Discorso alla Fao. Le sfide della Laudato si' alla coooperazione internazionale


Mons. Fernando Chica Arellano lunedì 26 ottobre 2015

1. Ringrazio vivamente il direttore generale della Fao, il professor José Graziano da Silva, per aver organizzato la presentazione dell’Enciclica del Santo Padre, Laudato si’, sulla cura della casa comune, in questo bel luogo. Ringrazio, inoltre, tutti coloro che hanno parlato prima di me e quanti hanno collaborato affinché questo incontro diventasse una piacevole realtà. Grazie, infine, a tutti i presenti. 2. La Laudato si’ mostra un’interessante metodo di interpretazione delle questioni di rilevanza internazionale che riguardano la tutela dell’ambiente, i cambiamenti climatici, il lavoro agricolo, l’impiego delle nuove tecnologie, il diritto all’acqua, la perdita di biodiversità, l’aumento della popolazione mondiale, così come sulla sostenibilità di qualunque tipo di sviluppo. Per affrontare questi importanti temi, il paradigma utilizzato da papa Francesco nell’Enciclica, è quello dell’ecologia integrale, una visione ampia che propone linee di azione congiunte per la promozione della dignità umana, l’attenzione alle persone con maggiori necessità, la lotta contro la povertà, la cura del pianeta. Il Santo Padre invita a inquadrare le questioni ambientali all’interno di un solido fondamento antropologico (cf. LS, 137-139). Ciò richiede di mettere la persona umana al centro di qualunque iniziativa finalizzata alla salvaguardia del pianeta e alla ricerca di uno sviluppo autenticamente sostenibile, che si trasformerà, così, in uno sviluppo umano sostenibile. In tale contesto, l’Enciclica ci offre un metodo e un cammino: il dialogo. Un dialogo autentico, onesto e trasparente. Tale via assume un ruolo fondamentale e non meramente convenzionale, poiché si trasforma nel percorso per conseguire il bene comune. Al riguardo, dice papa Francesco: “Nelle condizioni attuali della società mondiale, dove si riscontrano tante inequità e sono sempre più numerose le persone che vengono scartate, private dei diritti umani fondamentali, il principio del bene comune si trasforma immediatamente, come logica e ineludibile conseguenza, in un appello alla solidarietà e in una opzione preferenziale per i più poveri” (LS, 158). La ricerca del bene comune, infatti, è l’unico modo per sconfiggere quell’egoismo per cui nel modo continua ad esserci un numero tanto elevato e scandaloso di persone in condizioni inumane di povertà, fame, invisibilità sociale. Non si tratta di favorire un gruppo di pochi privilegiati e, magari, sempre gli stessi. La terra è la casa di tutti. L’ambiente è una bene collettivo. Nessuno è esonerato dal prendersene cura. I beni del pianeta hanno una destinazione comune: sono per tutti. Collaborare in ciò che riguarda e beneficia tutti significa, pertanto, abbandonare interessi meschini e limitati. Significa pure che, nel servizio alla vita umana, non possiamo continuare a pronunciare solo parole, a formulare dichiarazioni solenni. E’ necessario che queste ultime siano accompagnate inesorabilmente dal realismo di gesti tangibili, di azioni concrete, di mezzi e decisioni efficaci. Non sarà la fame in astratta a muovere i cuori e le volontà affinché mettano fine a questo flagello che tormenta l’umanità. Quanti la soffrono non sono un mero oggetto di statistiche e bilanci. I senza nulla, gli affamati, quanti patiscono le inclemenze e i disastri del clima, sono persone. Nonostante si cerchi di zittire il loro grido o sia faticoso ascoltarlo, non smettono di urlare, poiché ai poveri non resta che quel grido (cf. LS, 49). Con esso reclamano uno sguardo sui loro volti sfigurati. Volti che ci chiedono con urgenza di uscire dalla nostra passività e indifferenza. Gli ultimi di questo mondo non ammettono attese né dilazioni a lungo termine (cf. LS, 48. 