Referendum, fine vita, violenze: le parole di Zuppi per un’Italia «spaesata»
di Giacomo Gambassi, Roma
Il cardinale presidente della Cei apre il Consiglio permanente. La Penisola segnata da «malessere, paura, polarizzazioni» ma c’è «un’Italia cattolica che prega, fa pace, serve i poveri, vive la fraternità». La richiesta dell’indulto differenziato. Il monito sui naufragi. La condanna dell’antisemitismo. «Educare i ragazzi è responsabilità di tutti»

È un’Italia in pieno «spaesamento che produce malessere, paura e violenza». Un Paese immerso nell’«età della forza», dice il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, citando il sindaco "santo" di Firenze, Giorgio La Pira, «con il corteo di antagonismi, polarizzazioni, odio manipolato da campagne interessate che inquinano nel profondo le relazioni e le menti» e che fanno crescere «il disprezzo della vita, dal suo inizio alla sua fine». Eppure esiste e resiste anche una «diffusa Italia cattolica» che è popolata «di tante “case” diverse, in cui si prega, si fa pace, si servono i poveri, si vive la fraternità»; che «si prende cura delle ferite del prossimo»; che chiede di «riaccendere la passione di fare comunità», antidoto a «un condominio anonimo che condanna alla solitudine»; che, sulla scia della Cammino sinodale, vuole superare «lo scollamento fra la fede e la vita». Il cardinale Zuppi apre il Consiglio permanente della Conferenza episcopale che si tiene da oggi a mercoledì a Roma. E nella sua introduzione spiega che accanto a una realtà che dove «prevale la logica grezza e illusoria del più forte» c’è un «popolo che, pur condividendo le difficoltà di tutti, ha fisso lo sguardo al Signore, speranza e consolazione» e che «cerca il volto di Dio e chiede di incontrare non idee o ennesimi consigli virtuali ma comunità, case di fraternità, relazioni umane disinteressate». Un «mondo», come il cardinale lo definisce, che «è una ricchezza» per l’intera Penisola e che «evita lo smottamento del terreno umano e sociale, quel dissestamento spirituale di una città di tanti individui soli».
Referendum sulla giustizia, fine vita e scuola paritaria
Una Chiesa viva che è anche presente nella vita pubblica e fa sentire la sua voce sui temi civili. Come il referendum costituzionale sulla giustizia e sulla separazione delle carriere dei magistrati. Una questione che, afferma il presidente della Cei, «come Pastori e come comunità ecclesiale, non ci deve lasciare indifferenti. C’è un equilibrio tra poteri dello Stato che i padri costituenti ci hanno lasciato come preziosa eredità e che è dovere preservare. Autonomia e indipendenza sono connotati essenziali per l’esercizio di un processo giusto, e tali valori devono essere perseguiti, pur nelle diverse possibili realizzazioni storiche e pluralità di opinioni e orientamenti». Zuppi torna sull’allarmante fuga degli elettori dalle urne che ha caratterizzato le ultime tornate elettorali nel Paese. «Sentiamo l’esigenza di ribadire l’importanza della partecipazione. Tutti noi parteciperemo, perché corresponsabili del bene comune del nostro Paese. Invitiamo quindi tutti ad andare a votare, dopo essersi informati e aver ragionato sui temi e sulla posta in gioco per il presente e per il futuro della nostra società, senza lasciarsi irretire da logiche parziali». Dalla Cei giunge anche l’auspicio che «continui, anche dopo il referendum, l’attenzione sull’esercizio concreto della giurisdizione nel nostro Paese, snodo importante per la custodia del bene comune» ma anche che «sia sempre vivo un dialogo responsabile e costruttivo tra le forze sociali e culturali e le diverse parti politiche, nella ricerca del massimo consenso possibile attorno a soluzioni di bene».

Poi il fine vita. «La dignità umana non si misura sulla sua efficienza né sulla sua utilità», ribadisce il cardinale presidente. E avverte: «La risposta alla sofferenza non è offrire la morte, ma garantire forme di sostegno sociale, di assistenza sanitaria e sociosanitaria domiciliare continuativa, affinché il malato non si senta solo e le famiglie possano essere sostenute e accompagnate. Normative che legittimino il suicidio assistito e l’eutanasia rischiano invece di depotenziare l’impegno pubblico verso i più fragili e vulnerabili, spesso invisibili». Inoltre, come vescovi, «sentiamo forte il dovere di ricordare a tutti che scegliere una morte anticipata, anche perché si pensa di non avere alternative, non è un atto individuale, ma incide profondamente sul tessuto di relazioni che costituisce la comunità, minando la coesione e la solidarietà su cui si fonda la convivenza civile». Quindi il richiamo alle cure palliative «che devono essere garantite a tutti, senza distinzioni sociali e geografiche, mentre ancora non sono applicate come stabilito» e che «rappresentano un vero antidoto alle logiche che contemplano il suicidio assistito o l’eutanasia come opzioni percorribili».
Il presidente della Cei saluta anche «con favore la scelta di incrementare i fondi ordinari e di introdurre un “buono scuola” in favore degli studenti che frequentano la scuola paritaria secondaria di primo o di secondo grado, limitatamente al biennio». E sottolinea l’importanza dell’insegnamento della religione cattolica in classe.
Antisemitismo, violenza domestica e crisi educativa
La cronaca porta il cardinale Zuppi a condannare i fenomeni di «antisemitismo che non ha giustificazione per i pur drammatici problemi della inaccettabile violenza a Gaza e in Cisgiordania». E, alla vigilia della Giornata della memoria che si celebra il 27 gennaio, la Chiesa italiana censura «la recrudescenza di fatti ignobili, mentre ribadisce la propria vicinanza a tutte le comunità ebraiche del Paese». Poi il cardinale presidente richiama i «gesti tragici compiuti all’interno della famiglia, tra marito e moglie, ma anche tra adolescenti a scuola o nei luoghi di ritrovo». Eventi che «non possono essere valutati in sé, senza fare lo sforzo di coglierne le radici profonde». Come mostrano i «casi martellanti di femminicidio, fenomeno su cui dobbiamo insistere per difendere la vita stessa, la dignità e la libertà delle donne» o le «violenze legate alle dipendenze». Il cardinale dice di essere ancora scosso per «quanto avvenuto a La Spezia, dove la vita di Abu è stata spezzata in modo tragico e incomprensibile per mano di un coetaneo». Un dramma che «ci interpella come comunità civile ed educativa». Ma aggiunge che è «assai preoccupante» il fatto che crescano «i minori segnalati per porto di armi impropri».

