La visita a Castro Pretorio, l'appello per la pace in Ucraina: la domenica di Leone XIV

di Agnese Palmucci, Roma
Nell'anniversario dei quattro anni dall'inizio della guerra, che ha coinciso con la prima domenica di Quaresima, il Papa ha rilanciato l'appello alla pace dopo l'Angelus: «ogni guerra è una ferita per l'umanità, tacciano le armi!». Ieri la seconda visita pastorale nella Basilica del Sacro Cuore di Gesù.
February 23, 2026
La visita a Castro Pretorio, l'appello per la pace in Ucraina: la domenica di Leone XIV
Papa Leone XIV durante la visita pastorale alla Basilica del Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio, 22 febbraio 2026 - (ANSA)
Una prima domenica di Quaresima nel segno degli appelli alla pace e alla misericordia, per papa Leone XIV. «Il mio cuore va ancora alla drammatica situazione che sta sotto gli occhi di tutti: - ha detto il Pontefice dal Palazzo apostolico dopo la l’Angelus, in riferimento ai quattro anni dall’inizio della guerra in Ucraina - quante vittime, quante vite e famiglie spezzate, quanta distruzione, quante sofferenze indicibili!». Ogni guerra, ha proseguito con forza, «è una ferita inferta all’intera famiglia umana: lascia dietro di sé morte, devastazione e una scia di dolore che segna generazioni». Davanti ai fedeli presenti in piazza San Pietro per la preghiera mariana, ha esortato i governi a non rimandare la pace, «un’esigenza urgente, che deve trovare spazio nei cuori e tradursi in decisioni responsabili».
Papa Leone XIV durante l'Angelus in piazza San Pietro, 22 febbraio 2026 - (ANSA/Vatican Media) 
Papa Leone XIV durante l'Angelus in piazza San Pietro, 22 febbraio 2026 - (ANSA/Vatican Media) 
Per questo «rinnovo con forza il mio appello: tacciano le armi, cessino i bombardamenti, si giunga senza indugio a un cessate il fuoco e si rafforzi il dialogo per aprire la strada alla pace», ha detto. L’esortazione, però, non è diretta solo ai responsabili politici, ma anche a ciascun credente. «Invito tutti a unirsi nella preghiera per il martoriato popolo ucraino e per tutti coloro che soffrono a causa di questa guerra e di ogni conflitto nel mondo, - ha aggiunto - perché possa risplendere sui nostri giorni il dono tanto atteso della pace». Poche ore prima dell’Angelus, il Papa ieri ha incontrato la comunità parrocchiale della Basilica del Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio, retta dai Salesiani, per la seconda delle sue visite pastorali in diocesi. Leone XIV ha ringraziato la Comunità salesiana, durante il momento di dialogo avuto con loro dopo la Messa, proprio per «il servizio così importante» svolto «in tante parti del mondo, anche dove c’è la guerra, dove c’è conflitto, dove c’è povertà, dove Gesù vuole essere presente».
Papa Leone XIV arriva nel cortile della Basilica del Sacro Cuore di Gesù per la visita pastorale, 22 febbraio 2026 - (ANSA/Vatican Media)
Papa Leone XIV arriva nel cortile della Basilica del Sacro Cuore di Gesù per la visita pastorale, 22 febbraio 2026 - (ANSA/Vatican Media)
Ad attendere il Pontefice nel cortile della Basilica, che si trova su via Marsala a pochi metri dalla stazione Termini e dall’Ostello “Don Luigi di Liegro”, in cui la Caritas di Roma accoglie da quasi quarant’anni persone senza fissa dimora, circa mille persone in festa. «Quanto è bello trovarci in un posto dove tutti e tutte sono benvenuti! Grazie a voi, grazie a questa parrocchia! - ha iniziato Leone XIV rispondendo all’affetto dei tanti bambini, giovani e adulti attorno a lui - Il nome stesso, “Cuore di Gesù”, “Sacro Cuore”, fa pensare a ciò che significa per noi il simbolo del cuore: simbolo di amore, di carità, di questa generosità dell’amore del Signore che non conosce limiti». Tra i presenti i rappresentanti dei diversi gruppi parrocchiali, tra cui i giovani di Sant’Egidio, e i poveri della parrocchia, con persone provenienti da ogni parte del mondo. La comunità riunita insieme, ha proseguito il Papa, rappresenta «questa unità, comunione, e fratellanza, questo vivere insieme, che solo Gesù può fare possibile».
