venerdì 9 agosto 2019
Oggi la memoria liturgica della carmelitana convertita dall’ebraismo e martire ad Auschwitz, su cui crescono pubblicazioni e iniziative. Il successo dell’Associazione a lei dedicata in Austria
Edith Stein

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Oggi, memoria liturgica di santa Teresa Benedetta della Croce, al secolo Edith Stein (1891-1942), il martirologio romano la ricorda come «vergine dell’Ordine delle Carmelitane Scalze e martire, che, nata ed educata nella religione ebraica, dopo avere per alcuni anni tra grandi difficoltà insegnato filosofia, intraprese con il battesimo una vita nuova in Cristo, proseguendola sotto il velo delle vergini consacrate, finché sotto un empio regime contrario alla dignità umana e cristiana fu gettata in carcere lontana dalla sua terra e nel campo di sterminio di Auschwitz fu uccisa in una camera a gas». Sintetizzata in poche righe una vicenda umana e di fede vertiginosa. E che resta viva, di grande attualità, come si può constatare dal numero di pubblicazioni che continuano a uscire in diverse lingue sulla santa e dalle iniziative che si ispirano a lei. In Austria per esempio l’Associazione Edith Stein, fondata sette anni fa, conosce un successo crescente. Il carmelitano padre Roberto Maria Pirastu, che ne è il presidente, spiega che «alle nostre conferenze vengono persone di ogni estrazione sociale, dal contadino al professore universitario, e siamo colpiti da questa questa eterogeneità. La figura di Edith Stein attrae persone in ricerca che magari hanno difficoltà con una fede devozionale, con santi più “classici” se così si può dire. Chi ha un livello di istruzione superiore si trova poi di fronte a una santa intellettualmente molto robusta, passata per la filosofia contemporanea, allieva di Edmund Husserl, che usa un linguaggio razionale, chiaro, anche tagliente. Poi è attuale anche per un altro motivo. Edith Stein a 14 anni decise di non pregare più, accantonò la fede – che allora era quella ebraica – come fanno anche tanti adolescenti di oggi dopo la Cresima. Ma poi alla fede tornò in modo molto cosciente e ponderato. Questo può dare speranza anche a molti genitori che soffrono nel vedere i figli diventare non credenti o non praticanti».

Quella folgorazione nel duomo di Francoforte

La storia della conversione di Edith Stein resta uno dei capitoli più affascinanti della sua vita. A partire da un episodio meno conosciuto di altri. «Lo racconta lei nella sua autobiografia – continua padre Pirastu – un giorno stava visitando il duomo di Francoforte, un po’ come turista, con altre persone, e vide a un certo punto un signora entrare in chiesa con le borse della spesa, inginocchiarsi e pregare. La colpì quel mettersi a tu per tu con Dio, con quella naturalezza. Era un atteggiamento che non aveva visto in sinagoga o nelle chiese evangeliche, dove si va per le liturgie, per la preghiera organizzata». Sulla famosa notte in cui Edith Stein avrebbe invece letto tutto d’un fiato la vita di santa Teresa D’Avila, trovata per caso, decidendo alla fine della lettura di convertirsi, padre Pirastu fa una precisazione: «Questo fu scritto dalla sua prima biografa, suor Renata dello Spirito Santo, che fu la sua prima priora a Colonia e che usò un linguaggio un po’ enfatico, aggiungendo alcuni aneddoti per sottolineare alcuni aspetti biografici, ma che non erano storicamente precisi. Oggi sappiamo dai documenti che Edith Stein quel libro lo aveva ricevuto alcuni mesi prima, che frequentava già gli scritti di Teresa d’Avila. Si tende piuttosto a pensare che in quella famosa notte, dopo aver già maturato la conversione al cristianesimo, decise che la sua casa era la Chiesa cattolica».

Padre Roberto Maria Pirastu, a una conferenza dell'Associazione Edith Stein Austria

Padre Roberto Maria Pirastu, a una conferenza dell'Associazione Edith Stein Austria

La caduta dei «paraocchi intellettuali»

Sempre riguardo alla sua conversione Edith Stein scrive che per lei caddero dei paraocchi intellettuali, che le impedivano di credere. Padre Pirastu racconta di come anche in questo la santa carmelitana sia stata una guida speciale per lui: «Io sono nato a Cagliari nel 1968, da una madre tedesca che si era innamorata di mio padre sardo durante una vacanza. I miei genitori non hanno battezzato né me né i miei fratelli. Sono cresciuto non credente. Dopo il liceo a Cagliari mi sono laureato in informatica in Germania e poi ho fatto un dottorato sempre informatica teorica a Linz, in Austria. Mi ponevo già da adolescente le grandi domande della vita, ma anch’io avevo un approccio intellettualistico. Per esempio mi sembrava superbo da parte dell’uomo pensare che Dio si fosse fatto uomo. E anche a me a un certo punto sono caduti i paraocchi intellettuali. A 24 anni ho chiesto il Battesimo, pensando già alla vita religiosa. Ho avuto contatti con diversi ordini, però presto ho capito che il Carmelo era per me il luogo migliore, anche per la spiritualità di santa Teresa d’Avila che mi corrispondeva molto, come metodo di preghiera. Penso che Edith Stein abbia avuto un’esperienza simile leggendo santa Teresa, che le ha mostrato un modo di rapportarsi a Dio, a Gesù, che le andava a pennello, che l’ha fatta passare da una dimensione molto intellettuale, “di testa”, a un’altra di cuore, di amicizia con Gesù».

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