giovedì 14 dicembre 2023
Donatella Sciuto, rettrice del Politecnico di Milano, ha tenuto la prolusione di apertura dell’anno accademico della Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale. Le parole dell’arcivescovo Delpini
Milano: l'inaugurazione dell'anno accademico della Facoltà Teologica dell'Italia settentrionale. Al centro: Donatella Sciuto, rettrice del Politecnico, e l'arcivescovo Mario Delpini

Milano: l'inaugurazione dell'anno accademico della Facoltà Teologica dell'Italia settentrionale. Al centro: Donatella Sciuto, rettrice del Politecnico, e l'arcivescovo Mario Delpini - Fotogramma

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«Essere certi che l’intelligenza artificiale contribuisca a ridurre squilibri e distanze, che sia un mezzo potente per immaginare società più giuste e più inclusive, che sia chiamata a colmare i divari, prima ancora che a generare ricchezza non è marginale», anzi: «è l’essenza del nostro operato». Perciò «la condivisione dei saperi è essenziale, ma ancora più importante è la capacità di anticipare il cambiamento. Abbiamo cioè bisogno di capire gli effetti degli algoritmi che scriviamo come precondizione e non come conseguenza del nostro operato». E «se ci fosse una lista di comandamenti per l’intelligenza artificiale, il primo sarebbe: “Non nuocere”. Il primo e il più vitale». Parola di Donatella Sciuto, rettrice del Politecnico di Milano, alla quale la Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale ha affidato la prolusione di apertura dell’anno accademico 2023-2024.

“La condivisione dei saperi per una città inclusiva” è il titolo del suo intervento, che ha messo a fuoco scenari e sfide per invertire le derive di una Milano, città del sapere, «progressivamente più attrattiva, ma tendenzialmente meno inclusiva», a danno in particolare dei giovani. Una riflessione articolata, incalzante, affascinante – in larga parte dedicata alla «svolta epocale» rappresentata dall’intelligenza artificiale, che da «sfida tecnologica» va trasformata in «promessa di civiltà» – condivisa nel giorno – giovedì 14 dicembre – in cui è stato diffuso il messaggio di papa Francesco per la 57ª Giornata mondiale della pace, dedicato al tema Intelligenza artificiale e pace.

Delpini: scienza e tecnologia a favore dell’umanità

Ha aperto l’incontro l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, gran cancelliere della Facoltà, che ha rilanciato uno degli inviti formulati nelle sue recenti Sette lettere per Milano: «La sapienza che viene dall’alto, la rivelazione della verità sull’uomo, su Dio, sul creato, sulla storia e il suo senso ispiri la ricerca e la riflessione. Non venga meno l’audacia di un pensiero che si spinga oltre l’utile e l’efficienza, per coltivare le domande sul senso, sui criteri che devono orientare la scienza e la tecnologia. Devono infatti essere a favore dell’umanità dell’uomo e della donna. Un pensiero critico lucido e fiero, senza complessi di inferiorità, deve vigilare perché le scienze non riducano le persone a un meccanismo, non riducano il mondo a un mercato e non riducano la ricerca a servizio del profitto».

Delpini ha poi presieduto la Messa nella vicina Basilica di San Simpliciano, quale secondo atto, e conclusivo, dell’inaugurazione dell’anno accademico. «La pratica della teologia trova il suo principio nella vocazione a seguire Gesù, a conoscerlo come Maestro, Guida, Signore, e trova il suo criterio nel dimorare in Gesù e il suo frutto nel rivolgere a tutta la realtà uno sguardo ispirato dallo Spirito di Gesù», ha detto il presule in omelia. «Il riferimento decisivo a Gesù diventa amicizia vissuta nella preghiera: cerca l’incontro, sosta in adorazione, purifica l’immaginazione da forme infantili perché guadagna nello studio della teologia una forma teologica del pregare, semplice e affettuosa e insieme vigile e pensosa».

