giovedì 2 aprile 2020
Si tratta di una supplica di petizione al Signore tramandata nei secoli dalla cultura contadina. L'abate Pege: la nostra preghiera per la fine della pandemia
Un momento del rito delle "Rogazioni" all'abbazia di Noci

Un momento del rito delle "Rogazioni" all'abbazia di Noci - Abbazia di Santa Maria della Scala

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Nell’abbazia della Madonna della Scala a Noci in Puglia (provincia di Bari ma diocesi di Conversano-Monopoli ) i monaci benedettini sublacensi cassinesi hanno recuperato proprio per i tempi forti della pandemia il Covid-19 che stiamo vivendo – l’antica pratica delle «rogazioni»: dal latino “rogare” cioè domandare. Un atto di pietà popolare tramandato nei secoli per chiedere, per esempio la pioggia, lo scongiurare l’arrivo di carestie o pestilenze. Si tratta di una preghiera di supplica che può essere utilizzata per chiedere al Signore la fine di questa pandemia che come un flagello medievale sta mettendo in ginocchio tutta la nostra Penisola. A spiegare il senso di questa originale iniziativa – intervistato dalla Gazzetta del Mezzogiorno - è stato l’attuale abate il padovano dom Giustino Gabriele Pege . «Sono preghiere di petizione e supplica che risalgono ad antichi rituali contadini che una comunità fa in determinati periodi – ha spiegato il religioso benedettino che dal 2017 è alla guida della comunità monastica - o per intenzioni gravi (ad esempio chiedere la pioggia, un buon raccolto, la fine di un’epidemia, la liberazione da un male che minaccia una comunità». E ha precisato: «In queste settimane la comunità dell’abbazia (che il prossimo 8 agosto festeggia i 90 anni della presenza monastica a Noci e che ebbe tra i suoi abati anche il futuro e carismatico arcivescovo di Bari il piemontese Andrea Mariano Magrassi e conta 15 monaci, tra i quali alcuni novantenni, ottantenni e settantenni, tutti in buone condizioni di salute), ha riscoperto questo antico inno svolgendo, per due domeniche, una processione attorno al monastero, chiedendo la paterna e provvidente protezione di Dio per il monastero, la città di Noci, l’Italia e il mondo intero durante questo tempo di epidemia». Un tempo dunque secondo l’abate Pege per riscoprire il senso più profondo della preghiera in un periodo liturgicamente forte come questo anche alla luce della Quaresima. «È importante percepire e far percepire – ha spiegato ancora il benedettino - che anche questo necessario isolamento imposto dalle circostanze è sì una separazione fisica ma non una separazione spirituale. Che ci sono cioè altri modi per sentirci vicini e uniti come la preghiera. Il potere della preghiera è grandissimo». Le due ultime processioni in cui si è rinnovato il momento di preghiera delle “Rogazioni” si sono svolte durante la quarta e quinta domenica di Quaresima rispettivamente il 22 e il 29 marzo alle 16.

Come significativa è stata la preghiera recitata dai monaci a conclusione della processione:
Da ogni malattia ed epidemia: salvaci, Signore
Dal terremoto e dalle tempeste: salvaci, Signore
Dalla violenza e dalla guerra: salvaci, Signore

Donaci la tua protezione: ascoltaci, Signore
Custodisci questo monastero: ascoltaci, Signore
Benedici e proteggi la nostra comunità: ascoltaci, Signore
Benedici e proteggi la città di Noci: ascoltaci, Signore
Benedici e proteggi la nostra nazione: ascoltaci, Signore
Benedici e proteggi il mondo intero: ascoltaci, Signore
Gesù, Figlio del Dio vivente, ascolta la nostra supplic
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Il sito del monastero è:www.abbazialascala.it

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