«Diventiamo casa della Parola
che è fonte di unità fra le Chiese»

Oggi si celebra la Domenica della Parola, istituita da papa Francesco . L'esegeta Bovati: «L'assemblea credente cresca nella familiarità con la Scrittura, dalla quale nasce la preghiera»
January 25, 2026
«Diventiamo casa della Parola
che è fonte di unità fra le Chiese»
L'arcivescovo, segretario generale Giuseppe Baturi in visita al carcere di Paliano (Roma) per la consegna della Bibbia ai detenuti.
Sono trascorsi già sette anni da quando papa Francesco, con la lettera apostolica Aperuit illis del 2019, in forma di motu proprio , ha fissato nel calendario liturgico che la terza domenica del tempo ordinario, che si celebra domani, diventi un giorno interamente dedicato alla Sacra Scrittura. Un appuntamento, quello della Domenica della Parola – era questo l’auspicio di papa Bergoglio – sorto per «far crescere nel popolo di Dio la religiosa e assidua familiarità con le Sacre Scritture». Il gesuita ed esegeta Pietro Bovati, discepolo diretto del cardinale Carlo Maria Martini, già segretario della Pontificia commissione biblica (dal 2014 al 2020), traccia un bilancio positivo di questa celebrazione. Ma si dice convinto che molto si debba ancora fare perché questa domenica entri nell’alfabeto ordinario di ogni credente. «Come ogni istituzione promossa ufficialmente dall’autorità religiosa, anche la Domenica della Parola di Dio ha avuto risultati variegati – è l’osservazione – a seconda delle tradizioni delle diocesi e dell’impegno profuso dai pastori nelle parrocchie. Non basta certo che la centralità spirituale della Sacra Scrittura venga proclamata “una volta all’anno”, ma occorre che questa domenica sia invece “una volta per tutto l’anno” (Aperuit illis , numero 8), suscitando dunque un impulso pastorale programmatico, così che la Parola di Dio diventi familiare, intima e amata dall’assemblea credente».
Il titolo suggerito per questa settima edizione è: “La Parola di Cristo abiti tra voi” (Colossesi 3,16). Questa solenne raccomandazione di san Paolo favorirà nei fedeli la riscoperta del primato della Scrittura nella loro vita?
«La citazione di san Paolo è davvero significativa; egli chiede ai suoi destinatari di diventare loro stessi la casa della Parola divina, ricevendola “nella sua ricchezza” (Colossesi 3,16); nessun credente infatti può ritenere di aver assimilato pienamente il dono della divina Rivelazione, ma deve piuttosto ritenersi un discepolo che costantemente ascolta il Signore, per obbedire al suo disegno di amore. L’Apostolo mette in primo piano “la Parola di Cristo”, perché in essa viene portata a compimento la manifestazione della verità e della salvezza di Dio; ma è mediante la conoscenza di tutte le Scritture che noi conosciamo appieno il mistero del Cristo, come ci insegna il Risorto, che “aprì la mente” dei suoi discepoli (Luca 24,45), e “cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui” (Luca 24,27). Per favorire l’accoglienza personale della Parola dobbiamo anche ricordare che essa è principio di spirituale letizia; Gesù, infatti, ha detto: “Beati coloro che ascoltano la Parola di Dio e la osservano” (Luca11,28)».
Perché, a suo giudizio, è così importante che la Chiesa cattolica celebri all’inizio dell’anno questa domenica così particolare?
«Nella sua lunga tradizione di catechesi e di predicazione la Chiesa cattolica ha privilegiato l’approccio dogmatico. Prima del Vaticano II la Bibbia era di fatto scarsamente conosciuta; in certi ambienti era addirittura considerata la specificità (problematica) delle chiese evangeliche, mentre nella nostra Chiesa si dava risalto alla dottrina del Magistero, ai sacramenti e alle devozioni popolari. Credo perciò che sia necessario assumere con pazienza un cambiamento, che esige saggezza e impegno continuo. Diventa quindi significativa l’istituzione della Domenica della Parola. E la missione dell’evangelizzazione – che è compito di tutti i credenti e non solo dei sacri ministri – viene promossa, in modo progettuale. La Domenica della Parola potrà incoraggiare l’impegno, incominciando dal promuovere la pratica della lectio divina , raccomandata da illustri maestri e dai Papi recenti; la preghiera nasce dalla Scrittura e ne accoglie frutti di intelligenza e di gioia molto preziosi».
La lettera apostolica Aperuit illis (2019) si pone in continuità con la costituzione dogmatica Dei Verbum del Vaticano II (1965) e con l’esortazione apostolica Verbum Domini (2010) di papa Benedetto XIV. Quali novità possono essere sottolineate?
«La Dei Verbum ha avuto il merito di mettere la Bibbia al centro della liturgia, ha favorito gli studi biblici e un sostanziale rinnovamento nella catechesi fondato sul testo della Sacra Scrittura. Dal canto suo, la Verbum Domini ha insistito sull’interpretazione religiosa del testo sacro, e ha ricordato il valore performativo della Parola di Dio, specialmente nell’azione liturgica. Tutto ciò è ribadito nella lettera apostolica Aperuit illis di papa Francesco, con la forza di una comunicazione esperienziale. In più, innestando la celebrazione della Domenica della Parola nell’ottavario della preghiera per l’unità dei cristiani, viene dato risalto alla fonte che è principio di unità di tutte le Chiese: “la Parola di Dio unisce i credenti e li rende un solo popolo” (Aperuit illis, numero 5). La rigenerazione della fede nei fedeli cattolici operata dalla Parola vivente di Dio (1 Pietro1,23) ha anche come auspicio il ricomporsi di una unità tra fratelli in Cristo, operata dalla potenza spirituale della divina Scrittura».
Il gesuita ed esegeta, classe 1940, Pietro Bovati segretario emerito della Pontificia Commissione Biblica
Il gesuita ed esegeta, classe 1940, Pietro Bovati segretario emerito della Pontificia Commissione Biblica

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