«Io, prete da 75 anni, dico ai miei confratelli: state tra la gente»

di Giacomo D’Onofrio, Grosseto
Don Franco Cencioni, 99 anni e mezzo di vita, 75 da prete con numerosi incarichi: «Gesù è il nostro specchio, in lui scopriamo chi siamo veramente»
December 23, 2025
Don Franco Cencioni, del clero di Grosseto
Don Franco Cencioni, del clero di Grosseto
Quando gli domandi: «Chi è Gesù per lei, alla soglia dei cento anni?», si ferma e poi risponde: «Uno specchio”. Aggiungendo: «È una risposta impegnativa, perché significa che in Lui rivedo tutto: il bene e il male, le gioie e le cadute, quello che sono stato e quello che divento ogni giorno. Gesù è lo specchio che non ti inganna: ti mostra la verità, ma sempre con misericordia. E io, ormai, mi preparo a guardarlo senza più veli. Sarà il volto nel quale, spero, mi perderò per sempre».
Questo è don Franco Cencioni, prete grossetano che proprio oggi ha ricordato 75 anni di sacerdozio. Venne ordinato, infatti, al mattino presto, il 23 dicembre 1950 nella chiesa di Santo Stefano, a Porto Santo Stefano (Argentario) dal vescovo Paolo Galeazzi, che in quella stessa celebrazione consacrò la chiesa, ricostruita dopo i bombardamenti del ’43. Era un’Italia che si rimetteva in moto dopo l’immane tragedia della guerra e i venti anni di dittatura. E in quell’immagine di un Paese in cerca di un nuovo dinamismo si inserisce perfettamente la storia di questo prete, secco come un’acciuga, ma “potente” nel temperamento. Un prete che la vita non l’ha attraversata; l’ha corsa! Perché già nel pomeriggio del 23 dicembre 1950 iniziò a mettersi all’opera: «Venni mandato dal vescovo all’orfanotrofio Garibaldi, a Grosseto, a confessare. Quello fu il mio avvio sacerdotale».
Figlio di minatori, primo di quattro figli, cresciuto nel piccolo borgo minerario di Boccheggiano, nelle Colline Metallifere, anche la sua vocazione è stata un’avventura. Accolto ragazzino da don Luigi Orione a Tortona, presso la Piccola Opera della Divina Provvidenza. Nel 1940 si trasferì a Voghera, ma la guerra lo costrinse a tornare in Maremma. Accolto nel seminario di Grosseto nel 1940, vide gli studi interrotti tra il 1943 e il 1945 a causa dei bombardamenti, e riprese poi gli studi liceali completandoli a Pisa presso il seminario arcivescovile Santa Caterina, conseguendo la maturità classica al Collegio Santa Maria di Roma. Dal gennaio al giugno 1951 fu vice rettore degli esterni e insegnante di lettere al Collegio arcivescovile di Pisa, ma il vescovo lo richiamò a Grosseto per dedicarsi al riordino dell’archivio diocesano, salvato dai bombardamenti del ‘43 e dall’alluvione del ‘44.
Da lì don Franco non si è più fermato: parroco nelle comunità di Giuncarico, Marina di Grosseto, Bagno di Gavorrano e per oltre trent’anni in Cattedrale; è stato preposito del Capitolo, insegnante di religione e assistente di Azione Cattolica e di tante altre realtà associative cattoliche. Vanta anche qualche primato: fu il primo, sul finire degli anni ’50, a organizzare i campeggi estivi coi ragazzi e fu il primo anche a imbastire – insieme a padre Ugolino Vagnuzzi, il francescano giornalista – la prima festa di carnevale “mista”: ragazze e ragazzi. Nel 1999 è diventato anche il primo responsabile del neonato Ufficio per i beni culturali ecclesiastici, incarico che ricopre tuttora con passione e competenza, curando opere e memoria storica della diocesi.
Oggi, a 99 anni e mezzo (è nato il 13 luglio 1926), don Franco continua a vivere pienamente la sua vocazione. Se il passo si è fatto incerto, la mente è sempre proiettata in avanti. La sua memoria è lucidissima, la curiosità per il mondo intatta, e l’entusiasmo per la vita contagioso. Non ha mai cercato onori, ma la città di Grosseto lo ha premiato con la civica benemerenza, riconoscendo il suo servizio a tutta la comunità, credenti e non. Al punto da sceglierlo, durante la pandemia, come testimonial per promuovere la campagna di vaccinazione. «Il Signore è stato generoso con me – dice – Mi ha donato persone che hanno visto i miei vuoti e li hanno riempiti con amore. Da don Amleto Pompily, nei primi anni, fino ai volti di oggi. Mi hanno aiutato a non accontentarmi mai e a restare vivo, curioso, disponibile. Anche adesso».
E oggi Grosseto ha fatto festa con lui in Cattedrale, con una Messa presieduto dal vescovo Bernardino Giordano alla presenza di una trentina di sacerdoti. A loro don Cencioni ha rivolto l’invito a fare «vita comune con la nostra gente, chiedendo al Signore di poterlo rappresentare al meglio nelle loro vite».

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