venerdì 8 ottobre 2021
Domani a Napoli la beatificazione della religiosa vissuta tra il XV e XVI secolo. Il rito presieduto dal cardinale Semeraro
Sposa, madre e poi fondatrice, Maria Longo ora è sugli altari

.

COMMENTA E CONDIVIDI

Sul sito “cappuccine33.it” le monache hanno attivato il conto alla rovescia, ormai da un mese, per calcolare in giorni, ore, minuti e secondi il tempo che separa dalla beatificazione di Maria Lorenza Longo (1463-1539), fondatrice dell’Ospedale degli Incurabili a Napoli e delle Clarisse Cappuccine. Domani alle 10.30 sarà l’arcivescovo della città partenopea Domenico Battaglia ad accogliere in Cattedrale il prefetto della Congregazione delle cause dei santi, il cardinale Marcello Semeraro, che presiederà la celebrazione, e il cardinale cappuccino Celestino Aós Braco, arcivescovo emerito di Santiago del Cile, insieme al cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo emerito di Napoli.

«È stato un iter lungo e tortuoso – spiega la monaca cappuccina suor Rosa Lupoli, vicepostulatrice della causa di beatificazione e badessa del monastero di Santa Maria in Gerusalemme a Napoli, detto “Le Trentatrè” – iniziato alla fine del 1800 ma su cui poi è sceso un velo di oblio. Il quale è stato sollevato nel 2004, quando nell’archivio diocesano sono stati ritrovati i documenti che attestano la prodigiosa guarigione nel 1881 di una nostra consorella, suor Cherubina Pirro, per intercessione di madre Longo».

Maria Llorença Requenses Llong, nome italianizzato appunto in Maria Lorenza Longo, nata probabilmente il 1463, in Spagna, forse a Lerida in Catalogna, di famiglia nobile, sposò nel 1483 Joan Llonc, vicereggente della cancelleria di Ferdinando II d’Aragona. Nel 1506, con i suoi tre figli seguì il marito a Napoli, ma rimase vedova solo tre anni dopo. Sofferente per le gravi conseguenze di un avvelenamento da parte di una sua domestica, nel 1510 si recò in pellegrinaggio alla Santa Casa di Loreto per chiedere la grazia della guarigione. Che ottenne, il che la spinse a una vita di preghiera sempre più intensa. Vestito l’abito delle terziarie francescane, tornata a Napoli si dedicò alle opere di carità, inizialmente presso l’ospedale di San Niccolò. Grazie ai suoi beni edificò lei stessa nel 1519 l’ospedale di Santa Maria del Popolo, detto degli Incurabili, ancora oggi presente, di cui assunse la direzione. Nel 1526 fece sorgere una casa per prostitute pentite accanto al complesso ospedaliero. Nel 1533, dopo l’arrivo a Napoli dei Chierici regolari teatini, Maria Lorenza Longo scelse quale confessore il loro fondatore, san Gaetano Thiene. Sotto la sua guida ispirata maturò in lei l’idea di abbandonare la direzione dell’ospedale per fondare una comunità religiosa contemplativa. Nel 1535 ottenne da Paolo III il consenso per la fondazione di un nuovo monastero sottoposto alla regola di santa Chiara (l’anno successivo il Pontefice concesse anche di elevare il numero delle monache a trentatré, in omaggio agli anni di vita terrena di Gesù, da cui il nome con cui anche oggi il monastero è conosciuto). Il legame tra le monache e i cappuccini fu sancito con un motu proprio sempre Paolo III nel 1538.

Madre Longo morì il 21 dicembre 1539. «Poco prima di spirare – scrisse un suo biografo cappuccino – voltatasi verso le sue consorelle disse loro: “A voi pare che io abbia fatto grandi cose in opere buone. Ma io non confido in me stessa per nulla, confido solo nel Signore”. E mostrando la punta del mignolo aggiunse: “Un tantillo di fede mi ha salvata”. E disse questo con un’espressione di giocondità e con un viso bellissimo. Tenne sempre il crocifisso in mano. E poco dopo le parole riportate, baciandolo, disse tre volte “Gesù” e spirò».

«La sua bruciante carità – commenta suor Lupoli – la portò ad inventare opere che ancora oggi sono di incoraggiamento a quanti guardano il prossimo, travagliato dalla vita, e si adoperano per lenirne le ferite. I 200 monasteri che oggi costituiscono l’ordine della Cappuccine nel mondo, testimoniano l’audace relazione della beata Longo con il suo Signore. Una donna a cui ispirarsi per trovare il coraggio di andare incontro e spalancare le porte a Cristo».

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI