mercoledì 10 gennaio 2018
Fra i pionieri “Terra celeste”, un percorso nella Majella voluto dall’arcidiocesi di Chieti-Vasto. Forte: la bellezza per esprimere la ricerca di Dio
L’eremo celestiniano della Majella al centro del Parco culturale ecclesiale

L’eremo celestiniano della Majella al centro del Parco culturale ecclesiale

L’idea di Parco culturale ecclesiale (PA.C.E.) nasce dalla presa di coscienza che l’Italia è terra sacra. I luoghi della fede cresciuti e sedimentati attraverso i secoli in ogni dove del Belpaese possono tornare a parlare nella loro pienezza grazie alle comunità che li abitano e che possono rendere vitale il rapporto tra fede, arte e memoria. Il primo passo è abitare il luogo, riappropriarsene a partire dalla conoscenza che deve farsi vita: così la comunità locale torna a essere protagonista, a cominciare dal riconoscimento di sé nella sua Chiesa. Il patrimonio storico-artistico ecclesiale, infatti, non è stato costituito in vista di una sua “musealizzazione”, ma per esprimere la fede, il culto, la catechesi, la cultura, la carità, e in quest’orizzonte va vissuto, amato e conosciuto. Il secondo passo è quello della rete di luoghi sacri all’interno di un determinato territorio, e quindi una relazione forte tra comunità parrocchiali, monasteri, santuari, aggregazioni laicali, associazioni culturali, confraternite. E questo a partire dalla riscoperta del rapporto vitale tra fede, arte e memoria.

L’obiettivo di PA.C.E. lo ritroviamo espresso nelle parole di san Giovanni Paolo II (25 settembre 1997): «Dai siti archeologici alle più moderne espressioni dell’arte cristiana l’uomo contemporaneo deve poter rileggere la storia della Chiesa, per essere così aiutato a riconoscere il fascino misterioso del disegno salvifico di Dio». Sono una ventina i progetti di parchi giunti all’Ufficio Cei per la pastorale del tempo libero, turismo e sport e tra i primi “Terra celeste” che, dopo una fase di studio e di ricerca, diventa un libro: il volume Terra celeste. Ipotesi e percorsi per la realizzazione di un parco culturale ecclesiale nell’arcidiocesi di Chieti-Vasto sarà presentato oggi a Chieti, alle 10.30, nell’aula magna del Seminario regionale.

Tra i relatori Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto; Giorgio Agnisola, condirettore della Scuola di alta formazione di arte e teologia, Pontificia Facoltà Teologica di Napoli; Roberto diVincenzo, presidente del-l’Isnart, Istituto Nazionale Ricerche Turistiche; e don Emiliano Straccini, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale del turismo e pellegrinaggi. “Terra celeste”, il progetto di Parco culturale ecclesiale, che tocca in particolare la Majella – come sottolinea l’arcivescovo Bruno – «fa riferimento a varie figure della storia religiosa locale, in particolare a quella significativa di Pietro da Morrone, che salì al soglio pontificio col nome di Celestino V, e a quelle dei santi legati alla nostra Chiesa (da san Giustino a san Camillo de’ Lellis, a san Francesco Caracciolo…). Il popolo teatino, pur segnato dai cambiamenti in atto nelle inquietudini del post-moderno, mantiene una profonda sete spirituale: l’arte si offre veramente come uno straordinario segno della bellezza di Dio.

Qualunque paesino della diocesi io visiti, anche il più remoto sulla Majella, ha chiese belle e testimonianze artistiche spesso assai significative. Il popolo abruzzese, insomma, ha sempre cercato di esprimere la sua ricerca di Dio con la bellezza e tutto è stato curato nei secoli con impegno e amore, perché la bellezza raggiungesse gli umili di ogni tempo». Per don Emiliano Straccini, curatore del volume, «la figura di Celestino V è stimolo alla speranza: camminare per non essere soli, camminare per contemplare gli orizzonti di Dio, camminare per gustare nella profondità il sapore della fraternità e dell’integrazione Il Parco ecclesiale culturale è una grande sfida per crescere nella cura del proprio territorio e delle relazioni fra comunità».

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