martedì 25 luglio 2023
L'annuncio di frère Alois che nel 2005 era succeduto al fondatore Roger Schutz come responsabile della realtà ecumenica nata in Francia
A sinistra frère Matthew, a destra frère Alois

A sinistra frère Matthew, a destra frère Alois - Marija Poklukar

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«Diciotto anni dopo essere succeduto a frère Roger, mentre il mondo e la Chiesa sono cambiati così tanto, ho sentito che è giunto il momento che un fratello, arrivato dopo di me nella nostra comunità, rilevi il mio incarico di responsabile». Con queste parole frère Alois Löser, dall’agosto 2005 guida della celebre comunità ecumenica di Taizé in Francia, ha annunciato il passaggio di testimone in favore di Andrew Thorpe, che a Taizé porta il nome di frère Matthew ed entrerà in carica il prossimo 3 dicembre, prima domenica di Avvento. Dopo un tedesco cattolico, Alois, classe 1954, è la volta di un britannico di confessione anglicana, classe 1965.

Il cambio al vertice di una realtà come Taizé non passa inosservato per più di un motivo. Taizé è stata e resta la realtà ecumenica più famosa tra quelle sorte in Europa nel Novecento e lo resta tutt’ora, con una proiezione in più Paesi e continenti. A partire dal “Concilio dei Giovani”, storico incontro che avvenne nel 1974 nella località posta sulle colline della Borgogna, Taizé è stata poi un polo di attrazione per giovani in ricerca spirituale e una fucina di iniziative sempre rivolte ai giovani, per esempio il “Pellegrinaggio di fiducia sulla terra”, che hanno avuto una ricaduta sulla vita di parrocchie e comunità cattoliche. Contando poi che l’esperienza di Taizé inizia negli anni ‘40 – con vari passaggi, fino al 1949 e alla decisione del fondatore Roger Schutz, protestante, di votarsi insieme ai primi seguaci a un una vita comunitaria nel celibato, offrendo una testimonianza di fraternità all’Europa che usciva dalla guerra – il fatto che in circa 80 anni di storia siano stati solo due i priori – frère Roger e frère Alois appunto – rende l’arrivo del terzo un dato d’interesse.

Nel 2005 frère Alois prese le redini della comunità dopo un fatto sconvolgente avvenuto il 16 agosto di quell’anno: durante la preghiera dei vespri nella chiesa della Riconciliazione a Taizé, alla presenza di oltre 2.500 giovani in preghiera, una donna romena di 36 anni, Luminita Ruxandra Solcan, pugnalò al collo e alla schiena frère Roger, allora novantenne, ferendolo a morte. La donna, affetta da gravi problemi psichici, aveva tentato invano negli anni precedenti di farsi suora in diversi conventi tra Francia e Svizzera. Oggi si trova in un ospedale psichiatrico giudiziario in Romania.

Anche nella successione a frère Alois risuona l’eco di un dolore e di fatti che hanno sconvolto molti: è toccato a lui nel giugno 2019 riconoscere che nella comunità erano avvenuti «cinque casi di aggressione a carattere sessuale su minori tra gli anni ’50 e gli anni ’80 da parte di tre diversi fratelli», due dei quali erano già morti e uno ancora vivo. In seguito alla lettera di Alois e al suo invito pubblico a far emergere altri reati simili, la testimonianza di una donna ha portato all’arresto di un fratello di Taizé nell’ottobre dello stesso anno. Da allora il tema abusi, come ricerca della verità sul passato e ricerca della trasparenza e della sicurezza per il futuro, è diventato centrale nella comunità.

«Nella visione familiare della nostra vita comune, il ministero di priore non comporta né limiti di età, né limiti di durata predeterminati – ha scritto Alois nel suo comunicato – ma mi sono detto: spetta a me passare il testimone quando ho la possibilità di preparare questo passaggio senza essere pressato da una necessità impellente. Questi due ultimi anni, ho consultato tutti i miei fratelli, abbiamo pregato, riflettuto. E la mia scelta è caduta su frère Matthew che ho designato come nuovo priore. Egli ha tutta la mia fiducia per assicurare una continuità e prendere le iniziative appropriate per stimolare la nostra comunità a essere, secondo l’intuizione del fondatore, una piccola “parabola di comunione”».

Frère Alois non esce comunque di scena: figura tra gli “invitati speciali” al prossimo Sinodo sulla sinodalità.

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