giovedì 25 giugno 2015
​Il Messaggio dei vescovi per la 10ª Giornata per la custodia del creato (1° settembre) invita a riscoprire una “sapienza dell’umano, capace di amare la terra, per abitarla con sobria leggerezza”.
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La 10ª Giornata per la custodia del creato (1° settembre 2015) sarà celebrata alla vigilia del Convegno Ecclesiale di Firenze e dell’inizio del Giubileo della Misericordia, e soprattutto alla luce dell’Enciclica “Laudato si’” di Papa Francesco. Il Messaggio preparato dai Vescovi italiani invita a riscoprire una “sapienza dell’umano, capace di amare la terra, per abitarla con sobria leggerezza”. Tra i temi affrontati la necessità di ripensare gli stili di vita, di tutelare il clima, di rafforzare un’economia sostenibile.
1. Leggere i segni, per comprendere i tempi “Quando si fa sera, voi dite: ‘Bel tempo, perché il cielo rosseggia’; e al mattino: ‘Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo’. Sapete dunque interpretare l’aspetto del cielo e non siete capaci di interpretare i segni dei tempi?” (Mt 16,2-3). La risposta di Gesù ai farisei e sadducei invita a leggere i segni – quelli nel cielo come quelli nella storia – per vivere il tempo con saggezza, cogliendo, nella sequenza dei momenti, il kairòs – il tempo favorevole – in cui il Signore chiama a seguirlo. Quest’anno, a dare un particolare significato alla Giornata per la custodia del creato, vengono a convergere tanti elementi, a partire dall’Enciclica Laudato si’ che Papa Francesco ha dedicato alla questione ambientale. Assume poi un forte rilievo il 5° Convegno Ecclesiale Nazionale (“In Gesù Cristo, il nuovo umanesimo”, Firenze, 9-13 novembre 2015), così come il Giubileo della misericordia che si aprirà l’8 dicembre 2015. Uno sguardo credente cercherà di cogliere nei momenti evidenziati i legami che lo Spirito intesse, con una lettura in profondità dei segni dei tempi, secondo l’indicazione formulata proprio cinquant’anni fa dalla Costituzione conciliare Gaudium et spes. In questa direzione, vorremmo riscoprire in questo Messaggio una “sapienza dell’umano”, capace di amare la terra, per abitarla con sobria leggerezza. 2. Per un umano rinnovato L’orizzonte del Convegno Ecclesiale di Firenze orienta la Chiesa italiana ad una rinnovata meditazione dello stile di umanità che scaturisce dalla contemplazione di Gesù Cristo, il Figlio dell’Uomo. Come ci ricorda il Papa, Gesù “invitava a riconoscere la relazione paterna che Dio ha con tutte le creature e ricordava loro con una commovente tenerezza come ciascuna di esse è importante ai suoi occhi” . Un creato, dunque, da gustare in tutta la sua bellezza ed in rendimento di grazie, da abitare con coraggio, sobrietà e in solidarietà con i poveri, entro la grande comunione delle creature. Un creato riconosciuto, alla luce della Pasqua, come la grande opera del Dio uni-trino, vivificata e condotta a compimento dallo Spirito creatore (cf. Rm 8,19ss): costituito “secondo il modello divino”, è quindi esso stesso “una trama di relazioni” . La creazione appare così come spazio da abitare nella pace, coltivandolo e custodendolo, per costruirvi una vita buona condivisa. L’esperienza di tante generazioni credenti si fa così invito per noi, perché impariamo anche oggi a vivere in tale orizzonte la nostra umanità, abitando la terra con una sapienza capace di custodirla come casa della famiglia umana, per questa e per le prossime generazioni. 