martedì 26 gennaio 2021
Aprendo il Consiglio permanente, il presidente della Cei fa appello alla riconciliazione anche politica e si dice preoccupato per la verifica. "La Chiesa non è di parte, sostiene il Paese"
Conferenza Episcopale Italiana Consiglio permanente della CEI. Prolusione del Cardinale Presidente  S.E. Gualtiero Bassetti

Conferenza Episcopale Italiana Consiglio permanente della CEI. Prolusione del Cardinale Presidente S.E. Gualtiero Bassetti - Siciliani

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All’Italia in questo momento serve soprattutto andare “oltre le emergenze” e ricomporre le “fratture”, con un’”opera di riconciliazione”, fraterna, politica e con la scienza". Perché alla Chiesa “sta a cuore il bene comune, la vita delle persone”. La Chiesa “non è di questa o di quell’altra parte, non spalleggia gli uni o gli altri”, ma “quello che sosteniamo è il bene comune”. E perciò, afferma il cardinale Gualtiero Bassetti nelle stesse ore in cui il premier Giuseppe Conte è salito al Quirinale per dare le dimissioni, "guardiamo con attenzione e preoccupazione alla verifica politica in corso, in uno scenario già reso precario dalla situazione che stiamo vivendo. Auspichiamo che la classe politica collabori al servizio dei cittadini, uomini e donne, che ogni giorno, in tutta Italia, lavorano in operoso silenzio e che si giunga a una soluzione che tenga conto delle tante criticità. Come pastori dobbiamo farci interpreti ed essere voce delle molteplici fragilità, perché nessuno sia lasciato solo. Inoltre i prossimi mesi – non dimentichiamolo – saranno cruciali per la ricostruzione del sistema-Paese. Un tema su cui intendiamo dare il nostro contributo progettuale".

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Così il presidente della Cei ha aperto la sessione invernale del Consiglio permanente, ancora una volta svoltosi in modalità telematica a motivo del Covid. Un invito, quello del presidente dei vescovi – che ha ringraziato per le preghiere durante la sua malattia e salutato quanti ancora sono alle prese con il contagio (tra questi anche il cardinale Crescenzio Sepe) – che è anche uno stimolo a guardare più in là della pura contingenza, per assumere “una visione che ci deve liberare dall’angoscia di sbagliare. Dobbiamo metterci in cammino – ha spiegato -, con uno sguardo che punta oltre le emergenze del momento”. Perciò, ha proseguito, “Il nostro compito di pastori oggi si configura anzitutto come opera di riconciliazione. Anzitutto fraterna, assumendo i panni della collaborazione e della solidarietà. Poi politica, ricucendo il tessuto sociale lacerato dalle fatiche economiche e sociali. E ancora con la scienza, nel senso di un’acquisizione responsabile delle conquiste come reale contributo al benessere di tutti”.

Il cardinale ha citato abbondantemente il discorso del Papa al Convegno ecclesiale di Firenze del 2015, che resta come una bussola per il cammino della Chiesa italiana a anche nel momento presente. In particolare il passaggio in cui Francesco chiedeva “una Chiesa libera e aperta alle sfide del presente, mai in difensiva per timore di perdere qualcosa”. In sostanza “una Chiesa italiana inquieta, sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti”. Dunque “una Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza. Sognate anche voi questa Chiesa, credete in essa, innovate con libertà”, sottolineava il Papa allora e ribadisce adesso il presidente della Cei.

Per fare questo Bassetti ha chiesto di riscoprire “la vera cultura di comunione”, che come diceva il documento dei vescovi per gli anni ’80 del secolo scorso “postula alcuni valori umani, quali l’attitudine al pensare insieme, alla condivisione dell’impegno, all’elaborazione comunitaria dei progetti pastorali, alla formulazione corretta di giudizi comuni sulla realtà dell’ambiente, all’adozione di forme d’intervento in cui si esprima l’anima cristiana di tutta la comunità interessata”.

Per questo il presidente dei vescovi ha evidenziato le quattro fratture da ricomporre nella nostra società: sanitaria, sociale, delle nuove povertà e frattura educativa.

Per ricomporre la frattura sociale, che crea “solitudini” “isolamento sociale, auento delle malattie legate al disagio mentale, impennata di suicidi” e colpisce “i soggetti fragili” serve invece un vaccino del cuore, i cui principi attivi sono “il rispetto, la gratitudine, l’altruismo, l’empatia, il sapere, il conoscere… I loro effetti, una volta entrati nel nostro animo, aumentano la capacità relazionale del prendersi cura di sé e degli altri”.


La frattura delle nuove povertà si allarga a macchia d’olio. I dati citati dal cardinale parlano di aumento delle nuove povertà e di crescita dell’usura cui molti sono costretti a rivolgersi per far fronte ai debiti. “È evidente – afferma il presidente della Cei - che alla solidarietà generosa di molti, bisogna affiancare la volontà politica di andare oltre la logica delle misure d’urgenza e di sollievo temporaneo per elaborare una strategia che sia davvero di sistema, anche al fine di impiegare al meglio le risorse in arrivo. Occorre disegnare nuovi strumenti e soluzioni sostenibili e innovative dal punto di vista sociale e mettere in campo azioni di prossimità alle situazioni di fragilità economico-finanziaria, attraverso le quali intercettare i soggetti in difficoltà, ascoltarli e aiutarli a compiere le scelte giuste ai primi segnali di allarme senza attendere inerti l’aggravarsi della situazione”.

Infine la frattura educativa. “Al nostro impegno educativo – ricorda Bassetti - servono sguardi in avanti, creatività, progettualità. Non pensiamo astrattamente ai bambini, alle famiglie, ai giovani… Operiamo con loro. Invitiamoli a mettersi in gioco, a elaborare idee e progetti per scuole più inclusive, per parrocchie più vive, per percorsi di catechesi rinnovati. Non limitiamoci a mettere in evidenza alle nuove generazioni le fatiche, indiscutibili, di questi giorni, ma aiutiamoli a leggere in profondità quanto stanno vivendo”.


Non manca infine nell’Introduzione al Consiglio permanente “una parola di ringraziamento ai parroci, ai religiosi e alle religiose, ai catechisti, agli educatori”. “Le nostre comunità cristiane – conclude il porporato - sono chiamate ad abitare evangelicamente la crisi che pure le coinvolge e le attraversa, accettandola «come un tempo di grazia donatoci per capire la volontà di Dio”.

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