giovedì 1 febbraio 2018
Dopo le proposte di Campania e Sicilia, altre «buone idee» per applicare il capitolo VIII. Pronta anche la Lombardia
(Siciliani)

(Siciliani)

Può capitare che, dopo un periodo di discernimento approfondito, una coppia di divorziati risposati giunga a conclusioni diverse per quanto riguarda il ritorno all’Eucaristia? E cosa fare quando il marito si dice convinto in coscienza di non potervi accedere, mentre la moglie pensa, per quanto la riguarda, di essere nelle condizioni per ricevere di nuovo l’Eucaristia? Non casi teorici, ma realtà concrete, persone con nomi e volti a cui occorre dare una risposta. «Dopo averli ascoltati, ho suggerito alla moglie di attendere, di stare con il marito, di riprendere insieme il discernimento. E ho detto loro: 'Se un giorno lui tornerà alla Comunione, lo farete insieme'», racconta monsignor Giuseppe Lorizio che si è trovato in prima persona ad accogliere il disagio di queste persone. Non una regola generale, ma lo sforzo di verificare caso per caso, di riflettere insieme, di arrivare ad una conclusione che sia rispettosa della coscienza delle persone e delle indicazioni della Chiesa. Difficile? No, se si fa ricorso a quello strumento, straordinario ma così poco utilizzato e quindi talvolta un po’ arrugginito, che si chiama discernimento.

L’esempio è emerso domenica scorsa, durante l’incontro organizzato dai vescovi del Triveneto per riflettere sul delicato rapporto tra norma e coscienza alla luce delle nuove prospettive aperte dall’Esortazione postsinodale. Il giorno precedente la Consulta nazionale per la pastorale della famiglia aveva posto la sua attenzione sulle linee guida di Amoris laetitia che si stanno moltiplicando da Nord a Sud.

Dopo i documenti proposti dai vescovi della Campania e della Sicilia nei mesi scorsi, sono arrivate la scorsa settimana le 'linee' dei vescovi dell’Emilia Romagna e, lunedì, quelle del Piemonte. In dirittura d’arrivo altre regioni ecclesiastiche tra cui Lombardia – che ha già annunciato la pubblicazione nei prossimi mesi – e il Triveneto.

«Sono documenti che si concentrano soprattutto sul capitolo VIII di Amoris laetitia perché – ha spiegato Lorizio, che è docente di teologia fondamentale alla Lateranense – i vescovi e le conferenze episcopali regionali devono rispondere alle preoccupazioni e alle attese degli operatori pastorali. E sono preoccupazioni che riguardano i sacramenti ». Non potrebbe essere diversamente. Il timore che l’Eucarestia possa essere ricevuta in modo superficiale, è concreto. Da qui la necessità di chiarire le varie situazioni con un accompagnamento serio, con indicazioni chiare, non improvvisate, di cui i documenti delle conferenze episcopali sono l’esempio. Nella prima lettera ai Corinzi (11, 28) lo stesso Paolo – ha ricordato ancora il teologo – si dice preoccupato del fatto che qualcuno possa mangiare del Corpo e del Sangue del Signore in maniera indegna, perché in quel caso, scrive l’apostolo, 'mangia e beve la propria condanna'. Paolo usa termini molto interessanti per spiegare la verifica personale che va fatta prima di accedere al sacramento. «Nell’originale greco – ha detto ancora monsignor Lorizio – si legge: 'uomo considera te stesso', cioè scendi in profondità nella tua umanità e quindi, diremmo noi oggi, fai discernimento». Da Paolo a papa Francesco. Difficile pensare che Amoris laetitia si ponga al di fuori della tradizione. I vescovi di Sicilia, nel loro documento, ospitano una bella riflessione sul discernimento che, spiegano, dev’essere pastorale e personale. E, quello pastorale, con una duplice sottolineatura: sia sacramentale sia non sacramentale, per giungere poi a una eventuale decisione che può suggerire anche attese, rinvii e nuovi 'supplementi d’indagine'. Uno schema che si ritrova, con poche differenze, anche nel nuovo documento piemontese. «Se è vero che occorre offrire gli strumenti più opportuni per evitare di prendere delle scorciatoie nel cammino di riammissione ai sacramenti, è anche vero che – ha osservato il teologo – insistendo in una posizione di rigidità non si comprende che nel sacramento del-l’Eucaristia, secondo la grande tradizione della Chiesa, c’è anche il perdono dei peccati, cioè il segno la misericordia di Dio».

Perché è fondamentale questa grande attenzione al discernimento? «Perché ogni coppia è unica, come ogni persona, e rappresenta appunto un’inviolabile unicità. E ogni coppia, nel percorso di fede – ha sottolineato ancora – segue strade uniche, dove talvolta si possono verificare anche maturazioni diverse». L’esempio citato all’inizio è sono uno tra i mille e mille che si potrebbero incontrare.

«Nella coppia ci possono essere situazioni differenti, percezioni diverse del proprio essere davanti a Dio. E bisogna tenerne conto. Il discernimento è anche questo. Ed è quindi giusto non pretendere, come spiega bene il Papa in Amoris laetitia, orientamenti univoci, ma è opportuno andare avanti valutando caso per caso, appunto con lo strumento del discernimento».

Infine una sottolineatura più ampia, utile a chiarire il clima in cui si deve inserire il rinnovamento sollecitato dall’Esortazione postsinodale: «Non si tratta di applicare questa logica solo ai temi trattati nel capitolo VIII, ma di trasformarlo in un nuovo stile pastorale – ha concluso monsignor Lorizio – valido per tutti i momenti vissuti nelle nostre comunità».

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