Baturi: la Chiesa irrilevante in Italia? No, accanto alla gente e presenza sociale

Il segretario generale della Cei al termine del Consiglio permanente: sul referendum nessuna indicazione di voto ma un appello a recarsi alle urne e a informarsi bene. «Vicinanza e aiuto alle popolazioni colpite dal maltempo: le autorità siano attente all’ambiente». Allo studio le parrocchie affidate ai laici e un ripensamento di padrini e madrine nel Battesimo e nella Cresima
January 28, 2026
Baturi: la Chiesa irrilevante in Italia? No, accanto alla gente e presenza sociale
Il segretario generale della Cei, l'arcivescovo Giuseppe Baturi, nella conferenza stampa al termine del Consiglio permanente / SICILIANI
Sono «tre le priorità» della Chiesa italiana che emergono dagli spunti offerti da Leone XIV e dai quattro anni del Cammino sinodale. Le riassume davanti ai giornalisti il segretario generale della Cei, l’arcivescovo Giuseppe Baturi, al termine del Consiglio permanente che si è concluso oggi a Roma: un «rinnovato slancio nell’evangelizzazione» per «trasformare l’eredità che abbiamo ricevuto in patrimonio vivo»; una «nuova forma di Chiesa» che sia al passo con i tempi e che contempla anche la possibilità di mettere le parrocchie nelle mani dei laici; e una «presenza sociale» che «non ha nostalgie» del passato ma che si traduce sia in «prossimità» alla gente, sia in attenzione alle questioni del Paese. Prossimità che i vescovi italiani esprimono anzitutto alle «popolazioni di Sicilia, Sardegna e Calabria» colpite dal maltempo, con un particolare riferimento a Niscemi dove si riscontrano «danni gravi», verso le quali «ci stringiamo nella comunione e nell’aiuto concreto», afferma Baturi. E aggiunge: «La questione ambientale è inscindibile da quella sociale. Avere a cuore la società significa avere a cuore il creato». Ecco, quindi, il monito: «Chiediamo maggiore serietà da parte di tutti, a partire dalle autorità locali e dal governo».
Il segretario generale della Cei, l'arcivescovo Giuseppe Baturi, nella conferenza stampa al termine del Consiglio permanente / SICILIANI
Il segretario generale della Cei, l'arcivescovo Giuseppe Baturi, nella conferenza stampa al termine del Consiglio permanente / SICILIANI

Il referendum sulla giustizia

«Ciò che riguarda l’uomo è politico», dice in conferenza stampa il segretario generale della Cei. Compreso il referendum costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati. Da parte dell’episcopato italiano «non c’è nessuna indicazione di voto», ma «l’invito a partecipare» alla consultazione elettorale «non disertando le urne» e a «informarsi per compiere una scelta consapevole nel segno del bene comune». E tiene a precisare che «su alcuni problemi sociali è ammissibile una pluralità di opinioni». Comunque «due sono le preoccupazioni» dei vescovi sul versante giustizia, fa sapere Baturi: l’«equilibrio fra poteri dello Stato» che, come previsto dalla Costituzione, va garantito, e «l’autonomia e l’indipendenza» della magistratura che «possono essere perseguite con diverse realizzazioni storiche», sottolinea l’arcivescovo. Poi dalla Cei arriva il richiamo a «fare delle questioni sociali, più che un’occasione di scontro, un motivo di dialogo costruttivo, come nella migliore tradizione italiana». L’attualità porta Baturi anche a parlare della presenza degli agenti Ice, la polizia per l’immigrazione Usa, alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. «L’ordine pubblico sia assicurato dalle nostre autorità», è la considerazione sintetica.
Il segretario generale della Cei, l'arcivescovo Giuseppe Baturi, nella conferenza stampa al termine del Consiglio permanente / SICILIANI
Il segretario generale della Cei, l'arcivescovo Giuseppe Baturi, nella conferenza stampa al termine del Consiglio permanente / SICILIANI

La Chiesa italiana nello spazio pubblico

La Chiesa ha perso rilevanza in Italia in 40 anni? È una delle domande che vengono poste al segretario generale della Cei. «Il cristianesimo non ha nel suo Dna alcuna volontà di egemonia sociale, ma ha come suo scopo la conversione dell’uomo», chiarisce Baturi. Ecco perché ciò che conta non è «quante bandierine possiamo vantare ma quanto siamo presenti accanto alle persone». L’arcivescovo cita un’ampia rosa di contributi che la Chiesa offre alla nazione: il «volontariato in nome della fede», l’«aiuto alla vita», l’«accoglienza dei migranti», il «sostegno ai poveri», le «reti comunitarie per i non autosufficienti», gli «oratori» o le attività per i giovani «in quartieri dove le autorità pubbliche fanno un passo indietro». Da qui l’interrogativo del presule: «Siamo così irrilevanti o si è modificato il nostro agire nella società?». Una società che «è diventata sempre più plurale», in cui si registrano «avanzati meccanismi di scristianizzazione» e dove «il numero delle ordinazioni sacerdotali si è ridotto nell’ultimo decennio del 51%». I vescovi si dicono allarmati per gli episodi di violenza fra le mura domestiche e fra i giovani. «Se ambiti di fiducia si trasformano in minacce, vuol dire che qualcosa di grave sta accadendo», sottolinea Baturi. E osserva: «Senza il rispetto della libertà non c’è affetto, perché nessuna persona può essere oggetto di dominio o di possesso». Centrale è l’educazione: «Accanto alla repressione, occorre trasmettere ai giovani assetti affettivi stabili e maturi».

Il futuro delle parrocchie , i padrini e le madrine

C’è da «ripensare la forma di Chiesa in Italia», fa sapere il segretario generale della Cei. È una delle sfide che attende la Cei nei prossimi mesi. Cruciale rimane la parrocchia in cui però deve crescere il ruolo del laicato, dice Baturi. «La comunione, la partecipazione e la missione riguardano tutti: non solo per la carenza dei preti. Ciò rimanda alla corresponsabilità, evitando però quel clericalismo che fa dei laici una sorta di clerici ridotti». Da qui la possibilità allo studio della Cei di «forme di affidamento» delle parrocchie ai laici «già previste nel Codice di diritto canonico del 1983», dichiara l’arcivescovo di Cagliari. Il che non vuol «eliminare il prete». La questione è nelle mani di «un gruppo di lavoro chiamato a prospettare indicazioni ed esempi» di buone pratiche. Il Consiglio permanente ha anche affrontato il “nodo” dei padrini e delle madrine nel cammino di iniziazione cristiana. Figura che, avverte Baturi, «è oggi confusa perché viene individuata solo sul piano parentale o amicale» mentre serve «recuperare il suo valore ecclesiale, coinvolgendo la comunità». Il segretario generale annuncia che saranno messe a punto «linee guida nazionali» che non cancelleranno la figura e che lasceranno alle diocesi la possibilità di declinarla nei contesti locali, anche se, «qualora non sia possibile una scelta adeguata, il Codice di diritto canonico permette di rinunciarci».

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