giovedì 16 luglio 2015
Entro fine anno chiuderanno due storiche riviste cattoliche come «Il Regno» e «Settimana» edite dai Dehoniani. Motivi economici all’origine della decisione, ma resta uno spiraglio. (Giacomo Gambassi)
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La crisi che attraversa il mondo dell’editoria fa sentire i suoi effetti anche su due storiche riviste cattoliche: «Il Regno» e «Settimana». Ieri il Centro editoriale dehoniano di Bologna e la Provincia italiana settentrionale dei Sacerdoti del Sacro Cuore (conosciuti appunto come Dehoniani) hanno annunciato «con dispiacere» la chiusura delle due testate entro la fine dell’anno. «Una decisione sofferta e dolorosa – spiega una nota – che indebolisce la nostra presenza nella Chiesa italiana e nel dibattito civile. E tuttavia inevitabile, malgrado tutti gli sforzi di questi ultimi anni per evitarla». Aggiunge padre Lorenzo Prezzi, portavoce dell’editore e direttore di Settimana: «Le difficoltà non nascono da differenti visioni di tipo ecclesiologico. No, i problemi che hanno portato a questa scelta sono esclusivamente di natura economica». Parla di decisione «grave» il direttore de «Il Regno», Gianfranco Brunelli, che però lascia intravedere uno spiraglio e preferisce affidarsi all’espressione «fiducioso arrivederci» piuttosto che alla parola “addio”. «Chiudere questa nostra storia nel momento in cui il pontificato di papa Francesco rilancia in ogni punto della vita della Chiesa lo spirito e la forma del Concilio Vaticano II, di cui questa rivista è stata tra i protagonisti, ha persino qualcosa di paradossale oltre che di doloroso. Come direttore e come redazione ci auguriamo che questa storia possa proseguire in altro modo e in altra forma nella continuità di un servizio d’informazione religiosa che è stato in questi sessanta anni libero, competente e fedele». E proprio «Il Regno», “quindicinale di attualità e documenti” (come si legge in copertina), è stato una delle voci editoriali più autorevoli negli anni del Vaticano II e poi un punto di riferimento per la sua ricezione. Nato nel 1956 da una precedente pubblicazione per i benefattori della Congregazione dei Dehoniani, il periodico si è imposto per «alcune scelte dirompenti»: l’informazione al posto di riflessioni devote, l’apertura alla vita ecclesiale non solo in Italia ma anche del Sud del mondo, l’attenzione alla questione sociale in coerenza con il carisma del fondatore, padre Leone Dehon. Da «Il Regno» sono scaturite le Edizioni dehoniane Bologna (Edb) e quindi le altre riviste che oggi compongono il Centro editoriale dehoniano. Nel 1964 è stata aperta la sezione “Documenti” per una conoscenza diretta del magistero. Nei sei decenni di vita la rivista ha raccontato il vivace postconcilio in Italia, il formarsi dell’identità della Chiesa italiana attorno alla Conferenza episcopale, i convegni fiorentini con il volontariato sociale (anni ’90) e quelli camaldolesi con il mondo ecclesiale e politico. Fra i temi più coltivati l’attualità ecclesiale internazionale, la dimensione ecumenica, la proposta teologica, il dialogo con la cultura laica e accademica, l’impegno allo sviluppo politico e civile. Oggi la redazione è composta da cinque persone e il massimo numero di abbonati che la rivista ha registrato è stato di 12mila. «Settimana», che in origine si chiamava «Settimana del clero», è stata acquisita dai dehoniani nel 1965 e, dopo il rilancio, è diventata il più diffuso settimanale fra i preti italiani. «Lasciamo in eredità – spiega il direttore padre Prezzi – un lungo percorso di approfondimento sul ministero sacerdotale che non è il tutto della Chiesa ma un riferimento imprescindibile per capire dove va la Chiesa stessa». L’attuale redazione è formata da un direttore e quattro redattori (fra cui un laico). L’editore spiega le «ragioni dell’amara decisione» di chiudere le testate: il «profondo mutamento del comparto dei media che penalizza la comunicazione cartacea»; il «restringersi del bacino di utenza del personale ecclesiale (preti, religiosi e religiose)»; il «peso della crisi economica e finanziaria degli ultimi anni fino alla sempre più problematica distribuzione postale». Di fatto il «deficit delle riviste» era troppo gravoso da sostenere. Comunque, sottolinea la nota, viene confermato il «servizio culturale e teologico delle Edizioni dehoniane» insieme con quello delle altre dodici riviste pubblicate dalla casa editrice. «Termina una strada – conclude l’editore – non il cammino».

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