giovedì 6 dicembre 2018
Parolin: «trovare motivi di speranza per il futuro, testimoniando i valori della fraternità e della solidarietà, per favorire nel Paese una sempre più incisiva coscienza etica ispirata al Vangelo»
Il presidente Sergio Mattarella al convegno per i 150 anni dell'Azione Cattolica (Ansa)

Il presidente Sergio Mattarella al convegno per i 150 anni dell'Azione Cattolica (Ansa)

Il presente e il futuro dell’Azione cattolica sono già inscritti nella sua storia. È «nell’educazione delle giovani generazioni», nel «contributo alla costruzione della nazione e della democrazia», nell’aiuto alla Chiesa perché si realizzi pienamente la «corresponsabilità laicale». Linee d’indirizzo, stelle polari, spiega il presidente nazionale Matteo Truffelli aprendo il convegno storico in corso presso l’Archivio storico della Presidenza della Repubblica a Roma, che si sono consolidate nei 150 anni di vita dell’associazione: dalle origini – in un tempo di lacerazione tra credenti e lo Stato nazionale – alla ricostruzione post-bellica sino ad arrivare ad oggi.

Un convegno che ha visto la presenza, all’inizio della seconda sessione iniziata nel pomeriggio, del capo dello Stato Sergio Mattarella. Un “ritorno a casa” per il presidente della Repubblica, che in Azione cattolica si è formato. E dell’associazione, ha ricordato Truffelli nel momento forse di massima emozione della due-giorni di convegno, è stato aderente e responsabile anche Piersanti Mattarella, il fratello del capo dello Stato ucciso dalla mafia il 6 gennaio 1980 mentre era presidente della Regione Sicilia.

A fare da filo conduttore all’appuntamento che chiude le celebrazioni per i 150 anni dell’Ac è la «doppia cittadinanza» dell’associazione nel Paese e nella Chiesa, formula cara agli storici e che ieri è stata ripresa da Raffaele Cananzi, ex presidente nazionale ed ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio durante il secondo governo Amato. È toccato proprio a lui presiedere la sessione “Il laicato associato nella storia della Chiesa”, aperta alla presenza di Mattarella. I due, tra l’altro, sono stati “compagni di banco” in Parlamento durante la stagione ulivista e fianco a fianco anche nell’esperienza di governo. Per diversi aspetti è anche all’impegno istituzionale del capo dello Stato che l’Ac guarda per ritrovare le ragioni dell’impegno sociale e politico dei laici credenti. Come se Mattarella, con le doti di «saggezza, coraggio e mitezza», rappresentasse un modello diverso per affrontare le sfide di questo tempo, a partire dalla sfida dell’Europa, che l’Ac sente particolarmente come dimostra il recente appello firmato insieme ad Acli, Sant’Egidio, Istituto Sturzo, Fuci, Cisl e Confcooperative. Nonostante il contesto storico del convegno, il desiderio di rilanciare il protagonismo dei cattolici sull’attuale scena pubblica emerge da gran parte degli interventi.

Per certi versi, il richiamo al presente e al futuro è quasi più forte dei richiami al passato. Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, nel suo messaggio non solo «esprime compiacimento per l’importante opera svolta in questi anni», ma avanza anche l’auspicio di «trovare motivi di speranza per il futuro, testimoniando i valori della fraternità e della solidarietà, per favorire nel Paese una sempre più incisiva coscienza etica ispirata al Vangelo e attenta ai bisogni dei più deboli». Presente alla sessione pomeridiana di ieri anche il segretario generale della Cei, il vescovo di Fabriano-Matelica Stefano Russo. E il filo rosso non cambia: gratitudine per il passato ma anche l’invito a riversare la memoria di tanti protagonisti della storia del Paese in un rinnovato impegno ecclesiale e civile.

Il convegno, ospitato in Palazzo Sant’Andrea nei pressi del Quirinale, si conclude questo venerdi con la sessione “L’Azione cattolica nella società di massa”, con gli interventi, in particolare, di Francesco Malgeri della Sapienza di Roma e di Giorgio Vecchio dell’Università di Parma. È la sessione di studi che indaga i rapporti tra Ac e il suo ruolo per l’emancipazione femminile, la fitta cinematografia che in qualche modo richiama i simboli e i valori dell’associazione negli anni 50-60, il rapporto tra formazione e sport sia in epoca fascista sia in epoca contemporanea. Le due sessioni di ieri avevano invece un taglio più tradizionale, inerenti il ruolo del laicato associato nella Chiesa (con la relazione introduttiva di Marta Vergotti dell’ateneo di Torino) e il rapporto tra Ac, politica e Stato (con gli interventi, tra gli altri, del docente della Iulm di Milano Guido Formigoni e di Paolo Trionfini dell’università di Parma, quest’ultimo direttore dell’Isacem, l’Istituto per la storia dell’Azione cattolica e del movimento cattolico in Italia che ha organizzato il convegno di studi).
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