59). Se tutti noi qui presenti acquisissimo questa pedagogia, questa logica dei piccoli gesti, e abbandonassimo la prassi tanto diffusa dello “scaricabarile”, pensando che qualcun altro si incaricherà di risolvere il problema; se non attendessimo ciò che possono fare gli altri e pensassimo a quel che posso fare io, o, meglio, a ciò che sto facendo io ora (cf. LS 19), probabilmente sarebbe più prossimo alla realtà il sogno di tanti di noi: che la malnutrizione, la povertà, il degrado ambientale, vengano relegati a una pagina lontana della storia, a un passato remoto; che questi flagelli si considerino come reperti da museo, senza alcuna attinenza con il presente, né possibilità di ripetersi nel futuro. La Laudato si’ di papa Francesco si pone senza dubbio al servizio di questa nobile causa. Spero che anche noi facciamo lo stesso. Molte grazie. 3. Dialogo “con tutti e fra tutti”: a questo ci invita l’Enciclica. Dialogo a cui si affida l’impegno di trovare mezzi, fondi finanziari e cammini comuni per liberare la famiglia umana dall’angustia imperiosa che nasce dalla povertà, dalla fame, dal degrado ambientale. Costruendo attraverso di esso quei “ ponti” necessari per rafforzare e rendere efficaci le diverse iniziative e organizzazioni. E ciò partendo dalla responsabilità di ciascuno, dallo sforzo quotidiano per contribuire in qualche modo alla cura della casa comune. Ognuno può o deve fare qualcosa (cf. LS, 211-212). Certamente, sono necessari criteri per l’azione che affrontino le differenti questioni in forma globale e integrale, tenendo presente che la sostenibilità è frutto della solidarietà tra le generazioni, affinché la tutela dell’ambiente si trasformi in servizio a tutti gli uomini e le donne di oggi e anche di domani. Papa Francesco, però, ci ricorda pure che, sulle questioni in oggetto, non solo sono importanti i grandi accordi. Un’”ecologia integrale è fatta anche di semplici gesti quotidiani con i quali rompiamo la logica della violenza, dell’accaparramento, dell’egoismo” (LS, 230). *** Osservatore permanente della Santa Sede presso le organizzazioni e gli organismi delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao, Ifad, Pam)

TRADUZIONE A CURA DI LUCIA CAPUZZIIl testo integrale in spagnolo1. Agradezco vivamente al Director General de la FAO, Profesor Josè Graziano Da Silva, el haber organizado este bella iniciativa de la presentación en este hermoso lugar de la Encíclica del Santo Padre “Laudato sì”, sobre el cuidado de la casa común. Doy las gracias a todos los que me han precedido en el uso de la palabra así como a todos los que han colaborado para que este encuentro haya sido un gozosa realidad, a la vez que agradezco la presencia de todos ustedes. 2. La Laudato si’  muestra una interesante metodología de interpretación de las cuestiones de relevancia internacional que conciernen a la tutela del medio ambiente, los cambios climáticos, el trabajo agrícola, el uso de las nuevas tecnologías, el derecho al agua, la pérdida de la biodiversidad, el aumento de la población del planeta, así como la sostenibilidad de todo tipo de desarrollo. Para abordar estas significativas temáticas, el paradigma utilizado por el Papa Francisco en su encíclica es el de la ecología integral, visión amplia que propone líneas de acción conjuntas para la promoción de la dignidad humana, la atención a los más depauperados, la lucha contra la pobreza y el cuidado del planeta. Es decir, el Santo Padre invita a enfocar los procesos de la naturaleza desde un sólido fundamento antropológico (cf. LS, 137-139). Esto requiere poner la persona humana en el centro de toda iniciativa encaminada a la salvaguarda del planeta y al fomento de un desarrollo auténticamente sostenible, que se volverá así un desarrollo humano sostenible. En este contexto, la encíclica nos ofrece un método y un camino: el diálogo, diálogo que ha de ser auténtico, honrado y transparente. Esta vía asume un papel fundamental y no solo convencional, pues se transforma en el vehículo que favorece el bien común. Al respecto, dice el Papa Francisco: «En las condiciones actuales de la sociedad mundial, donde hay tantas inequidades y cada vez son más las personas descartables, privadas de derechos humanos