Leone XIV: «Il deposito della Parola di Dio è nelle nostre mani, dobbiamo custodirlo nella sua integrità»
La catechesi del Papa sulla Dei Verbum. Nei saluti ai pellegrini il ricordo della memoria di oggi, san Tommaso d'Aquino, e della giornata di ieri, per le vittime dell'Olocausto: «Che l'orrore del genocidio non si abbatta più su alcun popolo»

«La sacra Scrittura e la sacra Tradizione sono strettamente congiunte e comunicanti tra loro. Poiché ambedue scaturiscono dalla stessa divina sorgente, esse formano in certo qual modo un tutto e tendono allo stesso fine». Questo passo della Dei Verbum ha fatto da guida alla meditazione del Papa di stamattina, inserita nel nuovo ciclo di catechesi durante le udienze generali del mercoledì dedicato a "Il Concilio Vaticano II attraverso i suoi documenti".
Leone XIV ha usato come incipit e sfondo del suo argomentare due scene evangeliche, quella in cui Gesù si rivolge ai discepoli nel Cenacolo con queste parole, secondo il Vangelo di Giovanni: «Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto»; e la scena narrata dall'evangelista Matteo, quando il Signore risorto si mostra sulle colline della Galilea sempre ai discepoli e dà loro una consegna: «Andate e fate discepoli tutti i popoli […] insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato».
«La Tradizione ecclesiale si dirama lungo il percorso della storia attraverso la Chiesa che custodisce, interpreta, incarna la Parola di Dio» ha detto il Ponterfice, «Il Catechismo della Chiesa Cattolica rimanda, a questo proposito, a un motto dei Padri della Chiesa: “La Sacra Scrittura è scritta nel cuore della Chiesa prima che su strumenti materiali”, cioè nel testo sacro».
«Sulla scia delle parole di Cristo che abbiamo sopra citato – ha continuato papa Prevost – il Concilio afferma [nella Dei Verbum ndr] che “la Tradizione di origine apostolica progredisce nella Chiesa con l’assistenza dello Spirito Santo” . Questo avviene con la comprensione piena mediante “la riflessione e lo studio dei credenti”, attraverso l’esperienza che nasce da “una più profonda intelligenza delle cose spirituali” e, soprattutto, con la predicazione dei successori degli apostoli che hanno ricevuto «un carisma sicuro di verità”. In sintesi, “la Chiesa nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto, perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa crede” ».
Il Pontefice ha ricordato una espressione di san Gregorio Magno: «La Sacra Scrittura cresce con coloro che la leggono». E poi sant’Agostino, secondo cui «uno solo è il discorso di Dio che si sviluppa in tutta la Scrittura e uno solo è il Verbo che risuona sulla bocca di tanti santi».
«La Parola di Dio, dunque, non è fossilizzata ma è una realtà vivente e organica che si sviluppa e cresce nella Tradizione» ha commentato Leone XIV, «quest’ultima, grazie allo Spirito Santo, la comprende nella ricchezza della sua verità e la incarna nelle coordinate mutevoli della storia. Suggestivo, in questa linea, è quanto proponeva il santo Dottore della Chiesa John Henry Newman, nella sua opera dal titolo Lo sviluppo della dottrina cristiana. Egli affermava che il cristianesimo, sia come esperienza comunitaria, sia come dottrina, è una realtà dinamica, nel modo indicato da Gesù stesso con le parabole del seme: una realtà viva che si sviluppa grazie a una forza vitale interiore».
Il Pontefice ha concluso così la sua catechesi: «L’apostolo Paolo, esorta più volte il suo discepolo e collaboratore Timoteo: “O Timoteo, custodisci il deposito che ti è stato affidato”. La Costituzione dogmatica Dei Verbum riecheggia questo testo paolino là dove dice: “La sacra Tradizione e la sacra Scrittura costituiscono un solo deposito della Parola di Dio affidato alla Chiesa”, interpretato dal “magistero vivo della Chiesa la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo”. “Deposito” è un termine che, nella sua matrice originaria, è di natura giuridica e impone al depositario il dovere di conservare il contenuto, che in questo caso è la fede, e di trasmetterlo intatto. Il “deposito” della Parola di Dio è anche oggi nelle mani della Chiesa e noi tutti, nei diversi ministeri ecclesiali, dobbiamo continuare a custodirlo nella sua integrità, come una stella polare per il nostro cammino nella complessità della storia e dell’esistenza. In conclusione, carissimi, ascoltiamo ancora la Dei Verbum, che esalta l’intreccio tra la Sacra Scrittura e la Tradizione: esse – afferma – sono talmente connesse e congiunte tra loro da non poter sussistere indipendentemente, e insieme, secondo il proprio modo, sotto l’azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime»
San Tommaso d'Aquino, la giornata della memoria dell'Olocausto e le vittime in Mozambico
Salutando i pellegrini di diverse lingue Leone XIV ha ricordato che «san Tommaso d’Aquino, Dottore della Chiesa, di cui oggi celebriamo la memoria, ci guidi nella comprensione delle Scritture, che egli ha commentato con tanta sapienza, affinché possiamo capire quanto Dio ci ama e desidera la nostra salvezza». Rivolgendosi ai pellegrini di lingua portoghese ha detto: «Il mio pensiero va soprattutto all’amato popolo del Mozambico colpito da devastanti inondazioni. Mentre prego per le vittime, esprimo la mia vicinanza agli sfollati e a tutti quelli che offrono loro il sostegno». E prima di salutare i pellegrini ha aggiunto: « Ieri ricorreva la giornata internazionale di commemorazione in memoria delle vittime dell'Olocausto, che ha dato la morte a milioni di ebrei e a numerose altre persone. In questa annuale occasione di doloroso ricordo, chiedo all'Onnipotente il dono di un mondo senza più antisemitismo e senza più pregiudizio, oppressione e persecuzione per alcuna creatura umana. Rinnovo il mio appello alla comunità delle nazioni affinché sia sempre vigilante, così che l'orrore del genocidio non si abbatta più su alcun popolo, e si costruisca una società fondata sul rispetto reciproco e sul bene comune».
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