L'incontro del Papa con i fedeli della comunità della Basilica del Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio, 22 febbraio 2026 - (ANSA/Vatican Media)
L'incontro del Papa con i fedeli della comunità della Basilica del Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio, 22 febbraio 2026 - (ANSA/Vatican Media)
Un «centro» che «ha anche una periferia», proprio per il suo essere «crocevia» di pendolari, studenti, turisti ma anche persone emarginate e senza fissa dimora. Così il cardinale vicario di Roma, Baldo Reina, ha sottolineato ieri l’importanza della presenza della Basilica nel cuore di via Marsala. Parole che hanno risuonato anche nell’omelia della Messa che papa Leone XIV ha presieduto alle 9. «Fratelli e sorelle, il papa Leone XIII chiese a san Giovanni Bosco di costruire proprio qui la chiesa dove noi oggi ci troviamo. - ha sottolineato il Vescovo di Roma - Egli aveva intuito la centralità di questo luogo, accanto alla stazione Termini e in un crocevia unico della città, destinato a diventare nel tempo ancora più importante».
Per questo, ha proseguito, «incontrandovi oggi vedo in voi uno speciale presidio di prossimità, di vicinanza dentro le sfide di questo territorio», in cui sono presenti «numerosi i giovani universitari, i pendolari che vanno e vengono per motivi di lavoro, gli immigrati in cerca di occupazione, i giovani rifugiati che hanno trovato nella sede qui a fianco, per iniziativa dei Salesiani, la possibilità di incontrare coetanei italiani e realizzare progetti di integrazione, e poi ci sono i nostri fratelli che non hanno una casa e che trovano accoglienza negli spazi della Caritas di via Marsala». A distanza di pochi metri, ha denunciato, «si possono toccare le contraddizioni di questo tempo: la spensieratezza di chi parte e arriva con tutte le comodità e coloro che non hanno un tetto, le tante potenzialità di bene e una violenza dilagante, la voglia di lavorare onestamente e i commerci illeciti delle droghe e della prostituzione». La comunità, in tutto questo, resta una presenza luminosa e necessaria. «La vostra parrocchia è chiamata a farsi carico di queste realtà, ad essere lievito di Vangelo nella pasta del territorio, a farsi segno di vicinanza e di carità. - ha concluso - Ringrazio i Salesiani per l’opera instancabile che portano avanti ogni giorno, e incoraggio tutti a continuare ad essere proprio qui una piccola fiammella di luce e di speranza».
L'incontro del Papa con i fedeli della comunità della Basilica del Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio, 22 febbraio 2026 - (ANSA/Vatican Media)
L'incontro del Papa con i fedeli della comunità della Basilica del Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio, 22 febbraio 2026 - (ANSA/Vatican Media)
Nella prima parte dell’omelia, il Pontefice si è soffermato sul sacramento del Battesimo. Nel Vangelo, ha detto ieri, «vediamo il Figlio di Dio che, opponendosi alle insidie dell’antico Avversario, ci mostra l’uomo nuovo, l’uomo libero, epifania della libertà che si realizza dicendo “sì”a Dio». Questa «nuova umanità», ha proseguito, «nasce dal fonte battesimale», e dunque, in tempo di Quaresima, «siamo chiamati a riscoprire la grazia del Battesimo, come sorgente di vita che abita in noi e che, in modo dinamico, ci accompagna nel più assoluto rispetto della nostra libertà».