básicos, el principio del bien común se convierte inmediatamente, como lógica e ineludible consecuencia, en un llamado a la solidaridad y en una opción preferencial por los más pobres» (LS, 158). En efecto, la búsqueda del bien común es lo que puede derrotar el egoísmo que permite que en el mundo siga habiendo un número tan elevado y escandaloso de personas que viven en condiciones inhumanas de pobreza, hambre y desprotección social. No se trata de favorecer a unos pocos y siempre los mismos. La tierra es casa de todos. El medio ambiente es un bien colectivo. Nadie está exento de su cuidado. Los bienes de la tierra tienen un destino común: son para todos. Colaborar en lo que a todos beneficia significa, por tanto, abandonar intereses mezquinos y sesgados. Significa asimismo que en el servicio a la vida humana no podemos continuar solo pronunciando palabras, formulando declaraciones solemnes. Se requiere que éstas vayan acompañadas inexorablemente del realismo de los gestos tangibles, de las acciones concretas, de las medidas y decisiones eficaces. No es el hambre en abstracto lo que moverá los corazones y las voluntades para acabar con esta lacra que asola a la humanidad. Los que la padecen non son un simple objeto de estadísticas y balances. Los desposeídos, los hambrientos, aquellos que más sufren las inclemencias y desastres climáticos, son personas. Aunque se intente acallar sus gritos o sea fatigoso escucharlos, no dejan de clamar, porque los pobres lo único que tienen es el grito (cf. LS 49). Esos gritos reclaman una mirada a sus rostros lacerados, que están pidiendo con urgencia que salgamos de la pasividad y la indiferencia. Los postergados de este mundo no admiten esperas ni dilaciones a largo plazo (cf. LS, 48. 59). 3. Diálogo “con todos y entre todos”: a esto invita la encíclica, diálogo al que se confía el compromiso de buscar medios, fondos financieros y caminos comunes para liberar a la familia humana de la angustia imperiosa que nace de la pobreza, el hambre, la degradación ambiental, construyendo para ello aquellos “puentes” necesarios para fortalecer y hacer eficaces las distintas iniciativas y organizaciones. Y esto partiendo de la responsabilidad de cada uno, de su esfuerzo diario por contribuir de alguna manera al cuidado de la casa común. Cada uno puede o debe hacer algo (cf. LS, 211-212). Ciertamente, se precisan criterios de acción que aborden las diversas cuestiones de forma global e integral, sabiendo que la sostenibilidad es fruto de la solidaridad entre las generaciones, para que la tutela del medio ambiente se transforme en un servicio a todos los hombres y mujeres de hoy y también del mañana. Pero el Papa Francisco nos recuerda asimismo que, en estas cuestiones que estamos abordando, no solamente son importantes los grandes acuerdos. Una «ecología integral también está hecha de simples gestos cotidianos donde rompemos la lógica de la violencia, del aprovechamiento, del egoísmo» (LS, 230). Si todos los aquí presentes adquirimos esta pedagogía, esta lógica de los pequeños gestos, y abandonamos esa costumbre tan extendida de escurrir el bulto, pensando que otro se encargará de resolver el problema; si no esperamos a lo que puedan hacer los otros y pasamos a lo que puedo hacer yo, más en concreto, a lo que estoy haciendo ya yo, ahora, (cf. LS 19), tal vez quede menos para que se vuelva realidad el sueño de muchos de nosotros: que la malnutrición, la pobreza, la degradación del medio ambiente queden relegadas a una página de una lejana historia, de un pasado remoto; que estos flagelos se consideren como piezas de museo y no tengan consistencia en la hora presente, ni posibilidad de que se repitan en el futuro. La Laudato sì del Papa Francisco se pone sin duda al servicio esta noble causa y ojalá todos nosotros también. Muchas gracias. ***Observador permanente de la Santa Sede ante las organizaciones y organismos de las Naciones Unidas para la alimentación y la agricultura (FAO, IFAD, PAM).

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