sabato 26 novembre 2016
L'ex sindaco di Roma: un'intuizione che è una sfida per credenti e non
Francesco Rutelli (Fotogramma)

Francesco Rutelli (Fotogramma)

È possibile misurare l’impatto politico della misericordia e di questo Giubileo straordinario? Francesco Rutelli, presidente di Anica e sindaco di Roma durante l’Anno Santo del 2000, non nega la capacità di questo pontificato di «suscitare un interrogativo forte» nella politica. Ma ritiene che la Capitale non abbia saputo cogliere le prospettive, «anche morali », offerte dall’evento appena concluso.

Rutelli, crede che la misericordia sia un parametro applicabile alla dimensione politica attuale?

È innanzi tutto un fondamentale valore cristiano e una sfida difficile per tutti i cattolici, ma credo che il messaggio di Francesco sia anche “politico”, in un certo senso.

In che modo?

Papa Bergoglio parla spesso di «cultura dello scarto», della condizione di alcuni uomini scartati dall’economia del consumo. Un concetto forte e anche abbastanza inedito. Questo suo messaggio incrocia due realtà contemporanee. Da una parte, la crescita delle classi medie nei Paesi emergenti e il loro bisogno di un senso dell’esistenza che non può essere ridotto al consumismo. Dal-l’altra, la crisi dei nostri ceti medi confluita in quella slavina di fatti politici (che pochi si aspettavano), figlia della prospettiva di milioni di persone che si sentono sempre più scartate.

Ritiene quindi che questo pontificato stia lasciando un segno nella politica globale contemporanea?

Di sicuro getta un interrogativo forte che però non è stato ancora raccolto e, tutto sommato, neanche compreso fino in fondo. È comunque una “provocazione” che la politica deve raccogliere.

Quali, secondo lei, le maggiori differenze tra questo Giubileo e quello che ha vissuto da sindaco?

Questo è stato un Giubileo universale, cattolico più che romano, qualcosa che appartiene al significato originario dell’Anno Santo che ha ribadito il ruolo di Roma come cuore della cattolicità. Ma la dimensione di una grande capitale del mondo e dell’Occidente è mancata. Le istituzioni civili l’hanno considerato una decisione esterna da subire e non hanno saputo scorgere questa visone che interpellava Roma. C’è stata una grande partecipazione universale dei credenti, ma la città non ha saputo cogliere le prospettive economiche, politiche e anche morali di questo Giubileo. Senza nulla togliere al lavoro sulla sicurezza che è stata gestita in maniera efficiente, con dedizione e spirito di sacrificio.

Politica a parte, come valuta la risposta della città?

Nelle comunità parrocchiali, nelle iniziative ecclesiali, ho visto un desiderio di raccogliere e rilanciare il messaggio del Papa con riferimento alle problematiche sociali locali. Questo c’è stato senz’altro ed è un fatto positivo. Ha avuto un grande valore e spero che, come detto da Francesco, si chiuda la porta ma non l’attenzione alle necessità degli scartati.

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