lunedì 12 dicembre 2011
Oggi la Messa presieduta dal Papa per il bicentenario delle indipendenze. Parla il segretario della Commissione vaticana per la regione.
Guzmàn Carriquiry: l'abbraccio del Papa al popolo della speranza (da Radio inBlu)
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Festa grande per l’America Latina in Vaticano per il bicentenario dell’indipendenza dei Paesi del Continente che sarà celebrato domani - lunedì - la solenne Eucaristia presieduta da Benedetto XVI. Avvenire ha parlato dell’evento con il professor Guzman Carriquiry, da maggio numero due, in quanto segretario, della Pontificia Commissione per l’America Latina, il laico più “alto in grado” della Curia Romana.Professore, come è nata l’idea di questa solenne celebrazione?È stata una iniziativa della pontificia Commissione per l’America Latina che il suo presidente, il cardinale Marc Ouellet, ha portato a conoscenza sia del Santo Padre che del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone. Entrambi l’hanno accolta con grande benevolenza. Si tratta di un gesto di squisita attenzione e di affetto del Papa verso i popoli e le nazioni di quello che viene definito il Continente della speranza. Questo gesto di sollecitudine ha già suscitato una corrente di gratitudine e di devozione che va anche oltre i confini strettamente ecclesiali dell’America Latina.Che davvero è il continente della speranza?Lo è. E sarebbe drammatico che non lo fosse, quando si pensa che più del 40 per cento dei cattolici di tutto il mondo vive lì. Lo stesso Benedetto XVI durante il viaggio in Brasile del 2007 proclamò il suo grande interesse per l’America Latina spiegando che il destino di tutta la cattolicità è legato in grande misura a quello della missione della Chiesa tra i popoli latinoamericani.A proposito di viaggi, la Sala Stampa vaticana ha confermato che ne è allo studio uno in Messico e Cuba...La nostra Commissione su questo non ha la competenza, che è propria del Papa e della Segreteria di Stato. Comunque, il viaggio del Papa ad Aparecida fu straordinario. E Benedetto XVI ha annunciato che la prossima Gmg del 2013 si celebrerà a Rio de Janeiro. Si può pensare quindi che tra due viaggi successivi in Brasile era importante studiare la possibilità che il Papa potesse visitare anche il mondo ispanoamericano. Se questo viaggio verrà confermato, questa Messa di domani farà da preludio a questo importante evento.Da questo osservatorio privilegiato, quali sono le luci e le ombre che vede nella società e nella Chiesa latinoamericana?A livello sociale ed economico l’America Latina sta vivendo un momento propizio e favorevole. La grande crisi finanziaria che sta colpendo il primo mondo, almeno finora, non si è ancora scaricata sul continente che dal 2002 ad oggi vive il processo più lungo e corposo di crescita economica di tutta la sua storia. Decine milioni di latinoamericani hanno abbandonato le fasce di povertà, anche se le disuguaglianze continuano ad essere gravissime. Ora all’America Latina e al Brasile in particolare viene chiesto di aiutare il Fondo monetario internazionale e la Vecchia Europa in crisi. Ci sembra di vivere in scenari inimmaginabili solo vent’anni fa. Devo dire che per un latinoamericano tutto ciò suscita un certo intimo orgoglio. Permane comunque il grave problema della violenza e della sicurezza e di un grave deficit nella qualità dei sistemi educativi e politici.E come vede la situazione della Chiesa?L’America Latina è depositaria di un grande patrimonio di fede. L’80 per cento della popolazione è battezzata nella Chiesa cattolica, che nei vari sondaggi continua ad essere una delle istituzioni che suscita più credibilità  e speranza. Mentre la pietà popolare invece di sfibrarsi e impoverirsi, permane tuttora con manifestazioni che commuovono i nostri popoli.Ad Aparecida il Pontefice parlò anche della forte erosione che sta subendo questo grande patrimonio di fede...Questo patrimonio non può essere dilapidato, sarebbe gravissimo. La secolarizzazione avanza soprattutto nelle grande metropoli. C’è il proliferare delle comunità evangeliche neopentecostali e delle sette, che anche se non avanzano in modo esponenziale come in passato, rimangono molto attive lì dove la presenza della Chiesa cattolica è scarsa o le sue risposte sono diluite a causa di una certa autosecolarizzazione. E poi l’America Latina, partecipando sempre più negli scenari globali, è investita da questa cultura dominante a livello mondiale caratterizzata da impeti relativisti ed edonisti, che certamente vanno corrodendo la tempra umana e cristiana del nostro popolo. Questo si manifesta anche in diversi progetti legislativi che toccano questioni fondamentali dell’ethos che il cristianesimo ha seminato nella vita del nostro Continente. Tutte queste sono e sfide serie. Ma...Ma?Non va dimenticato che la sfida maggiore che abbiamo rimane quella interna. Cioè di come la Chiesa e le comunità cattoliche dell’America Latina accolgono, aderiscono, celebrano, rendono testimonianza e comunicano la fede che è stata loro consegnata. Questa è la sfida maggiore. Perciò l’ultima grande risposta dell’episcopato latinoamericano ad Aparecida è stata il lancio della missione continentale. Con l’obiettivo di convertire questo popolo di battezzati in un popolo di autentici discepoli e missionari.
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