martedì 17 maggio 2016
La legge sulle unioni civili sancisce una "equiparazione al matrimonio e alla famiglia" e c'è chi punta al "colpo finale". Forte preoccupazione per la famiglia, il lavoro e l'azzardo. IL TESTO EDITORIALE Le priorità della gente (Massimo Calvi)
Bagnasco: utero in affitto colpo finale
La legge sulle unioni civili "sancisce di fatto una equiparazione al matrimonio e alla famiglia" e "le differenze sono solo dei piccoli espedienti nominalisti, o degli artifici giuridici facilmente aggirabili, in attesa del colpo finale, così già si dice pubblicamente, compresa anche la pratica dell'utero in affitto, che sfrutta il corpo femminile profittando di condizioni di povertà". Lo ha detto il presidente Cei Angelo Bagnasco, nella relazione all'assemblea generale criticando la legge sulle unioni civili da poco approvata in via definitiva alla Camera.  Le vere priorità del Paese sono altre è la critica che ancora una volta arriva da Bagasco. Il lavoro che manca, la povertà, le dipendenze come quelle legate al gioco d'azzardo sono i problemi del Paese rispetto ai quali "la gente vuole vedere il Parlamento impegnato senza distrazioni di energie e di tempo, perché questi sono i problemi veri del Paese, cioè del popolo. Per questo non si comprende come così vasta enfasi ed energia sia stata profusa per cause che rispondono non tanto a esigenze, già per altro previste dall'ordinamento giuridico, ma a schemi ideologici" ha detto ancora il presidente della Cei, parlando della "recente approvazione della legge sulle unioni civili".Invece la vera emergenza è la condizione delle famiglia e l'inverno demografico con la natalità che continua a diminuire. "Si avverte l'urgenza di una manovra fiscale coraggiosa, che dia finalmente equità alle famiglie con figli a carico. Gli esperti dicono che la messa in atto del cosiddetto fattore famiglia sarebbe già un passo concreto e significativo", ha messo in evidenza l'arcivescovo di Genova.“Vorremmo poterlo vedere più sereno, occupato nel lavoro, proiettato con fiducia verso il futuro, incoraggiato dalle prospettive dei giovani”. Sono gli auspici dei vescovi italiani per il nostro Paese. “Gli indicatori che si leggono, purtroppo, non sembrano andare in questa direzione”: dall’inizio della crisi l’occupazione è caduta del 4,8%, una delle contrazioni più rilevanti in Europa ha sottolineato Bagnasco. "I dati ricorrenti dicono che la fascia tra i 15 e i 24 anni in cerca di lavoro è prossima al 40% contro il 22% della media europea: in termini percentuali siamo i peggiori, subito prima della Bulgaria”. Il cardinale Bagnasco ha espresso inoltre “forte preoccupazione anche per gli adulti che, una volta perso il lavoro, si trovano nella difficoltà a rientrarvi con grave danno per le proprie famiglie oltre che per la propria dignità”. "Sempre più poveri in Italia e una ricchezza sempre più concentrata nelle mani di pochi, spesso anche corrotti": è la denuncia fatta da Bagnasco. "La povertà assoluta - ha ricordato parlando all'Assemblea dei vescovi - investe 1,5 milioni di famiglie, per un totale di 4 milioni di persone, il 6,8% della popolazione italiana! Mentre la platea dei poveri si allarga inglobando il ceto medio di ieri, la porzione della ricchezza cresce e si concentra sempre più nelle mani di pochi, purtroppo a volte anche attraverso la via della corruzione personale o di gruppo".Nella relazione di apertura della seconda giornata dell’Assemblea della Cei il cardinale ha affrontato anche il tema dell'immigrazione e dell'accoglienza, chiedendo un esame di coscienza al nostro continente: “È doveroso chiederci – le sue parole – se non sia questo un banco di prova perché l’Europa del diritto, della democrazia e della libertà, culla e sorgente dell’umanesimo, irrorata dalla sorgente perenne del Vangelo, possa riscoprire se stessa”.
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