sabato 10 febbraio 2018
Il segretario particolare del Papa incontra la delegazione Unitalsi al Cairo: gli incontri di Francesco con al-Tayyib dimostrano che si può dialogare e volersi bene tra persone di religioni diverse
Padre Gaid con papa Francesco (Osservatore Romano)

Padre Gaid con papa Francesco (Osservatore Romano)

«Credere non vuol dire odiare l'altro, ma amare tutti». Padre Yoannis Lahzi Gaid, egiziano copto-cattolico, primo segretario di un Papa di rito orientale cattolico e di lingua madre araba, ha incontrato al Cairo la delegazione nazionale Unitalsi, in Egitto per organizzare un inedito itinerario di fede. Ai giornalisti al seguito ha parlato della Chiesa Cattolica in Egitto e del significato del dialogo di Francesco con il mondo arabo.

Padre Gaid, come svolge il proprio ruolo pastorale la Chiesa Cattolica locale in un momento di tensioni come questo?

«Lo fa mostrandosi ed agendo come strumento di pace. Ma anche di aiuto concreto: l'educazione delle nostre scuole, la sanità negli ospedali, il lavoro della caritas. Sempre servendo tutti senza distinzioni. Così facendo offre una testimonianza di fede, di speranza, di dialogo e di mano tesa verso tutti».

Che significato hanno gli incontri di Papa Francesco con il grande Imam di al-Azhar, al- Tayyb?

«Sono la prova che si può dialogare e anche tra persone di diverse religioni. Tutte le distanze sono risultate inesistenti. Prima non c'era dialogo, ma distanza, c'era un po' di ostilità. Adesso, c'è un'amicizia profonda, c'è stato uno spezzare il pane tra il Grande Imam e Papa Francesco a Santa Marta. Tutte queste distanze si sono mostrate inesistenti. Esistevano solo perché non c'era il dialogo. L’incontro tra i due prova che le persone possono volersi bene e dare testimonianza. Quando il Grande Imam è venuto in Vaticano il Papa gli ha detto: “Il nostro incontro è un messaggio a noi cristiani e ai nostri amici musulmani”. Credere non vuol dire odiare l'altro ma voler bene a tutti».

L'Unitalsi è in Egitto per organizzare un pellegrinaggio lungo le tappe della sacra famiglia. Cosa ne pensa?

« Credo sia un'occasione per dare risalto a un aspetto della Chiesa egiziana già molto considerato. Il viaggio del Santo Padre è, esso stesso, frutto della fuga in Egitto. Il tema del viaggio, lo stemma, la medaglia, della visita apostolica dell’aprile 2017, rappresentavano la fuga in Egitto. Nella Bibbia e nella storia, anche quella della Chiesa, l'Egitto è sempre stato ricordato come terra che ha ospitato Cristo e la sua famiglia. Ma ci sono anche persone egiziane non cristiane che hanno cercato di dare forza a questa tradizione che onora il nostro Paese. Per la prima volta nella storia dell'Egitto moderno, nella nuova costituzione si fa riferimento a questo evento storico. Il viaggio del Papa ha sottolineato questo aspetto ma questa tradizione era già profondamente radicata nella società, nella Chiesa cattolica e ortodossa, ma anche nella comunità islamica».

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