Dalla Chiesa italiana arriva il monito sulla crisi educativa. Da qui l’urgenza di «accompagnare i giovani, ascoltarli davvero, non lasciarli soli nelle loro fragilità, nelle loro paure e nelle loro rabbie. L’educazione, in famiglia, a scuola e nelle comunità, è una responsabilità condivisa che non possiamo delegare né rimandare». E il ringraziamento a coloro che all’interno della comunità ecclesiale, come «padre Pino Puglisi», «dedicano la loro vita per offrire ai giovani alternative di senso e di educazione senza le quali ci sono solo la strada, le dipendenze, la pornografia». Ecco perché, sottolinea Zuppi, servono anche nella comunità ecclesiale «le necessarie coperture giuridica ed economica» per gli educatori.
I morti nel Mediterraneo e l'emergenza carceri
Nell’introduzione entra il nuovo naufragio nel Mediterraneo che si è registrato ieri. «Non possiamo rassegnarci alla logica della morte in cui la speranza prende forma della disperazione con le conseguenze tragiche che ben conosciamo e alle quali non potremo mai abituarci», dichiara il cardinale Zuppi. Perciò è necessario «prendendoci noi cura delle ferite del prossimo». E, tornando ad affrontare l’emergenza carceri in Italia, il cardinale presidente dicembre dice che i vescovi guardano «con interesse alla proposta di “indulto differito” maturata da un gruppo di lavoro in seno al Giubileo dei detenuti, così come a tutte le iniziative finalizzate al reinserimento sociale delle persone che escono dal carcere» e al tempo stesso invocano «dignità, opportunità, speranza e itinerari che la rendano reale, uniche vie per garantire alla collettività la sicurezza auspicata».
La Chiesa unita, segno per la società
Nell’introduzione il cardinale Zuppi sottolinea il ruolo che ha oggi l’«Italia cattolica» all’interno del Paese. Essa «non si misura con gli indicatori mondani e non si contrappone a un’Italia non cattolica o acattolica». Con la Chiesa che «ha una forza invincibile ma mite» nonostante faccia i conti con il «ridotto numero di sacerdoti». Una realtà che «alle immagini delle armi, manuali o supertecnologiche che siano, che continuano a provocare morte e distruzione» contrappone «le Porte sante che hanno visto il passaggio di milioni di pellegrini a Roma e nel mondo» durante il Giubileo. Il presidente della Cei tiene a ribadire che «la Chiesa è unita». E tutto ciò rappresenta «un grande segno, che parla al mondo che sperimenta così tanto la divisione e pensa impossibile vivere insieme». Come dimostra il Patto fra le Chiese cristiane in Italia firmato a Bari la scorsa settimana. Quindi il monito: «Non lasciamoci dividere dal clima di questo mondo e non portiamo nella Chiesa categorie mondane che non le appartengono, anzi la offendono e la indeboliscono». Riprendendo le indicazioni di Leone XIV alla Cei, Zuppi chiede a ogni parrocchia di interrogarsi «su come divenire casa di pace, ricca di tutte le dimensioni spirituali, relazionali, caritatevoli», «comunità di fratelli e sorelle» e «casa dei poveri».
Il Cammino sinodale e le priorità individuate dai vescovi
Il presidente della Cei riflette anche sul lascito degli anni di Cammino sinodale, tema che sarà all’ordine del giorno del Consiglio permanente. «È tempo che anzitutto noi vescovi, a livello di diocesi, di regioni ecclesiastiche e di Cei, raccogliamo i frutti di quanto emerso dal 2021 ad oggi e prendiamo con determinazione le decisioni opportune», afferma sottolineato il ruolo della collegialità episcopale. Tuttavia, chiarisce, «il Cammino sinodale ha coinvolto centinaia di migliaia persone» e «si tratta di nostri collaboratori che non vanno persi né delusi». Già nell’Assemblea generale Cei di novembre ad Assisi erano state «individuate alcune priorità: la fede vissuta, testimoniata e celebrata; la comunità; l’impegno sociale e caritativo. Su di esse il gruppo di vescovi costituito dalla presidenza su mandato di questo Consiglio ha proseguito il lavoro di riflessione. In queste giornate condivideremo i primi frutti e alcuni percorsi concreti di realizzazione». Da Zuppi anche il richiamo a «dare spazio a ciò che nasce e non comprimere tutto nelle strutture che già esistono», grazie al «paziente ministero di paternità del vescovo, costruttore di comunione, capace di ascolto e di incoraggiamento» che è chiamato a promuovere «la corresponsabilità di tutti».
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