Milano: Parola di Dio e preghiera hanno aperto l'inaugurazione dell'anno accademico 2023-2024 della Facoltà Teologica dell'Italia settentrionale

Milano: Parola di Dio e preghiera hanno aperto l'inaugurazione dell'anno accademico 2023-2024 della Facoltà Teologica dell'Italia settentrionale - Fotogramma

Epis: miope contrapporre tecnico e umanistico

La via da percorrere perché l’“audacia del pensiero”, come ha invocato l’arcivescovo, sappia sempre volgere “a favore dell’umanità” il progredire della scienza e della tecnologia? Quella di un dialogo tra i saperi ai quali è chiamato a partecipare, in modo originale e fecondo, anche il pensiero teologico e filosofico, come hanno ricordato nei loro indirizzi di saluto don Massimo Epis, preside della Facoltà, e don Gabriele Cislaghi, vicepreside dell’Istituto superiore di Scienze religiose di Milano – intervenuti dopo Delpini, nella sala convegni della Facoltà, alla presenza, fra gli altri, del vescovo di Crema Daniele Gianotti, presidente del Comitato per gli studi superiori di teologia e di scienze religiose.

«Quando si riconosce la rilevanza pubblica del sapere appare miope la contrapposizione tra tecnico e umanistico – ha detto don Epis –. Tutti facciamo esperienza di come le applicazioni tecnologiche modifichino il quotidiano delle nostre esperienze e l’immaginazione del nostro futuro. Ora, al di là dei falsi miti, si tratta di scenari che acuiscono la questione del senso, sollecitando la responsabilità per la cura della casa comune. Nel quadro di questo compito, parlare di una istanza spirituale non significa indulgere ad una evasione, ma prendere sul serio la portata radicale e quindi il destino dell’azione umana. Significa resistere alla deriva strumentale – ultimamente nichilista – della figura dello specialista senza spirito, che già un secolo fa Max Weber vedeva disperso nei suoi piccoli traguardi. Si tratta di prendere sul serio l’anelito ad una sapienza che, per chi crede, può contare sulla simpatia di Dio nei confronti di una umanità che mettendo a frutto la propria intelligenza, coniugando funzionalità e bellezza, esercita una creatività che riempie la vita», ha concluso il preside della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale.

«L’uomo agisce in ragione di una natura carente: l’esposizione alle difficoltà, il difetto di specializzazione organica e la carenza di strumenti organici ha favorito l’apertura dell’uomo al mondo e al futuro e quindi la produzione di sapere (strumentale, pratico, tecnologico, scientifico, astratto, metafisico…): la situazione poteva essere sorgente solo di paura (e quindi di immobilismo mortifero) e invece è stata sorgente anche di risorse cognitive sempre più elaborate… l’uomo avrebbe sviluppato così le risorse della cultura», ha annotato, dal canto suo, don Cislaghi.

Milano: la sala convegni della Facoltà Teologica, gremita per l'apertura dell'anno accademico 2023-2024

Milano: la sala convegni della Facoltà Teologica, gremita per l'apertura dell'anno accademico 2023-2024 - Fotogramma

Sciuto: intelligenza artificiale, serve un pensiero condiviso

La rettrice Sciuto ha raccolto e rilanciato l’invito al dialogo. «Mai come oggi dobbiamo mostrarci uniti, educare noi stessi e le nuove generazioni a un uso consapevole del sapere». «In questo viaggio – ha sottolineato la rettrice – l’università e la città di Milano assumono un ruolo cruciale, fornendo le basi per un dialogo etico, morale e tecnologicamente avanzato». E «la scommessa della nostra città, di fronte all’evoluzione di uno strumento tanto potente quanto l’intelligenza artificiale, è quella di rimanere a misura d’uomo». È «la condivisione dei saperi» che «renderà la città realmente inclusiva e capace di affrontare la complessità».

