venerdì 3 ottobre 2014

Compie 50 anni il sogno di Chiara Lubich.

COMMENTA E CONDIVIDI
Si fa fatica a immaginare oggi Loppiano come l’aveva trovata negli anni Sessanta la prima avanguardia di focolarini che con una Seicento erano saliti fin qui, fra le colline affacciate sull’Arno, a trenta chilometri da Firenze: una terra abbandonata, costellata di casolari fatiscenti e spesso senza acqua corrente o energia elettrica. Mezzo secolo dopo, Loppiano è un’autentica cittadella con le sue abitazioni, le sue scuole, le sue aziende, i suoi negozi, la sua università, il suo teatro, la sua chiesa-santuario. Anche se l’aggettivo “suo” non rende ragione di una realtà che è, sì, espressione del movimento dei Focolari e delle intuizioni della fondatrice Chiara Lubich, ma va ben al di là del movimento. Bastano i numeri: da qui sono passate più di un milione e duecentomila persone, arrivate da tutto il pianeta in questo angolo della Toscana che vuol essere il primo bozzetto di un «mondo unito». Domani si apriranno le celebrazioni per i cinquanta anni della prima delle venticinque “cittadelle” dei Focolari sorte nei cinque continenti. «A guardare Loppiano la si direbbe pressoché completa – notano i due responsabili, Joxepi Zubillaga e Stefano Fontolan –. Allora è lecito chiedersi se sia terminato il suo compito». La risposta arriva citando le parole che Chiara Lubich ha lasciato prima della sua morte avvenuta il 14 marzo 2008: «Loppiano è una città-piano inclinato verso chi soffre per dubbi, incertezze, mancanza di futuro e dà a tutti sicurezza e speranza ». La fondatrice l’aveva già definita «città-Vangelo» perché è governa dalla legge dell’amore. Quando si lascia l’Autosole, uscendo a Incisa, i cartelli indicano che Loppiano è a pochi chilometri. Non c’è scritto però “Mariapoli”, ossia città di Maria, come l’aveva battezzata la fondatrice. A dire il vero le “Mariapoli” erano quei ritiri estivi voluti dalla Lubich che si tenevano negli anni Cinquanta in Trentino. «Essendo presenti persone di tutte le età e vocazioni, di vari popoli e lingue – aveva raccontato nel 1996 – quella comunità appariva come il comporsi terreno di una città internazionale caratterizzata dalla pratica del comandamento nuovo di Gesù». L’idea di una “Mariapoli permanente” si concretizzò a partire dall’ottobre 1964 nella diocesi di Fiesole, in un terreno di cento ettari donato da Vincenzo Folonari, il discendente della ricca famiglia di viticoltori che era diventato focolarino col nome di Eletto. Adesso gli ettari sono duecentosessanta. E i residenti superano gli ottocento, di settanta nazioni diverse. Più della metà ci vive stabilmente, mentre gli altri partecipano a una delle undici scuole che prevedono una permanenza dai sei ai diciotto mesi. Ed ecco i due tratti di Loppiano: la dimensione internazionale e quella formativa. «Ci consideriamo una cittadella per la limitata estensione – afferma Daniele Casprini, responsabile per i rapporti istituzionali – ma l’internazionalità di chi la abita richiama la multiculturalità delle moderne metropoli. I suoi cittadini sono studenti e docenti, professionisti e artigiani, agricoltori e creativi, famiglie, consacrati o sacerdoti. Siamo un laboratorio di fraternità in cui  si sperimenta ogni giorno la cultura dell’incontro». E poi Loppiano è una città-scuola. Spiegava Chiara Lubich che, se tutte le famiglie religiose prevedono un noviziato, anche i membri del movimento hanno bisogno di un periodo di formazione. «Ma non basta una casa – precisava –. Serve qualcosa che viene ad assomigliare a una cittadella ». Loppiano, appunto. «In questo contesto caratterizzato dalla vita comunitaria – sottolineano i responsabili – si fanno corsi di spiritualità; si tengono lezioni di teologia, dogmatica, morale, storia della Chiesa; si prega e si partecipa alla Messa. Si impara a vivere con la presenza di Cristo in mezzo a noi». L’ultima struttura di ricerca nata nella “Mariapoli” è l’istituto universitario “Sophia” che da sei anni offre una laurea magistrale in fondamenti e prospettive per una cultura dell’unità e che è frequentato da cento studenti di trenta Paesi. A Loppiano è di casa anche l’arte. Fin dalle origini. Nel 1965 si trasferisce qui il “Centro Ave” voluto dalla Lubich per «gridare che Dio è bellezza» e iniziato dalla scultrice Ave Cerquetti, fra le prime a giungere nella cittadella. Nell’albo dei progetti realizzati rientra anche la chiesa di Loppiano dedicata a Maria Theotokos. E qui debuttano i due gruppi musicali che porteranno il nome della cittadella in giro per mondo: il Gen Rosso e il Gen Verde. «Il lavoro è parte integrante del nostro quotidiano», dice Luisa Colombo che si occupa del versante economico. Accanto a una cooperativa agricola con 4mila soci, si colloca il polo imprenditoriale “Lionello Bonfanti”, primo punto di convergenza europeo per le aziende che aderiscono al progetto di economia di comunione. «Inaugurato nel 2006 – prosegue Luisa – conta una ventina di imprese e consente di misurare come sia possibile passare dal pensiero all’azione». Qualcuno considera Loppiano una sorta di quartier generale del movimento. Di sicuro ne è la declinazione del carisma. «I festeggiamenti per i cinquanta anni – sostiene Luisa – vogliono accendere un faro sulle idealità di questo cantiere permanente». E Daniele tiene a ribadire: «La cittadella ha già tutto. Adesso è chiamata a crescere sulla rotta tracciata da Chiara».
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: