lunedì 13 febbraio 2017
Il segretario generale Cei a un incontro di formazione con le Figlie di Maria Ausiliatrice è tornato a parlare del documento di papa Francesco: «Risvegliamo nei giovani il desiderio di sposarsi»
Galantino: «L'Amoris Laetitia ci chiede accoglienza e inclusione»

L'Amoris laetitia? Un dono a tutta la Chiesa per recuperare uno sguardo evangelico realistico su un'esperienza umana tanto straordinaria quanto fragile, quella della famiglia.

Lo spiega il vescovo Nunzio Galantino, segretario generale Cei, in un ampio intervento pronunciato nell'ambito di un incontro formativo per le religiose salesiane sul tema “Cultura dell’incontro e Amoris Laetitia (Famiglia, Chiesa, educazione): una lettura teologico-antropologica”. Esperienza tanto straordinaria «da coinvolgere tutti, direttamente o indirettamente». Tanto fragile «da proporci continuamente esperienze familiari faticose, a volte addirittura drammatiche».

Galantino collega il senso profondo dell'Esortazione postsinodale di papa Francesco sia al dettato conciliare sia al magistero dei Pontefici precedenti, Giovanni XXIII, Paolo VI, Benedetto XVI.

I riferimenti più frequenti sono però per Giovanni Paolo II e per la Familiaris Consortio, l'Esortazione apostolica che seguì al Sinodo sulla famiglia del 1981. A dimostrazione che la nuova "Costituzione familiare" della Chiesa - uscita dal "doppio" Sinodo 2014-2015 - non cancella affatto quanto insegnato in precedenza su matrimonio e famiglia, ma elabora, sviluppa, adegua le verità di sempre alle mutate sensibilità dei nostri giorni. Importante anche il ponte ideale tra le cinque azioni pastorali approfondite dal Convegno ecclesiale di Firenze del 2016 - e cioè uscire, annunciare, abitare, educare e trasfigurare - e le quattro indicazioni di Amoris Laetitia - accogliere, accompagnare, discernere e integrare - in un rimando di significati e di impegni tutt'altro che casuale.

«L'Amoris Laetitia - sottolinea il segretario generale Cei - ci spinge a questo nuovo sguardo, ad attivare processo segnati da un'accoglienza sincera, da un accompagnamento discreto, da una capacità di discernimento intelligente e da una delicata e coraggiosa inclusione delle fragilità». In questa prospettiva l'esigenza di una pastorale familiare chiamata a recuperare le istanze che caratterizzano la cultura dell'incontro e delle relazioni, perché la missione della Chiesa non quella di fare come un «cane ringhioso davanti alle porte del cuore del Padre».

Galantino ha ricordato che anche oggi, come emerso anche dal dibattito sinodale, il desiderio tra i giovani di far famiglia, resta molto vivo, ma si è anche chiesto quale accoglienza la società civile e la Chiesa riservano a questo "sogno nuziale", come a ribadire la diffusa inadeguatezza delle risposte. Da una parte infatti c'è una preoccupante incapacità di comprendere il "precariato affettivo" che paralizza i sogni di tanti giovani - reso più acuto dall'assenza i politiche familiari e dalla diffusa mancanza di lavoro e di soluzioni abitative a prezzi adeguati - dall'altra c'è un «vuoto di accompagnamento pastorale», dalla Cresima in poi, che pone tante domande alle nostre comunità: «Se è vero che i conviventi hanno reso pubblico il loro amore, ma nello stesso tempo hanno resi manifesti i dubbie le paure nel vivere in pienezza quella relazione, come mostrare loro il Sacramento delle nozze come chiamata alla libertà?».

Si tratta quindi di aprirsi a un nuovo orizzonte che, da un lato sappia proporre un accompagnamento più articolato per «intercettare i giovani conviventi e ridestare in loro, con un annuncio pieno di bellezza, il desiderio di sposarsi», dall'altro avviare un discernimento pastorale in grado di«orientarsi nell'interno della complessità del mondo, nelle variegate situazioni che si presentano».

E, come ribadito da Galantino, queste situazioni presentano spesso il volto della fragilità e della disgregazione familiare. Il segretario generale della Cei ha ricordato i dati sempre più allarmanti delle separazioni (89.303 nel 2014) e dei divorzi (57.868) e li ha posti in relazione ai 2.502 libelli per la richiesta delle dichiarazioni di nullità al Tribunali ecclesiastici. Una differenza numerica che interroga la Chiesa. «E gli altri, quei 50mila che non hanno introdotto la causa di nullità, battezzati e membri della Chiesa, in quale condizione esistenziale e di cammino di fede si trovano? Quanti di loro avranno trovato un luogo dove essere ascoltati, dove essere accompagnati, dopo aver fatto tutto il possibile per ricostruire quel matrimonio, a verificare che vi fossero le condizioni per avviare un processo di nullità?». E quando questi condizioni non esistono, chi sostiene, incoraggia e accompagna queste persone che nella maggior parte dei casi si sentono lontane dalla Chiesa? In tutte questi situazioni - è il consiglio di Galantino in sintonia con Amoris Laetitia - occorre allenarsi a una «prospettiva meno giudicante e più luminosa, attraverso il collirio della misericordia». Oltre a non più dilazionabile recupero della capacità di formare le coscienze, mettendola parte le crisi di panico di fronte ai cambiamenti culturali che stiamo vivendo.

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