L’intelligenza artificiale è, davvero, una novità dirompente. Come fu, in passato, la scoperta e lo studio dell’energia nucleare. Che portò, ad esempio, alla bomba atomica. «Tuttavia, a differenza della fusione dell’atomo, nessuna tecnologia tanto potente è diventata così ampiamente accessibile e rapidamente diffusa come l’intelligenza artificiale. Come per qualsiasi software o codice, gli algoritmi sono economici e facili da copiare e peggio ancora da rubare. Possono essere eseguiti su computer noleggiati per pochi euro l’ora (già oggi sono presenti negli smartphone che abbiamo in tasca). I rischi sono alti – ha denunciato la rettrice –: dalla disinformazione, che erode la fiducia sociale e la democrazia e che porta al radicamento di modelli discriminatori, al controllo e alla manipolazione dei cittadini, minando la libertà individuale e quella collettiva; dalle armi digitali alla perdita di posti di lavoro… Peggiorano le disuguaglianze esistenti e ne creano di nuove. Per la stragrande maggioranza dei Paesi che non hanno né le risorse economiche né tantomeno il know-how tecnologico per competere, l’accesso all’intelligenza artificiale di frontiera sarà determinato dalle relazioni con poche grandi imprese» e con «Stati ricchi e potenti». «Una dipendenza che aggrava gli attuali squilibri e, allo stesso tempo, una prospettiva fallace perché presuppone che gli Stati possano affermare e mantenere un certo controllo è di difficile riuscita. Ecco perché la responsabilità nell’utilizzo di una tecnologia tanto potente è lasciata largamente al singolo e perché il singolo non deve essere lasciato solo. Ecco perché è importante stabilire una traiettoria, elaborare un pensiero e un approccio condiviso».

Milano: la rettrice del Politecnico, Donatella Sciuto, alla quale è stata affidata la prolusione di apertura dell'anno accademico, e l'arcivescovo Delpini al tavolo dei relatori

Milano: la rettrice del Politecnico, Donatella Sciuto, alla quale è stata affidata la prolusione di apertura dell'anno accademico, e l'arcivescovo Delpini al tavolo dei relatori - Fotogramma

L’appello: «Non lasciate soli gli ingegneri»

«Parlare oggi di intelligenza artificiale non significa esclusivamente discutere del funzionamento dell’algoritmo o della gestione dei big data – aveva affermato poco prima la rettrice del Politecnico nella sua prolusione –: questo lo sappiamo fare oramai benissimo. Significa invece collocare correttamente la tecnologia all’interno del contesto geopolitico e sociale, comprenderne i risvolti etici e morali. E noi ingegneri, da soli, possiamo fare ben poco. Abbiamo bisogno di filosofi, che ci aiutino a riflettere; di sociologi, che ci aiutino a misurare l’impatto della tecnologia; di psicologi, che ci aiutino ad analizzarne gli effetti più profondi… e potrei continuare con i medici, i linguisti, i giuristi…».

Ebbene: «più cresce la velocità del cambiamento, meno tempo avremo per inserire dei correttivi, generando una spirale negativa. L’irreversibilità tecnologica è un rischio che dobbiamo, a tutti i costi, scongiurare. Per questo è nostro dovere accompagnare l’evoluzione tecnologica a un’analisi profonda in termini filosofici, sociali, etici e di pensiero; anticipare i problemi prima ancora che si manifestino. Per farlo, serve alimentare un dialogo a più voci, dove la tecnologia è, ricordiamocelo, un mezzo e non il fine. Ed è qui che la condivisione dei saperi renderà la città realmente inclusiva e capace di affrontare la complessità». La sfida è promuovere alleanze per una città «sostenibile, nel senso più ampio del termine». Una città nella quale «l’uso dell’intelligenza artificiale e delle infrastrutture digitali dovranno rivelarsi il più possibile flessibili e adattabili alle esigenze di tutti i residenti, specie i più svantaggiati». Una missione e una vocazione per Milano. E per le metropoli del nostro tempo. Perché «equità e inclusione; accessibilità e diritti umani; benefici sociali, ambientali ed economici; privacy e sicurezza; democrazia e trasparenza» trovino nella tecnologia – nel dialogo e nella condivisione dei saperi – una risorsa amica e umanizzante. Una «promessa di civiltà».


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