Metal detector a scuola: ecco la direttiva Piantedosi-Valditara

La violenza tra studenti sarà affrontata nei Comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza pubblica
January 28, 2026
Metal detector a scuola: ecco la direttiva Piantedosi-Valditara
L'ingresso della scuola di La Spezia, teatero dell'omicidio dello studente Youssef Abanoub da parte del compagno/ FOTOGRAMMA
La violenza tra studenti diventa un problema di ordine pubblico. Lo si evince dalla direttiva congiunta firmata mercoledì sera dai ministri dell'Interno, Matteo Piantedosi e dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che, tra l'altro, prevede l'utilizzo dei metal detector fuori dalle scuole per evitare che in classe entrino i coltelli. Proprio uno di questi, infatti, ha ucciso alla Spezia Abanoub Youssef, accoltellato a morte da un coetaneo nei locali dell’istituto “Einaudi-Chiodo”. Nella città ligure si è già deciso di attivare i metal detector nelle scuole i cui dirigenti ne faranno richiesta e ora, come prevede la direttiva Piantedosi-Valditara, la stessa misura potrà essere estesa in tutta Italia. «La sicurezza è la condizione della autentica libertà», si legge nel testo. Che, alla luce dei gravissimi fatti della Spezia e non solo, riconosce «come anche la scuola risenta delle dinamiche di disagio, marginalità e illegalità che attraversano il tessuto sociale, richiedendo una risposta istituzionale coordinata».
A questo proposito, con l'obiettivo del «rafforzamento della capacità di prevenzione, attraverso la definizione di metodi condivisi per la gestione delle segnalazioni, la tempestiva attivazione delle Forze di polizia e il coinvolgimento dei servizi competenti nei casi di fragilità o disagio giovanile», la direttiva si rivolge ai Prefetti e ai Dirigenti scolastici, il cui ruolo «assume una centralità decisiva». A riguardo, sottolineano i due Ministri, «i Prefetti, d’intesa con i Dirigenti scolastici regionali, convocheranno apposite sedute del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, quale luogo di analisi e sintesi delle coordinate generali dell’attività di vigilanza e controllo, secondo un indirizzo unitario che tenga conto delle priorità emerse e delle esigenze rappresentate». Il primo di questi Comitati si è svolto proprio alla Spezia e ha portato alla decisione, appunto, di utilizzare i metal detector qualora i presidi lo richiedano.
Oltre a Prefetti e Dirigenti, ai Comitati parteciperanno «i referenti di strutture sanitarie e servizi sociali nonché quelli delle altre realtà istituzionali e territoriali interessate, al fine di pervenire ad una conoscenza condivisa delle problematiche presenti nei diversi contesti provinciali e individuare soluzioni calibrate sulle singole realtà».
Per quanto riguarda i «controlli di sicurezza», la direttiva richiama la «necessità di un approccio quanto mai prudente ed equilibrato», sottolineando che «in sede di Comitato potrà valutarsi per gli istituti scolastici che presentino profili di criticità – come nel caso di comportamenti violenti all’esterno degli stessi, spaccio di stupefacenti, segnalati e reiterati atti di bullismo –, secondo un livello di intervento crescente, la loro temporanea inclusione nei Piani di controllo coordinato del territorio e l’attivazione di controlli mirati. Nelle situazioni più gravi, previe intese e su richiesta dei Dirigenti scolastici interessati, nel rispetto della normativa vigente e dei diritti fondamentali delle persone - prosegue il testo congiunto Interno-Mim - potrà essere disposto l’impiego di strumenti di controllo agli accessi degli edifici, incluso il ricorso a dispositivi manuali di rilevazione di oggetti metallici, qualora ritenuto necessario per prevenire il possesso o l’introduzione di armi».
Queste azioni, conclude la direttiva, «dovranno essere accompagnate da un sistema strutturato di monitoraggio che, in prospettiva, consentirà di verificare le ricadute delle stesse, valutandone l’impatto concreto e la rispondenza alle esigenze rilevate sul territorio. Tale attività di osservazione permetterà, inoltre, di riconoscere tempestivamente eventuali criticità, sovrapposizioni o lacune negli interventi, nonché di valorizzare le buone pratiche emerse a livello locale».

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