venerdì 23 gennaio 2015
“Mantenere un giusto e sano equilibrio” tra “la mia libertà che va protetta e salvaguardata” e “il rispetto dell’altro”. È la posizione, circa la libertà di espressione, espressa oggi in Vaticano da monsignor Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali, a margine della presentazione del Messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali. “Specialmente quando si toccano espressioni così delicate della vita dell’uomo come la dimensione religiosa - ha rilevato -, la mia libertà trova dei punti di riferimento nel rispetto dell’altro, e noi lo dobbiamo sottolineare fortemente”. Celli ha citato l’espressione di Voltaire, “non condivido la tua idea ma darei la vita perché tu la possa esprimere”, ricordando che “ci sono conquiste che vanno conservate, mantenute e sottolineate”. Ma, ha aggiunto, non vi è “mai una comunicazione libera, che non abbia riferimenti ad altri contenuti” e quindi, come ha detto Papa Francesco, è necessario pure il rispetto della “posizione altrui”. Il "dialogo tra diversi" e "una società della comunicazione in cui la comunicazione sembra diventare autoreferenziale, una mera rappresentazione che non ha più nulla a che fare con la verità": questi due "grandi problemi chiave della vita sociale contemporanea, ad avviso del sociologo Mauro Magatti, intervenuto alla conferenza stampa di presentazione del Messaggio di Papa Francesco. Problemi che, per il Papa, "sono gli stessi che possiamo avere dentro la famiglia". Magatti ha messo in luce come la lettera si muova "tra il piano micro e quello macro, tra l‘esperienza antropologica che vive la famiglia e i problemi della società contemporanea". Tre quindi le sollecitazioni proposte. In primo luogo la comunicazione "ha bisogno di una cornice per produrre i suoi frutti", "che nella famiglia è l‘affetto, l‘amore" e "nella società è il riconoscersi membri di una comune appartenenza umana e dentro un comune cammino nella storia". In secondo luogo "la comunicazione è un esercizio difficile" nel quale "nessuno è maestro o padrone"; ha bisogno di "palestre" e la famiglia è una di queste, dove "si comunica con l‘altro da noi". Terzo, comunicare "è un‘azione integrale, non solo tecnica: riguarda il corpo, la memoria - il fatto di appartenere a una comunità che viene prima di noi -, il futuro". Il "dialogo tra diversi" e "una società della comunicazione in cui la comunicazione sembra diventare autoreferenziale, una mera rappresentazione che non ha più nulla a che fare con la verità": questi due "grandi problemi chiave della vita sociale contemporanea, ad avviso del sociologo Mauro Magatti, intervenuto oggi alla conferenza stampa di presentazione del Messaggio di Papa Francesco per la 49ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Problemi che, per il Papa, "sono gli stessi che possiamo avere dentro la famiglia". Magatti ha anche messo in luce come la lettera si muova "tra il piano micro e quello macro, tra l‘esperienza antropologica che vive la famiglia e i problemi della società contemporanea". Tre quindi le sollecitazioni proposte. In primo luogo la comunicazione "ha bisogno di una cornice per produrre i suoi frutti", "che nella famiglia è l‘affetto, l‘amore" e "nella società è il riconoscersi membri di una comune appartenenza umana e dentro un comune cammino nella storia". In secondo luogo "la comunicazione è un esercizio difficile" nel quale "nessuno è maestro o padrone"; ha bisogno di "palestre" e la famiglia è una di queste, dove "si comunica con l‘altro da noi". Terzo, comunicare "è un‘azione integrale, non solo tecnica: riguarda il corpo, la memoria - il fatto di appartenere a una comunità che viene prima di noi -, il futuro".
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