sabato 20 giugno 2015
Pedro Ricardo Barreto Jimeno, gesuita, è arcivescovo di Huancayo, in Perù, dal 2004. Entrato nella Compagnia nel 1961, a 17 anni, è stato ordinato sacerdote nel 1971. Da allora ha svolto vari incarichi come direttore spirituale del Colegio Cristo Rey di Tacna, superiore di varie comunità di gesuiti e coordinatore della rete apostolica gesuita di Tacna e Moquegua. Nel 2001 è stato nominato vescovo vicario apostolico di Jaén. Nel 2005 l’arcivescovado di Huancayo ha lanciato l’iniziativa di un tavolo di dialogo per «una soluzione integrale e sostenibile alla questione ambientale». Da allora la custodia della “casa comune”, nell’ambito di una difesa a 360 gradi degli ultimi, è stata tra le priorità della pastorale di monsignor Barreto. Come responsabile dell’Azione sociale della Conferenza episcopale latinoamericana, nel 2007, ha partecipato alla Conferenza di Aparecida.«L’enciclica ecologica e sociale di papa Francesco avrà certamente un forte impatto in America Latina dove le risorse naturali sono oggetto di sfruttamento selvaggio e il dramma della distruzione dell’Amazzonia pesa gravemente sul destino dell’intera umanità». Il gesuita Pedro Barreto Jimeno, arcivescovo di Huancayo in Perù, è stato appena nominato referente della Conferenza episcopale latinoamericana (Celam) presso la Repam, la Rete ecclesiale panamazzonica, la cui creazione è stata sollecitata dallo stesso papa Francesco. La stampa l’ha ribattezzato “il guardiano dell’Amazzonia”. Ma «tutti – afferma – dobbiamo essere guardiani della creazione». Da anni in prima linea nella denuncia della deforestazione prodotta dalle multinazionali minerarie e dall’espansione delle monocolture, il gesuita è stato il referente di Bergoglio per la parte del Documento di Aparecida sulla cura del creato. La critica a un modello di sviluppo predatorio, l’ambiente come “casa comune”, la difesa della biodiversità, l’attenzione ai popolazioni, l’allarme per il cambiamento climatico sono i temi della Laudato si’ che erano già tutti presenti nel testo di Aparecida, del quale Bergoglio è stato coordinatore. La Repam risponde alla «necessità urgente di proteggere la vita in armonia con la natura a partire dalla diffusa e molteplice presenza della Chiesa in Amazzonia – spiega Barreto ad Avvenire –. La Rete ha assunto la missione di sensibilizzare l’America e il mondo sull’importanza dell’Amazzonia per l’umanità». E di organizzare una pastorale che, nel rispetto delle specificità locali, favorisca un modello di sviluppo al servizio del bene comune, in cui si privilegino i poveri. Il 3 marzo scorso, Barreto e il cardinale Claudio Hummes hanno presentato la Repam a Francesco. «L’abbiamo definita uno spazio di formazione, riflessione e azione pastorale alla luce della nuova lettera enciclica sull’ambiente », afferma l’arcivescovo di Huancayo. «La fame irrazionale e irresponsabile di risorse sta devastando la Terra». E gli effetti più brutali, aggiunge, ricadono «sui più poveri, i lontani, gli esclusi». Laudato si’, dunque, «come ha detto papa Francesco – sottolinea Barreto – sarà anche il contributo della Chiesa al vertice Onu sul cambiamento climatico di Parigi». Un momento cruciale per la futura politica ambientale. E gli equilibri del pianeta. L’Amazzonia, da cui dipende il 20 per cento dell’ossigeno mondia-le, racchiude nei suoi sette milioni di chilometri quadrati di estensione la complessità della posta in gioco. Francesco, dando impulso – con il sostegno del Pontificio Consiglio di giustizia e pace – alla Repam ha già anticipato le prerogative della Laudato sì’. E significa che «la Chiesa non sta in Amazzonia con le valigie pronte, come quelli che vengono a sfruttarla e vanno via». L’enciclica, alla cui presentazione Barreto è mancato per un soffio, dopo aver ricordato l’importanza di quei «polmoni colmi di biodiversità» come l’Amazzonia, ne denuncia – in accordo con il Documento di Aparecida – le proposte di internazionalizzazione «che servono solo agli interessi economici delle multinazionali» spiega il presule. Interessi multimilionari e idolatria del denaro. Chi si oppone allo sfruttamento selvaggio rischia, spesso, la vita. Nel solo 2014 sono stati assassinati 116 ambientalisti, in media due alla settimana. La foresta, che abbraccia nove nazioni latinoamericane è però «fonte di vita nel cuore della Chiesa», sottolinea l’arcivescovo di Huancayo. E spiega: «Se la sua ricchezza naturale, data la concentrazione di biodiversità, è incommensurabile, ancora maggiore è la ricchezza culturale dell’Amazzonia, dove vivono, da tempo immemorabile, 35 milioni di persone, tra cui tre milioni di indigeni. La Chiesa con la Repam vuole ascoltare il loro grido e accompagnarne le speranze, mettendo in pratica gli orientamenti della Laudato si’».
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