3. Una casa abitabile per la vita di tutti Tale sapienza porta in sé sfide e compiti impegnativi. Emerge anzitutto una forte istanza di giustizia, per superare con decisione un sistema economico che non si cura dei soggetti più fragili, ma anche una profonda esigenza di ripensamento dei nostri stili di vita. Mossi da una spiritualità orientata alla “conversione ecologica” , essi dovranno essere leggeri, orientati alla giustizia e sostenibili sul piano personale, familiare e comunitario. Occorre tornare ad apprendere cosa significhi sobrietà, ripensando anche i nostri stili alimentari, privilegiando, ad esempio, le produzioni locali e quelle che provengono da processi rispettosi della terra. Strettamente connessa a tale importante questione è la difficoltà a garantire il diritto al cibo in un tempo di instabilità climatica crescente. Sempre più spesso eventi metereologici estremi devastano la terra e la vita delle persone. Siamo invitati a quella “responsabilità di proteggere” che impegna le Nazioni a un’azione condivisa per contenere le emissioni che modificano il clima e riscaldano il pianeta. È “urgente e impellente lo sviluppo di politiche” affinché “nei prossimi anni l’emissione di anidride carbonica e di altri gas altamente inquinanti si riduca drasticamente, ad esempio, sostituendo i combustibili fossili e sviluppando fonti di energia rinnovabile” . Il 2015 vedrà un appuntamento fondamentale in tal senso: la Conferenza delle Parti (COP 21), che si terrà a Parigi per definire il quadro di riferimento per la tutela del clima nei prossimi anni. La comunità internazionale è chiamata a raggiungere accordi vincolanti, capaci di limitare l’entità del mutamento, condividendo impegni e rischi secondo giustizia. Vorremmo richiamare, in particolare, l’esigenza di un forte impegno del Governo italiano, per un accordo di alto profilo, che garantisca un futuro sostenibile al clima planetario. Contribuire a tale impegno significherà anche per l’Italia rafforzare la sostenibilità dell’economia, privilegiando sempre più le energie rinnovabili e potenziando l’ecoefficienza, offrendo così anche nuove opportunità di lavoro. 4. Per una Chiesa in uscita La Chiesa italiana si sente profondamente coinvolta in tale impegno ed avverte la responsabilità di contribuirvi per quanto le è possibile. Alcune indicazioni in tal senso possono venire da una ripresa delle “cinque vie” proposte dalla Traccia per il Convegno Ecclesiale di Firenze. Leggendole in relazione alla Giornata per la custodia del creato, vi scopriamo l’invito ad essere: • una Chiesa che sa uscire da ambiti ristretti, per assumere il creato tutto – anche nelle ultime periferie – come orizzonte della propria missione e della propria cura; • una Chiesa che sa annunciare il Vangelo, come buona novella per l’intera creazione, come orientamento ad un umano capace di coltivarla in modo creativo e rispettoso; • una Chiesa che abita la terra, come sentinella, custodendone la bellezza e la vivibilità, contro tante forme di sfruttamento rapace ed insostenibile, contro le diverse forme di illegalità ambientale; • una Chiesa che educa – con parole, gesti e comportamenti – a stili di vita sobri e sostenibili, amanti della giustizia ed allergici alla corruzione; • una Chiesa che trasfigura il creato, celebrando il Creatore e facendo memoria del suo dono nell’Eucaristia, spazio di benedizione vivificante. 5. Su vie di pace Percorrendo tali vie accadrà spesso di incontrarvi cristiani di altre confessioni, pure impegnati nella celebrazione di questo tempo del creato e mossi dalla stessa profonda preoccupazione . Accadrà pure talvolta di scoprire percorsi condivisi con i credenti di altre fedi e con tanti uomini e donne di buona volontà. La collaborazione alla custodia del creato costituisce, infatti, anche uno spazio di dialogo fondamentale, un contributo alla costruzione di pace al cuore della famiglia umana, in un tempo in cui essa appare minacciata. Accogliamo in quest’anno l’invito alla riconciliazione che viene da Dio, sapendo che la pace con il Creatore – lo ricordava il santo papa Giovanni Paolo II nel Messaggio per la Giornata Mondiale della pace del 1990 – chiama a vivere una pace profonda con tutto il creato. Roma, 24 giugno 2015 Solennità della Natività di San Giovanni Battista LA COMMISSIONE EPISCOPALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO, LA GIUSTIZIA E LA PACE LA COMMISSIONE EPISCOPALE PER L’ECUMENISMO E IL DIALOGO
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