sabato 25 novembre 2023
La storia dell'Amazon degli articoli religiosi (la più grande in Europa) affonda le radici nel movimento ecclesiale Familiaris Consortio. «Vendiamo il 75% all'estero»
Un'artigiana al lavoro su alcune delle statue in vendita sul sito di Holyart

Un'artigiana al lavoro su alcune delle statue in vendita sul sito di Holyart - -

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A Gavassa, una frazione di Reggio Emilia, dovevano arrivare cinesi e americani a fare sfracelli. La joint venture sino-statunitense Silk-Faw aveva annunciato nel maggio 2020 l’apertura di un mega stabilimento per la produzione di auto elettriche di lusso: valore dell’investimento un miliardo di euro, mille i nuovi posti di lavoro prospettati insieme a una forte spinta competitiva per tutta la Motor Valley emiliana. Un bel film stando al trailer, solo che la proiezione è iniziata con i titoli di coda, lo scorso marzo, ed è finita lì, tra la delusione di tanti, l’imbarazzo degli amministratori locali e le indagini delle Fiamme Gialle. Ma mentre per Gavassa svaniva il sogno di diventare la nuova Maranello delle supercar a batteria, nella sua zona industriale ad aprile veniva inaugurato un altro grande stabilimento, da 10mila metri quadrati, sempre di un leader di settore, Holyart. Ora ad affacciarsi su uno dei tratti autostradali più battuti d’Italia, tra la stazione dell’alta velocità firmata da Santiago Calatrava e la nuova sede italiana del colosso olandese Kramp – ricambi e accessori per il settore agricolo – è un imponente edificio dal design accattivante e con un chiaro rimando alla fede, nel nome e nel logo (con buona pace della vicina via intitolata a Lenin).

Lo stabilimento di Holyart a Reggio Emilia

Lo stabilimento di Holyart a Reggio Emilia - -

Holyart è una società nata nel 2007 e cresciuta silenziosamente fino a diventare la più grande realtà di e-commerce di arte sacra e articoli religiosi in Europa: rosari, candele, presepi, icone, tabernacoli, paramenti, statue, manufatti di monasteri... sono 60mila i prodotti in vendita sul sito, adesso stoccati in un magazzino all’avanguardia dove un sistema realizzato da un’eccellenza italiana del packaging, la umbra Cmc Machinery, arriva a impacchettare anche 1.000 colli all’ora. L’azienda reggiana ha registrato lo scorso anno un fatturato di 15 milioni di euro e con il nuovo investimento punta a raggiungere i 50 milioni e a passare dagli attuali 50 dipendenti a 200. Sempre auspici e proiezioni, però qui, dopo il trailer, il film è partito veramente.

Il cofondatore di Holyart, Stefano Zanni

Il cofondatore di Holyart, Stefano Zanni - -

Alle origini di questa vicenda imprenditoriale ci sono un ingegnere di Sassuolo, Stefano Zanni, e un amico fotografo di Sant’Ilario – cittadina sul limes tra Reggio e Parma – Gabriele Guatteri. Fu quest’ultimo che 17 anni fa, intento a chiudere un’attività e a vendere la merce rimasta in magazzino, ma in difficoltà nel piazzare una serie di articoli religiosi, chiese aiuto a Zanni, che allora era anche docente al Master in Business Administration “Profingest” di Bologna. Provarono con la vendita online e la cosa funzionò. Decisero allora di spingersi più in là, in un ambito che agli occhi dei più non aveva grandi potenzialità commerciali, anzi, ma che per loro aveva comunque un valore speciale.

Un'artigiana al lavoro su una delle opera in vendita sul sito di Holyart

Un'artigiana al lavoro su una delle opera in vendita sul sito di Holyart - -

Zanni, 53 anni, oggi l’amministratore delegato, seduto in una delle sale riunioni della nuova sede dove campeggia un’Ultima Cena realizzata dall’artista reggiano Alfonso Borghi, ci parla dei risvolti meno visibili del suo lavoro. Per esempio la mappatura sui generis del radicamento della fede. «In Europa siamo paradossalmente più forti nei Paesi più secolarizzati – racconta – in Italia o in Polonia c’è molta concorrenza offline, ci sono ancora molti punti di vendita fisici, il che ci rende comunque contenti perché è un segno di vitalità della Chiesa. In Francia, invece, tolti Lourdes e Parigi, è il deserto come negozi, ma non come credenti, quindi l’online sopperisce. Anche in Germania o in Inghilterra. Il 75% del nostro fatturato è con l’estero». Il nostro Paese resta cruciale per l’offerta. «In Italia abbiamo piccoli distretti nascosti, per esempio nelle Marche per i rosari fatti a mano, in Toscana per le statuine del presepe, al Sud per la lavorazione dell’argento, in Lombardia per i cesellatori di calici, pissidi, patene... un patrimonio di made in Italy che cerchiamo di valorizzare». L’analisi dei clienti mostra più di un apparente paradosso. «Le cose più costose le vendiamo in Africa – continua Zanni – il che non è sorprendente se uno conosce il loro senso del sacro. Se uno va in certe valli alpine da noi e guarda i paesi dall’alto vede tetti brutti o rovinati delle case ma non quello della chiesa, in scandole. Per fare un tetto così bisogna tagliare con un’accetta tutte le scandole di legno e inchiodarle una a una. È molto oneroso, ma il tetto dura cent’anni. Per le loro chiese anche i nostri genitori e nonni, seppure poveri, volevano il meglio».

Dietro l'impresa una storia di fede

Holyart non è solo un nuovo capitolo dell’imprenditoria emiliana. È anche un frutto di una storia di fede che ha segnato la diocesi di Reggio Emilia-Guastalla nel post Concilio, anche se non molto conosciuta fuori dai suoi confini. Iniziò con un sacerdote originario di Sant’Ilario, don Pietro Margini (1917-1990), da cui nacque quello che è oggi il Movimento Familiaris Consortio: in pillole, gruppi di famiglie, in genere da tre a sette, che formano piccole comunità, vivendo vicine quando è possibile, per aiutarsi vicendevolmente a mantenere una misura alta della vita cristiana. «La mia comunità è fatta di cinque famiglie, conta 22 figli in totale» spiega Zanni, che appartiene al movimento come il cofondatore Guatteri e diversi altri in azienda, tra cui anche diaconi permanenti.

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Fede e opere. Riguardo alla prima, la Familiaris Consortio è stata negli ultimi trent’anni anche un vivaio di vocazioni per la diocesi – 25 i sacerdoti ordinati – e riguardo alle seconde balza agli occhi un altro esempio: in un momento in cui le scuole cattoliche arrancano e arretrano un po’ ovunque, il movimento di scuole ne ha aperte tre tra Reggio Emilia e Sant’Ilario – elementari, medie e un liceo – con seicento iscritti.

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«Per i prodotti che vendiamo, per dove arrivano, sentiamo una grande responsabilità morale – dice Zanni – la mia preghiera è sempre stata: Signore c’entri così tanto tu qua dentro, che se vedi che andiamo nella direzione sbagliata fermaci». L’arcivescovo Giacomo Morandi, nel corso della Messa che ha celebrato nella sede di Holyart lo scorso 5 ottobre, ha volto questa preghiera in positivo: «Ciò che esce da questo magazzino possa aiutare le persone a contemplare il volto di Cristo».

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