martedì 27 agosto 2013
La teologia e i trasporti ferroviari erano le due passionI di don Enrico Chiavacci, morto domenica scorsa nella sua parrocchia di San Silvestro a Ruffignano, poco fuori Firenze, dove questo pomeriggio alle 15.30 il cardinale Giuseppe Betori presiede il funerale​.
La teologia e i trasporti ferroviari erano le due passioni, all’apparenza contrastanti, di don Enrico Chiavacci, morto domenica scorsa nella sua parrocchia di San Silvestro a Ruffignano, poco fuori Firenze, e dove questo pomeriggio alle 15.30 il cardinale Giuseppe Betori presiede il funerale.
Professore emerito ad honorem della Facoltà teologica dell’Italia centrale, don Chiavacci, una delle figure più significative della teologia morale italiana post-conciliare, figlio del filosofo Gaetano e fratello della dantista Anna Maria, era nato a Siena nel 1926 ed era diventato prete della diocesi di Firenze nel 1950. Fin dai primi anni del suo ministero aveva unito l’impegno pastorale in parrocchia all’attività di docente presso il Seminario e lo Studio teologico fiorentino, la Facoltà teologica dell’Italia centrale, il Saveriano di Parma, l’Università Cattolica di Milano, l’Università di Leida (Olanda), l’Università di Vienna, l’Accademia teologica del Patriarcato di Mosca e varie Università degli Stati uniti. È stato presidente dell’Associazione italiana per lo studio della teologia morale dal 1979 al 1984.
Tra i suoi testi più conosciuti, oltre ai manuali di teologia morale, un importante commento alla Gaudium et spes. La Facoltà teologica dell’Italia centrale gli aveva dedicato un convegno, lo scorso 6 maggio, di cui sono in corso di pubblicazione gli atti. «Don Chiavacci – afferma il preside della Facoltà don Stefano Tarocchi – ha svolto con grande passione il suo lavoro di teologo, senza trascurare gli impegni della parrocchia a cui teneva molto e interessandosi anche a tutti gli aspetti della vita umana, tra cui il settore dei trasporti ferroviari di cui era grande esperto».
© Riproduzione riservata

ARGOMENTI: