Il primo summit delle Chiese cristiane. «Un patto per la pace e il bene dell’Italia»
di Giacomo Gambassi, Roma
A Bari il primo Simposio con venti confessioni della Penisola per la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani. Parla il vescovo Olivero, presidente della Commissione Cei per l’ecumenismo: «Nel documento che firmeremo la richiesta di non escludere i credenti dallo spazio pubblico»

Un patto fra le Chiese cristiane in Italia nel nome di un rinnovato annuncio del Vangelo, di una più incisiva presenza ecclesiale, di una sana laicità nella Penisola che non emargini la fede, di una maggiore vicinanza alla gente, di un’azione condivisa che alimenti la coesione sociale, di un impegno concreto per il bene comune e per la pace. Le comunità cristiane si alleano a servizio del Paese «mostrando che in un tempo segnato dalla conflittualità i cristiani vogliono dare un contributo significativo senza mettere da parte la propria identità e intendono testimoniare che le differenze non sono un ostacolo ma un patrimonio da valorizzare in una società che ha bisogno di comunione e speranza», spiega il vescovo di Pinerolo, Derio Olivero, presidente della Commissione episcopale Cei per l’ecumenismo e il dialogo. Il patto sarà firmato a Bari nel primo Simposio nazionale delle Chiese cristiane in Italia che si terrà venerdì 23 gennaio e sabato 24 gennaio. Due giornate senza precedenti, a conclusione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che terminerà domenica 25 gennaio. A sottoscrivere il documento d’intenti saranno i rappresentanti delle diverse confessioni presenti nel Paese: cattolica, anglicana, evangeliche, ortodosse, protestanti. Venti le denominazioni che arriveranno in Puglia, fra cui anche una delegazione della Chiesa ortodossa russa, “grande” assente all’incontro di Nicea con il Papa per i 1.700 anni del primo Concilio lo scorso novembre in Turchia. Cento i delegati provenienti da nord a sud del Paese che si ritroveranno nella città “ecumenica” che unisce Oriente e Occidente. A cominciare da quelli che daranno voce alla Chiesa cattolica, grazie alla Conferenza episcopale italiana che ha accolto i tre anni di incontri del Tavolo delle Chiese cristiane istituito presso la segreteria generale della Cei. La delegazione cattolica sarà guidata dal presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi. L’appuntamento di Bari racconterà che una “Via italiana del dialogo” - titolo dell’evento - è possibile, anzi può essere di esempio in un contesto ecclesiale internazionale e in uno scenario politico mondiale che vanno nella direzione della polarizzazione e fanno prevalere i muri ai ponti. «Non è un caso - sottolinea il vescovo Olivero - che il patto si apra evidenziando che le Chiese si impegnano a camminare insieme qualunque cosa possa accadere in Italia o nel mondo e qualunque siano le pressioni interne o esterne. Perché c’è sempre il rischio di perdersi. Invece, desideriamo rimarcare la ferma e seria volontà di essere gli uni acconto agli altri».

Eccellenza, perché questo primo Simposio in cui la preghiera si alternerà al dialogo?
«Non si tratta di un convegno di studio o di approfondimento, ma di un incontro di azione, lo definirei. Perché sarà un’occasione di impegno comune, individuando gli itinerari che nel prossimo biennio le confessioni cristiane intendono percorrere sia al loro interno sia nelle relazioni reciproche sui territori».
E perché la firma di un patto?
«Il Patto sarà il fulcro dell’appuntamento. E ruoterà intorno ad alcune direttrici. La prima è quella che chiama le Chiese a lavorare insieme per intercettare la sete di trascendenza che continua a esserci anche in un ambiente secolarizzato come il nostro. Le indagini sociologiche riportano che nel Paese è in aumento il numero di quanti sono in ricerca spirituale. Tuttavia gran parte di loro non si rivolge alle Chiese ufficiali. Dunque è una sfida intercettare questa spinta. Altro snodo è la necessità di affrontare alcuni aspetti ancora problematici delle nostre differenze che possono essere all’origine di tensioni o sofferenze: penso all’ospitalità eucaristica o alla religione cattolica a scuola».
Quali le ulteriori dimensioni che entreranno nel patto?
«Come Chiese siamo tenute a essere fonte di coesione sociale. Troppe volte, anche nelle nostre realtà, le religioni sono percepite come elemento di divisione o addirittura causa di guerre. Non solo. C’è chi le ritiene fattore di terrorismo o perlomeno volano dei nazionalismi. In Italia vogliamo dimostrare che le comunità cristiane sono capaci di unirsi e quindi di essere un propulsore per unire la società, per disinnescare i conflitti, per promuovere l’accoglienza. Altra scommessa è quella di offrire un nuovo modo di vedere la laicità. Anche nel panorama italiano la laicità viene interpretata spesso alla stregua della laicité francese: lo spazio pubblico deve essere neutro, ossia senza che le religioni non possano entrarci o dare un loro contributo. Invece è opportuno che le fedi abbiano piena cittadinanza e siano una presenza vigile e generativa».
Poi c’è il grido di pace come terreno d’incontro.
«Sicuramente. C’è una riconciliazione che attende il mondo mentre sta dilagando il fervore bellico. Serve agire insieme per difendere la pace e per costruirla. Del resto, il Vangelo di Cristo è annuncio di speranza per tutti ed è messaggio di fraternità universale che travalica i confini delle nostre comunità e nazioni».
Il percorso che porta a Bari è iniziato tre anni fa.
«Sì, con la convocazione dei leader delle Chiese che sono in Italia. È stata un’occasione per crescere nella conoscenza reciproca, ma soprattutto per creare un clima di fiducia che permettesse di osare di più e di fare squadra. In questi tre anni è stato utilizzato lo stile della conversazione spirituale su tematiche che adesso sono parte del patto: in particolare, come dire insieme l’esperienza cristiana nella società attuale e come essere Chiese in Italia nello spazio pubblico».
Nell’intervento al corpo diplomatico, Leone XIV ha denunciato che si riduce la libertà di espressione per quanti non si adeguano alle ideologie dominanti e che non va trascurata una sottile forma di discriminazione nei confronti dei cristiani. Rischi anche per l’Italia?
«Nella Penisola si sta affermando una tendenza secondo cui la religione va racchiusa nella riserva indiana di un approccio intimistico e non può influire su questioni civili che possono essere, ad esempio, la pace, la tutela dei più fragili, la povertà, la salvaguardia del creato. Tutto ciò priva la società di un apporto essenziale».
Perché l’evento a Bari?
«Bari è la città del dialogo ed è stata scelta concordemente da tutte le Chiese. Inoltre, è cara al mondo orientale. E oggi l’Oriente è sempre più fra le nostre case, come conferma la crescita dei fedeli ortodossi in Italia, seconda realtà cristiana nella Penisola dopo quella cattolica».
C’è chi sostiene che il cammino ecumenico abbia avuto una battuta di arresto con la guerra in Ucraina per la “benedizione” dell’invasione russa da parte del patriarcato di Mosca.
«A livello mondiale si sono registrate profonde fratture, partendo dal mondo ortodosso. Ma a noi sta a cuore ribadire che c’è una via italiana dell’ecumenismo capace di andare oltre certi dissidi. Il nostro patto indica la volontà di mantenere sempre aperta la porta del dialogo e di assumerci la responsabilità che non si facciano passi indietro».
“Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati” è il filo conduttore della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2026 che inizia domenica 18 gennaio.
«Il tema è richiamo a non essere comunità autoreferenziali. Ed è invito a comprendere che l’ecumenismo non è un’operazione di ingegneria ecclesiale ma un cammino di fede in cui ciascuno di noi è fratello in Cristo».
Dopo Nicea, papa Leone ha dato appuntamento alle Chiese cristiane a Gerusalemme per il 2033, durante il Giubileo della redenzione.
«Spesso valutiamo la crisi del cristianesimo in Occidente come crisi di quantità, ossia come assottigliamento dei numeri. Invece, è una crisi di qualità: serve, cioè, comprendere quanto siamo all’altezza di annunciare la novità disarmante del Vangelo. Ecco perché il 2033 ci deve già interrogare e stimolare».
Al via la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani
“Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati”: è il versetto della Lettera di san Paolo agli Efesini a fare da filo conduttore alla Settimana di preghiera dell’unità dei cristiani 2026 che comincia domenica 18 gennaio. Sette giorni di dialogo ecumenico, compresi tra la festa della cattedra di san Pietro e quella della conversione di san Paolo. Proprio domenica 25 gennaio, solennità della conversione di san Paolo, Leone XIV concluderà la Settimana con la celebrazione dei Vespri nella Basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma alle 17.30. Quest’anno le riflessioni sono state preparate dalla Chiesa apostolica armena di tradizione ortodossa, con i “fratelli” delle Chiese armene cattoliche ed evangeliche. Riconosciuta come una delle più antiche comunità cristiane al mondo, la Chiesa apostolica armena è stata fondamentale nella turbolenta storia dell’Armenia fornendo continuità e stabilità durante le persecuzioni, le migrazioni forzate e il genocidio del 1915. Dopo la fine dell’Urss nel 1991, l’Armenia ha vissuto una rinascita religiosa: così la “sua” Chiesa ha recuperato un ruolo centrale nella società e oggi vanta una fiorente tradizione di ecumenismo. Nella Penisola la presentazione al testo italiano è curata dal Consiglio delle Chiese cristiane di Trento, la «città di quel Concilio che nel XVI secolo ha vissuto la rottura tra la Chiesa cattolica e le Chiese nate dalla Riforma, ma che in tempi recenti ha fatto del cammino ecumenico un suo impegno costante», si legge. Nel sussidio si sottolinea che la diversità «non è un ostacolo ma una ricchezza», che le sfide di oggi «mettono alla prova la capacità di unirsi delle Chiese», che «l’educazione alla fede è cruciale per promuovere l’unità», che va puntato sulla «testimonianza comune».
Le due giornate delle Chiese cristiane in Italia a Bari: ecco il programma
È la prima volta che si incontrano i delegati delle comunità cristiane in Italia. Cento in tutto, che saranno protagonisti del Simposio senza precedenti che riunirà a Bari le Chiese della Penisola. L’appuntamento che vuole scrivere insieme la “via italiana del dialogo” ecumenico prevede sessioni aperte a tutti. Venerdì 23 gennaio, alle 18, nella chiesa di Maria Assunta e San Sabino si svolgerà l’apertura dell’evento con i saluti istituzionali e l’introduzione. Alle 21, nella Basilica di San Nicola, un concerto-meditazione a cura della fondazione “Frammenti di luce”. Sabato 24 gennaio, dalle 8.15 alle 8.45, ciascuna confessione pregherà secondo la propria tradizione in un luogo significativo della città (il Centro pastorale ortodosso romeno Santissima Trinità; la Chiesa cristiana evangelica battista; la parrocchia di San Ferdinando). Alle 17, nella Cattedrale, è prevista la conclusione del Simposio e alle 18.30 nella Basilica di San Nicola è in programma la celebrazione ecumenica nazionale della Parola. La delegazione cattolica sarà guidata dal presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi.
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