lunedì 16 aprile 2018
Il commovente gesto di riconciliazione al termine della Messa nel 73° anniversario della nascita del beato Rolando Rivi nella Pieve di Castellarano, che diventa Santuario intitolato al martire
L'abbraccio di riconciliazione fra Rosanna Rivi, sorella del seminarista martire, e Meris Corghi, figlia di uno dei due partigiani che lo uccisero nell'aprile del 1945

L'abbraccio di riconciliazione fra Rosanna Rivi, sorella del seminarista martire, e Meris Corghi, figlia di uno dei due partigiani che lo uccisero nell'aprile del 1945

Domenica pomeriggio, nella Pieve di San Valentino (Castellarano, Reggio Emilia) dove la Messa presieduta dal vescovo Massimo Camisasca celebrava il 73° anniversario della nascita al cielo del beato Rolando Rivi, si è verificato un commovente gesto di riconciliazione: l’abbraccio di pace tra i parenti del seminarista martire - fra i quali la sorella Rosanna e i cugini Alfonso e Sergio – e la signora Meris Corghi, la figlia di uno dei due partigiani comunisti che nell’aprile 1945 strapparono la vita “in odium fidei” a quel ragazzo che si ostinava a indossare la veste talare e a dire “Io sono di Gesù”, sognando di diventare missionario.

L’antica chiesa, da oggi ufficialmente Santuario del beato Rolando Rivi Martire, era gremita in ogni angolo, con centinaia di fedeli raccolti anche sul sagrato e in altri ambienti videocollegati.

Erano presenti alla liturgia il sindaco di Castellarano, Giorgio Zanni, e quello di Sassuolo Claudio Pistoni.

La Pieve di Castellarano domenica era gremita per la celebrazione per il 73° anniversario del martirio del beato Rolando Rivi

La Pieve di Castellarano domenica era gremita per la celebrazione per il 73° anniversario del martirio del beato Rolando Rivi

«Siamo tutti fratelli e nella guerra tutti perdiamo: avete perso Rolando e s’è perduto mio padre, ma Cristo ha salvato tutti gli uomini; prima di spirare sulla croce, usò il suo ultimo fiato solo per perdonare i suoi carnefici», ha detto Meris al termine dell’Eucaristia, leggendo un testo scritto al termine di un percorso di conversione nel quale è stata accompagnata da un padre domenicano, dopo che aveva appreso da adulta, attraverso i racconti di una zia, la verità dei fatti riguardanti suo padre, reo confesso, e quel seminarista quattordicenne freddato a colpi di pistola in un bosco. «Arrendiamoci a Dio nel perdono, diventiamo fiamme di luce, esempi della Grazia», ha detto ancora la donna, che ha proposto la stretta di mano ai parenti di Rivi con questo auspicio: «Che il sorriso di Rolando possa risplendere su tutti voi e, accanto a lui, anche quello di mio padre. Ciò che l’odio del separatore ha diviso, possa riunirsi nell’amore del Sacro Cuore di Gesù. E nel nome del Padre imploro, a nome di tutte le vittime di tutte le guerre: pace, pace, pace!».

Il discorso di Meris Corghi, figlia di uno dei due partigiani che assassinarono il giovane seminarista. Sedute, da sinistra: Maria moglie del fratello del beato, e Rosanna, sorella del martire

Il discorso di Meris Corghi, figlia di uno dei due partigiani che assassinarono il giovane seminarista. Sedute, da sinistra: Maria moglie del fratello del beato, e Rosanna, sorella del martire

Nell’intervento successivo Alfonso Rivi, che definisce Rolando «l’amico prediletto per ogni gioco, ma anche il maestro che ci ha introdotto a ciò che veramente conta, la fede in Dio», ha ricordato la letizia della Beatificazione, avvenuta nel 2013, aggiungendo che nei cuori dei familiari rimaneva tuttavia una segreta speranza, «che cioè anche la violenza usata contro Rolando fosse in qualche modo redenta, perché la vittoria del bene sul male potesse giungere alla sua pienezza. Per questo oggi – ha concluso – abbiamo accolto con gioia la presenza di Meris Corghi tra di noi, come fosse una sorella, e alla sua domanda di perdono rispondiamo di cuore con il dono del perdono».

L'abbraccio tra Alfonso Rivi, cugino del beato, e Meris Corghi

L'abbraccio tra Alfonso Rivi, cugino del beato, e Meris Corghi

Nell’omelia il pastore aveva ricordato l’alto tributo di sangue pagato dalla Chiesa di Reggio Emilia-Guastalla tra il 1944 e il 1946, periodo in cui oltre al piccolo seminarista vennero uccisi undici sacerdoti. Il senso della giornata è stato colto dal presule fin dalla prima lettura, dagli Atti degli Apostoli, là dove Pietro afferma: «Avete ucciso l’autore della vita, ma Dio l’ha risuscitato dai morti: noi ne siamo testimoni». E a San Valentino, domenica, si è certamente stati testimoni di una Pasqua, un sorprendente passaggio dall’odio all’amore: con l’aiuto del beato, dal buio della violenza e dell’indottrinamento ideologico il Risorto ha saputo far sprigionare una luce di misericordia. «La presenza di Cristo, assieme alla pace, dona la forza del perdono. Il perdono, umanamente impossibile, diventa realtà sotto l’azione dello Spirito. L’eucarestia è veramente la medicina che guarisce le nostre radici di male e ci porta dentro la vita di Dio», ha affermato monsignor Camisasca. «Il perdono che oggi avviene – ha concluso - è il segno che Dio è presente, che sta in mezzo a noi così come stava in mezzo ai suoi discepoli. Egli agisce per l’intercessione di Rolando».

Alla fine della Messa i fedeli hanno reso omaggio alle spoglie del beato

Alla fine della Messa i fedeli hanno reso omaggio alle spoglie del beato

© Riproduzione riservata

ARGOMENTI: