenza, ma sempre e dovunque, evitando ingiuste critiche o diffamazione". E questo, per Francesco, chiama in causa "la grande responsabilità di famiglie, scuole, insegnamento religioso, mass media". Fondamentale è dunque trasmettere questa consapevolezza ai giovani: "Dobbiamo - conclude il Pontefice - formare i nostri giovani a pensare e parlare in modo rispettoso delle altre religioni e dei loro seguaci, evitando di mettere in ridicolo o denigrare le loro convinzioni e pratiche".
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