Il momento dell'offertorio durante la Messa presieduta dal Papa nella Basilica del Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio,  22 febbraio 2026 - (ANSA/Vatican Media)
Il momento dell'offertorio durante la Messa presieduta dal Papa nella Basilica del Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio,  22 febbraio 2026 - (ANSA/Vatican Media)
Dopo la Messa, il Papa ha vissuto un momento d’incontro con la famiglia Salesiana nella cappella interna, introdotto dal parroco don Javier Ortiz Rodriguez. «Da ragazzo, prima di entrare negli agostiniani, feci anche una visita alla comunità salesiana», ha raccontato il Pontefice, che poi ha aggiunto scherzando: «siete arrivati al secondo posto, mi dispiace!». Un affetto particolare, però, continua a legarlo alla congregazione di san Giovanni Bosco. «Forse c’è qualcosa che è rimasto nel mio cuore, anche unito a voi, nella comunità salesiana. - ha proseguito - e infatti ho visitato più comunità salesiane che agostiniane in questi primi dieci mesi di Pontificato. E quindi vi sono davvero vicino».Tanti i carismi che il Papa ha messo in evidenza. Come «questo servizio ai giovani, questo amore per la pastorale educativa, tante espressioni che vivete in molti Paesi del mondo», e anche «questa vicinanza ai più piccoli del Regno, a queste comunità che sono presenti qui a Roma, qui in questa zona di Termini, e dove voi state servendo veramente con molta generosità i giovani, non solo italiani, ma anche stranieri, creando queste opportunità di servizio, come lo studio dell’italiano».
L'incontro del Papa con la comunità salesiana, 22 febbraio 2026 - (ANSA)
L'incontro del Papa con la comunità salesiana, 22 febbraio 2026 - (ANSA)
Poi, come già accaduto nella prima visita pastorale ad Ostia, il Papa ha incontrato i membri del Consiglio pastorale, ringraziandoli prima di tutto per il servizio quotidiano e per l’impegno nell’organizzazione della giornata di ieri. Si percepisce che la Basilica, ha detto, «è la casa di tutta la parrocchia, di tutti i fedeli, di questo fiume di pellegrini che passano ogni giorno per Termini, per questo punto della città» ed «è veramente bellissimo vivere questo spirito», che è proprio del cuore di Gesù, «sempre pieno sempre di amore e di misericordia». Una misericordia, ha concluso, «che si manifesta in tanti servizi, tante forme di carità, di accoglienza, accompagnamento, di vicinanza di Cristo, vicinanza della Chiesa a tutte queste persone».
L'incontro del Papa con il Consiglio pastorale parrocchiale, 22 febbraio 2026 - (ANSA)
L'incontro del Papa con il Consiglio pastorale parrocchiale, 22 febbraio 2026 - (ANSA)

Le parole durante l’Angelus

Nella prima domenica di Quaresima, meditando la Parola del giorno, il Papa durante l'Angelus dal Palazzo Apostolico ha invitato a guardare il periodo che separa dalla Pasqua come «a un itinerario luminoso in cui, con la preghiera, il digiuno e l’elemosina, possiamo rinnovare la nostra cooperazione con il Signore nel realizzare il capolavoro unico della nostra vita». Si tratta, ha proseguito, «di permettere a Lui di rimuovere le macchie e di guarire le ferite che il peccato può aver prodotto in essa, e di impegnarci a farla fiorire in tutta la sua bellezza fino alla pienezza dell’amore, unica fonte della felicità vera». Alla luce di questo la penitenza «mentre ci rende consapevoli dei nostri limiti, ci dà la forza per superarli e per vivere, con l’aiuto di Dio, una comunione sempre più intensa con Lui e tra noi». Poi Leone XIV ha proposto alcune modalità per vivere al meglio questo tempo di grazia. «Diamo spazio al silenzio, facciamo tacere un po’ i televisori, le radio, gli smartphone. - ha sottolineato - Meditiamo la Parola di Dio, accostiamoci ai Sacramenti; ascoltiamo la voce dello Spirito Santo, che ci parla nel cuore, e ascoltiamoci a vicenda, nelle famiglie, negli ambienti di lavoro, nelle comunità. Dedichiamo tempo a chi è solo, specialmente agli anziani, ai poveri, ai malati. Rinunciamo al superfluo e condividiamo ciò che risparmiamo con chi manca del necessario».

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